Il progetto dell’euro digitale compie un passo fondamentale e apre una nuova fase nel processo di modernizzazione dei pagamenti all’interno dell’Unione europea. Dopo l’approvazione della posizione negoziale da parte del Parlamento europeo, iniziano ufficialmente i lavori del trilogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea. Le istituzioni comunitarie vogliono raggiungere un accordo definitivo sul regolamento entro la fine del 2026, così da consentire alla Banca centrale europea di valutare l’emissione della nuova moneta digitale ufficiale. Anche dopo il completamento dell’iter normativo, servirà un periodo di preparazione tecnica di almeno due anni per sviluppare l’infrastruttura, verificare tutti i sistemi e predisporre i servizi necessari prima dell’effettivo utilizzo da parte dei cittadini.
Nel 2027 prenderà il via una lunga fase di sperimentazione
Prima della distribuzione su larga scala, prevista non prima del 2029, l’euro digitale dovrà affrontare una fase di test particolarmente approfondita. La Banca centrale europea intende avviare la sperimentazione nella seconda metà del 2027, con ogni probabilità nel mese di settembre. Il programma durerà dodici mesi e permetterà di verificare il comportamento della nuova infrastruttura tecnologica in un ambiente controllato. Durante questo periodo gli esperti raccoglieranno osservazioni, suggerimenti e dati operativi per individuare eventuali criticità e introdurre tutti i miglioramenti necessari prima del lancio definitivo.
La sperimentazione non coinvolgerà subito i cittadini. La Banca centrale europea selezionerà infatti, su base volontaria, tra 5.000 e 10.000 dipendenti della stessa banca centrale e delle banche centrali nazionali appartenenti ai 21 Paesi dell’area euro. I partecipanti utilizzeranno uno speciale portafoglio elettronico sperimentale per effettuare acquisti reali nei negozi fisici, sui siti di commercio elettronico e per trasferire denaro tra privati sfruttando sistemi semplici come il numero di telefono associato al portafoglio digitale. Anche un gruppo composto da circa 15-25 commercianti prenderà parte al progetto per verificare il corretto funzionamento dei pagamenti nelle attività commerciali.
Gli istituti di credito italiani puntano a partecipare
Le banche e i prestatori di servizi di pagamento avranno un ruolo centrale nello svolgimento della sperimentazione. La Banca centrale europea ha ricevuto oltre cinquanta candidature da parte degli operatori interessati a partecipare al progetto pilota, un numero superiore alle previsioni iniziali. Per questa ragione l’Eurosistema valuta l’ampliamento della platea fino a circa quaranta soggetti. Tra le richieste figurano sette candidature provenienti dall’Italia: Intesa Sanpaolo, insieme a Isybank, UniCredit, Monte dei Paschi di Siena, Iccrea, Banca Sella, Nexi e Numia. Secondo l’orientamento emerso durante le prime valutazioni, tutte le candidature italiane potrebbero ottenere il via libera. Gli operatori selezionati aggiorneranno i propri sistemi informatici, offriranno assistenza agli utenti coinvolti nella sperimentazione e collaboreranno con la piattaforma centrale Digital Euro Service Platform, che coordinerà l’intera infrastruttura tecnica.
Pagamenti immediati anche senza una connessione Internet
Tra le caratteristiche più innovative del progetto spicca la funzione offline, pensata per rendere l’euro digitale il più possibile simile al denaro contante. Due persone potranno infatti trasferire denaro semplicemente avvicinando i rispettivi smartphone, senza utilizzare una connessione Internet e senza dipendere dalla disponibilità della rete. L’operazione avverrà in modo immediato direttamente tra i dispositivi, garantendo continuità ai pagamenti anche in caso di temporanei problemi di connessione o di indisponibilità delle reti telematiche.
Il progetto introduce anche alcune misure per evitare che il nuovo strumento diventi un’alternativa ai depositi bancari tradizionali. L’euro digitale non riconoscerà interessi sulle somme detenute e ogni portafoglio elettronico potrà contenere soltanto un importo massimo stabilito dalle future regole europee. Questa soluzione punta a mantenere l’equilibrio del sistema finanziario e a preservare il ruolo delle banche nella raccolta dei depositi.
Privacy, controlli e servizi gratuiti per i cittadini
Uno dei temi più delicati riguarda il rapporto tra tutela della riservatezza e obblighi di controllo previsti dalle normative europee contro il riciclaggio di denaro. Il futuro regolamento dovrà individuare un punto di equilibrio tra queste esigenze, introducendo anche limiti alle operazioni consecutive effettuate in modalità offline. L’obiettivo consiste nel garantire elevati livelli di sicurezza senza compromettere la semplicità e la rapidità dei pagamenti.
I cittadini potranno utilizzare gratuitamente le funzioni essenziali dell’euro digitale. L’apertura del portafoglio elettronico, la gestione dell’account e i trasferimenti di denaro non comporteranno alcun costo. I commercianti, invece, avranno l’obbligo generale di accettare il nuovo sistema di pagamento e sosterranno commissioni contenute, definite dal regolamento europeo. La Banca centrale europea punta ad aumentare la concorrenza nel settore dei pagamenti digitali e a favorire una riduzione delle commissioni applicate dai principali circuiti privati.
L’euro digitale affiancherà il contante senza sostituirlo
L’introduzione dell’euro digitale non comporterà la scomparsa delle banconote e delle monete. Il nuovo strumento rappresenterà infatti una soluzione aggiuntiva che convivrà con il contante e con gli attuali metodi di pagamento elettronico. Inoltre il suo valore rimarrà stabile perché dipenderà direttamente dalla moneta ufficiale emessa dalla Banca centrale europea, senza subire le oscillazioni tipiche delle criptovalute.
Dietro il progetto emerge anche una chiara strategia economica e geopolitica. L’Unione europea vuole rafforzare la propria autonomia nei sistemi di pagamento digitali e ridurre la dipendenza dalle grandi reti internazionali. Attualmente circa due terzi delle transazioni effettuate con carta nell’area europea passano attraverso circuiti gestiti da operatori extraeuropei e ben quindici dei ventuno Paesi dell’eurozona non possiedono un circuito nazionale per i pagamenti nei negozi. L’euro digitale punta quindi a rafforzare l’indipendenza tecnologica europea, ad aumentare la resilienza dell’intero sistema finanziario e a garantire continuità operativa anche in caso di eventuali crisi che coinvolgano le infrastrutture internazionali.
A cura di Nora Taylor
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