Una notizia che riapre una ferita mai rimarginata
Il nome di Alex Schwazer torna ancora una volta al centro delle cronache sportive. Il marciatore altoatesino, campione olimpico della 50 chilometri ai Giochi di Pechino 2008, ha comunicato in conferenza stampa di aver ricevuto la notizia di una nuova positività all’EPO in seguito ai controlli effettuati dopo una gara disputata in Germania lo scorso aprile. La vicenda ha provocato un profondo sconforto nell’atleta, che a 41 anni ha scelto di non affrontare un’altra lunga battaglia giudiziaria.
La NADA, l’agenzia antidoping tedesca, ha disposto una sospensione temporanea e ha avviato il procedimento previsto dai regolamenti internazionali. Secondo quanto emerso, i controlli avrebbero individuato tracce di eritropoietina sia nelle urine sia nel sangue dell’ex marciatore azzurro. La notizia ha riportato alla memoria i precedenti casi che hanno segnato la carriera del campione altoatesino.
Le parole di Alex Schwazer: la stanchezza supera tutto
Davanti ai giornalisti, Alex Schwazer ha ribadito con forza la propria posizione. «Sono totalmente innocente, non ho assunto EPO e non ho preso sostanze vietate», ha dichiarato l’ex campione, spiegando però di non voler più affrontare anni di ricorsi, perizie e processi.
Il marciatore ha spiegato di aver raggiunto il limite della sopportazione psicologica. Dopo le vicende seguite alle Olimpiadi di Rio e i lunghi procedimenti affrontati negli anni successivi, ha deciso di mettere al primo posto la famiglia e la vita costruita lontano dalle competizioni. «Non ho più la forza di difendermi, è troppo importante la mia vita», ha affermato.
L’ex atleta ha anche sottolineato di non voler più trascorrere notti intere tra documenti e strategie legali. La serenità personale e quella della sua famiglia rappresentano oggi la priorità assoluta. Per questo motivo ha annunciato che non intraprenderà nuove azioni difensive, salvo una precisa condizione legata alle controanalisi.
Il ruolo di Sandro Donati e la richiesta sulla terza provetta
Accanto a Alex Schwazer resta Sandro Donati, figura storica della lotta al doping e tecnico che lo accompagnò nel percorso di rientro dopo la prima squalifica. Durante la conferenza stampa, i legali dell’ex marciatore hanno spiegato che esiste una terza provetta contenente un residuo di urina conservato proprio da Donati.
La difesa chiede che gli esperti analizzino anche questo campione insieme alle tradizionali controanalisi. In caso contrario, l’entourage dell’atleta non intende procedere oltre. Secondo gli avvocati, l’esame di quel materiale rappresenterebbe una condizione indispensabile per cercare la verità.
«Se vogliono davvero la verità, devono analizzare anche quella provetta», hanno spiegato i legali, convinti che proprio da quel campione possano arrivare elementi utili per chiarire la vicenda.
«Lo sport è bello, ma non ho più fiducia nel sistema»
Nel corso dell’incontro con la stampa, Alex Schwazer ha voluto precisare che la sua amarezza non riguarda lo sport in sé. L’ex campione ha ricordato con affetto la carriera e le emozioni vissute nel corso degli anni, ma ha espresso una profonda sfiducia nei confronti del sistema che ruota attorno ai controlli antidoping.
«Lo sport è stato una parte bellissima della mia vita, ma non ho più fiducia nel sistema», ha dichiarato. Le sofferenze accumulate negli anni successivi al caso del 2016 hanno lasciato un segno profondo, fino a spingerlo a una scelta drastica. Oggi, da uomo, marito e padre, preferisce proteggere la propria vita personale piuttosto che affrontare un nuovo scontro giudiziario.
La nuova vicenda rischia di rappresentare l’ultimo capitolo della carriera di uno degli atleti italiani più discussi degli ultimi decenni. Mentre il procedimento segue il suo corso, Alex Schwazer ha già chiarito quale strada intende percorrere: quella della serenità personale, lontano dalle aule dei tribunali e dalle battaglie che hanno accompagnato gran parte della sua vita sportiva.
A cura di Nora Taylor
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