Home Daynews24Perché l’usato certificato è diventato il vero protagonista

Perché l’usato certificato è diventato il vero protagonista

Il rapporto tra auto nuove e usate si inverte: ecco le conseguenze economiche per i concessionari e per i clienti

by Davide Cannata
auto usata ph pixabay

L’attuale scenario del comparto automobilistico nazionale è plasmato da una serie di criticità che vanno dalle tensioni geopolitiche all’incremento del costo delle materie prime e del denaro. Secondo Tommaso Carboni, Country Director di bee2link group Italia, per comprendere la situazione odierna è necessario analizzare l’evoluzione dell’ultimo decennio. Se nel periodo pre-pandemico si registrava una sovrapproduzione sistematica che comprimeva i valori dell’usato, il blocco delle catene di fornitura, aggravato dall’interruzione della produzione di cablaggi elettrici in Ucraina, ha ribaltato gli equilibri. La scarsità di veicoli nuovi ha dirottato gli acquirenti verso la seconda mano, mentre i prezzi del nuovo sono lievitati sensibilmente: un’auto che dieci anni fa costava diecimila euro oggi può arrivare a valere il doppio. In questo quadro, la domanda resta prudente, frenata da listini elevati e da un mercato che non ha ancora recuperato pienamente i volumi precedenti alla crisi.

I numeri del 2026 e la centralità dell’usato

Nonostante le difficoltà strutturali, i primi mesi del 2026 mostrano segnali di ripresa legati alle consegne dei veicoli elettrici incentivati dai bonus statali. A gennaio si sono registrate quasi 142 mila immatricolazioni, con un incremento del 6,2% rispetto all’anno precedente, mentre a febbraio il dato è salito a 157.334 unità, segnando un +14%. Tuttavia, i dati UNRAE ricordano che il 2025 si è fermato a 1,5 milioni di vetture, un valore inferiore di oltre il 20% rispetto ai livelli del 2019. Parallelamente, i dati ACI evidenziano come i passaggi di proprietà nel 2025 abbiano raggiunto i 3,1 milioni, stabilendo un rapporto di due auto usate per ogni nuova immatricolazione. L’Osservatorio Findomestic quantifica la potenza economica di questo settore: il mercato dell’usato vale circa 24,4 miliardi di euro, superando di quasi 8 miliardi quello del nuovo, fermo a 16,5 miliardi. In un Paese con un parco circolante di oltre 41 milioni di veicoli, la redditività media dei concessionari resta spesso sotto l’1% del fatturato, rendendo la gestione dell’usato il vero fulcro per costruire margine.

Strategie di gestione e innovazione tecnologica

Tre dinamiche fondamentali spiegano lo spostamento del baricentro verso l’usato: il rincaro del nuovo dovuto a dotazioni tecnologiche obbligatorie come i sistemi di assistenza alla guida e le motorizzazioni ibride, l’anzianità media del parco auto italiano di 13 anni e la maggiore consapevolezza digitale dei clienti. Tuttavia, l’auto di seconda mano richiede una gestione metodica per evitare che il capitale immobilizzato eroda i profitti. Il valore non nasce nella trattativa, ma nel processo di ricondizionamento, nelle verifiche meccaniche e nelle certificazioni che garantiscono trasparenza. Per le reti di distribuzione, la sfida principale è ottimizzare il time-to-market, riducendo i tempi morti tra il ritiro e la rivendita. In questo contesto, l’uso di infrastrutture tecnologiche e piattaforme SaaS, come quelle sviluppate da bee2link group Italia (parte del gruppo Cosmobilis), diventa essenziale. Strumenti di pricing dinamico e monitoraggio dello stock permettono di coordinare un ecosistema complesso dove convivono il mercato del nuovo, dell’usato, del post-vendita e dei servizi finanziari, garantendo la sostenibilità economica dell’intera filiera.

A cura della Redazione
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