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Come cambia il concetto di posto di lavoro ideale in Italia

Un'analisi approfondita rivela discrepanze inaspettate tra il prestigio dei brand italiani e la reale qualità della vita lavorativa all'interno delle organizzazioni

by Davide Cannata
Best Workplaces ph Pixabay

Il comparto dell’abbigliamento rappresenta una delle punte di diamante del Made in Italy, con un volume d’affari che supera i 90 miliardi di euro e incide per circa il 5% sul Prodotto Interno Lordo nazionale. Nonostante l’importanza di questo settore, che viene celebrato il 15 aprile nella Giornata nazionale dedicata alle eccellenze italiane, emerge un dato allarmante relativo alla qualità del lavoro. Secondo l’indagine Best Workplaces Italia 2026, tra le 75 imprese premiate per il miglior clima aziendale figura soltanto un’azienda appartenente alla moda. Questa situazione evidenzia come, mentre molte società italiane stiano puntando su una cultura della fiducia e sul benessere diffuso, il fashion resti indietro nell’innovazione organizzativa. “Nelle aziende del settore fashion prevale ancora una percezione frammentata e impersonale dell’esperienza lavorativa dei collaboratori” afferma Alessandro Zollo, amministratore delegato di Great Place to Work Italia.

alessandro zollo ceo great place to work italia ph press

Alessandro Zollo CEO Great Place to Work Italia ph Press

Il divario tra peso economico e qualità dell’ambiente lavorativo

Sebbene la manifattura italiana conti circa 461mila addetti, come riportato da Confartigianato Imprese su rilevazioni Eurostat, la moda fatica a costruire contesti lavorativi d’eccellenza. Il settore appare in forte ritardo rispetto ad ambiti più dinamici come le biotecnologie, il settore farmaceutico, l’informatica e i servizi finanziari. I dati raccolti da Great Place to Work Italia, basati sulle opinioni di oltre 210mila dipendenti in 415 organizzazioni, confermano che la cultura organizzativa è raramente una priorità per i grandi marchi. In questo panorama spicca il caso di Kiabi, azienda fondata nel 1978 e nota per aver reso accessibile il prêt-à-porter. Questa realtà si è posizionata al 7° posto nella categoria riservata alle aziende con un numero di collaboratori compreso tra 500 e 999. Secondo Alessandro Zollo, si tratta di un esempio quasi isolato in cui l’ascolto attivo e l’inclusione si fondono con le strategie di business, mettendo al centro la relazione umana e la partecipazione interna.

L’impatto dei parametri di benessere sui risultati finanziari

Investire nel benessere organizzativo non è solo un atto etico, ma un motore fondamentale per il successo commerciale. Le statistiche che saranno contenute nel report Great Insights 2026 mostrano una correlazione netta: le aziende certificate mantengono una retention superiore all’86%, mentre le realtà meno attente ai propri dipendenti si fermano al 66%. Esiste inoltre un legame diretto tra il Trust Index, ovvero l’indice di fiducia interna, e la prosperità economica. I migliori luoghi di lavoro in Italia hanno registrato un incremento medio del fatturato del 20% rispetto all’anno precedente. Questo valore è impressionante se paragonato al modesto +1% segnalato dall’indice Istat per il settore industria e servizi nello stesso periodo. “L’impatto è tangibile, misurabile e strategicamente rilevante. Il nostro studio mostra una correlazione diretta tra il Trust Index, l’indicatore che misura la fiducia interna, e la crescita del fatturato aziendale” ribadisce Alessandro Zollo.

Cinque vantaggi competitivi legati alla cultura aziendale

Ignorare l’employee experience significa perdere terreno in un mercato sempre più competitivo. Adottare modelli di gestione orientati al benessere e ottenere certificazioni come quella di Great Place to Work garantisce benefici concreti su più livelli:

  1. Contenimento dei costi di turnover: valorizzare l’ambiente di lavoro permette di trattenere i talenti, eliminando le spese ingenti legate alla ricerca, alla selezione e all’addestramento continuo di nuovi assunti.
  2. Trasformazione dei dipendenti in ambasciatori: chi opera in un contesto meritocratico e sano sviluppa un forte senso di appartenenza. Nel mondo della moda, dove l’immagine è tutto, un collaboratore orgoglioso diventa il primo promotore dell’azienda.
  3. Capacità di attrarre nuove eccellenze: per le nuove generazioni lo stipendio non è più l’unico driver. La flessibilità, l’equità e il work-life balance sono essenziali per convincere i profili più brillanti a scegliere un brand.
  4. Sviluppo della creatività: l’innovazione richiede un clima di fiducia reciproca dove l’errore sia visto come un’occasione di crescita. Uno stress ridotto e l’ascolto attivo sono la base per processi creativi efficienti.
  5. Ritorno economico misurabile: porre le persone al centro non è un esercizio di stile delle risorse umane, ma una leva finanziaria potente che accelera i risultati di business complessivi.

A cura della Redazione
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