La Giornata Mondiale della Terra ha riportato al centro dell’attenzione internazionale una questione sempre più urgente: il contenimento delle emissioni climalteranti prodotte dal sistema agroalimentare. I dati più recenti diffusi da FAO evidenziano una crescita significativa: il comparto agroalimentare globale genera oggi circa 16,5 miliardi di tonnellate di CO₂, con un incremento del 21% rispetto ai livelli del 2001. Questo valore rappresenta il 32% delle emissioni complessive prodotte dalle attività umane.
All’interno di questo scenario complesso, il settore zootecnico emerge come il principale responsabile singolo, con emissioni pari a 4,3 gigatonnellate di CO₂ equivalente. Questo dato supera persino l’impatto della deforestazione e quello combinato di trasporti, imballaggi e distribuzione. Una situazione che richiede interventi mirati, concreti e immediatamente applicabili.
Il peso degli allevamenti e la necessità di cambiare approccio
Gli allevamenti incidono profondamente sull’ambiente lungo tutta la filiera produttiva. In particolare, la produzione di mangimi tradizionali richiede l’utilizzo di materie prime vergini, con un conseguente aumento delle emissioni e una forte pressione sulle risorse naturali.
Il modello sviluppato da Regardia introduce un cambio di paradigma significativo. L’azienda recupera eccedenze alimentari, prodotti fuori standard e surplus di lavorazione, trasformandoli in nuove risorse destinate alla mangimistica. Questo sistema consente di ridurre in modo sostanziale l’impatto ambientale.
Secondo Paolo Fabbricatore, CEO del gruppo, “le emissioni del settore zootecnico non si combattono solo intervenendo sugli allevamenti, ma ripensando l’intera catena degli input produttivi”.
In questa prospettiva, la mangimistica circolare riduce le emissioni fino all’80%, sostituendo materie prime vergini con risorse già disponibili e valorizzabili.
I benefici concreti della mangimistica circolare
Questo approccio innovativo permette di recuperare ogni anno oltre 180.000 tonnellate di surplus alimentare, evitando sprechi e limitando l’uso di risorse ad alto impatto ambientale. Inoltre, accorcia la filiera produttiva, riduce le emissioni legate alla produzione e alleggerisce la pressione sugli ecosistemi.
In Italia, dove il comparto zootecnico mantiene un ruolo strategico con milioni di capi allevati tra bovini, suini e pollame, questa soluzione si dimostra efficace, scalabile e supportata da analisi LCA che ne confermano i benefici su emissioni, suolo e consumo idrico.
Le otto innovazioni che stanno trasformando il settore
Gli esperti individuano otto direttrici fondamentali di innovazione per rendere il settore zootecnico più sostenibile ed efficiente:
- Mangimistica circolare: recupero e valorizzazione di sottoprodotti alimentari per ridurre drasticamente le emissioni legate ai mangimi
- Additivi per mangimi: utilizzo di sostanze specifiche, come fitomolecole, per diminuire le emissioni di metano nei ruminanti
- Alimentazione di precisione: sistemi avanzati che regolano in tempo reale la dieta animale, limitando sprechi e eccessi nutrizionali
- Digestione anaerobica e biogas: conversione dei reflui zootecnici in energia rinnovabile e fertilizzanti naturali
- Recupero di azoto e fosforo: tecnologie che permettono di reinserire nutrienti preziosi nel ciclo produttivo
- Sensori IoT nelle stalle: monitoraggio costante di salute animale, emissioni e consumi per migliorare le performance ambientali
- Selezione genetica sostenibile: sviluppo di animali più efficienti nella conversione del cibo e meno impattanti sul piano emissivo
- Proteine alternative nei mangimi: impiego di farine derivate da insetti o lieviti per ridurre la dipendenza da materie prime tradizionali come la soia
Verso una filiera più efficiente e sostenibile
Il settore zootecnico affronta una trasformazione profonda che coinvolge ogni fase della produzione. Le nuove soluzioni non si limitano a ridurre le emissioni, ma migliorano anche l’efficienza economica e la gestione delle risorse.
La sostenibilità non rappresenta più un’opzione, ma una necessità concreta e immediata, capace di coniugare innovazione, competitività e responsabilità ambientale lungo tutta la filiera agroalimentare.
A cura di Nora Taylor
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