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Gestione delle risorse: i nuovi dati macroeconomici europei

Uno sguardo dettagliato sulle performance ambientali del Paese e sui fattori macroeconomici che ne condizionano lo sviluppo a lungo termine

by Davide Cannata
ph web riciclo rifiuti

L’Italia si distingue come assoluta protagonista della sostenibilità industriale in Europa, con una capacità di recupero dei materiali che non trova paragoni nel continente. Stando al rapporto sull’economia circolare presentato a Roma nel 2026, il nostro paese ha raggiunto una quota di circolarità dei materiali pari al 65%, collocandosi in una posizione di netto vantaggio rispetto alle altre grandi economie della zona euro, ancora impegnate a inseguire traguardi che l’industria italiana ha già ampiamente superato.

Un primato che distacca tutta l’Europa

I dati parlano chiaro e lasciano poco spazio all’interpretazione: l’Italia ricicla l’85,6% dei rifiuti gestiti, un risultato che mette in ombra le performance di nazioni storicamente considerate modelli di efficienza ambientale. La Francia si ferma al 54,7%, la Germania non supera il 52,33% e la Spagna si attesta a un più contenuto 41,2%. Il divario si riflette anche sulla produttività delle risorse: ogni chilo di materiale genera in Italia 4,7 euro di valore, contro una media europea di appena 3 euro. Particolarmente significativo è il risultato nel settore degli imballaggi, dove il tasso di riciclo ha raggiunto il 76,7% nel 2024, quasi dieci punti percentuali oltre la media continentale del 67,5%.

La dipendenza estera: il tallone d’Achille del sistema

A incrinare questo quadro virtuoso è una vulnerabilità strutturale difficile da ignorare: la scarsità di giacimenti naturali sul territorio nazionale obbliga le imprese a rifornirsi all’estero con costi sempre più gravosi. Lo scorso anno la spesa per le importazioni di materiali ha sfiorato i 600 miliardi di euro, segnando un incremento del 23,3% rispetto al 2021. A pesare maggiormente è il comparto dei metalli, il cui prezzo è salito del 18% in un solo anno e che oggi rappresenta il 40% dell’intero volume delle importazioni nazionali, erodendo in modo significativo i margini delle filiere manifatturiere italiane.

La sfida del prossimo decennio

Il paradosso è evidente: l’Italia eccelle nel recupero e nella rigenerazione dei materiali, ma continua a dipendere dall’estero per l’approvvigionamento delle materie prime. Senza una strategia integrata che affianchi al primato del riciclo una maggiore autonomia estrattiva urbana, i vantaggi competitivi rischiano di essere vanificati dai costi logistici e commerciali. La vera sfida del prossimo decennio sarà quella di trasformare questa leadership tecnologica in indipendenza energetica e mineraria, così da tutelare il valore aggiunto del Made in Italy e permettere al paese di beneficiare pienamente di un’eccellenza ambientale che il resto d’Europa fatica ancora a raggiungere.

A cura di Viola Bianchi

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