Gli standard di sicurezza delle strutture natatorie italiane stanno per subire una profonda revisione normativa. Sulla scia dei drammatici eventi che nelle ultime settimane hanno coinvolto bambini e ragazzi, la Camera ha approvato quasi all’unanimità un emendamento al decreto Sport. Il provvedimento introduce controlli più rigidi e dispone la necessaria regolazione dei sistemi di aspirazione per scongiurare il pericolo dell’effetto ventosa, considerato una delle insidie principali negli incidenti degli ultimi anni. La misura riguarda le piscine pubbliche, quelle private aperte al pubblico e gli impianti a uso collettivo.
Le nuove disposizioni mettono al centro dell’attenzione elementi tecnici chiave quali bocchettoni, griglie di fondo e sistemi di ricircolo dell’acqua, che dovranno conformarsi a requisiti idonei a prevenire pericolosi fenomeni di suzione. Per i complessi non a norma è stabilita la chiusura immediata fino al completo adeguamento, mentre per supportare le opere necessarie negli impianti pubblici è stato creato un fondo speciale da 4,7 milioni di euro destinato al 2026.
I drammatici fatti di cronaca e il parere dei tecnici
Questo intervento legislativo arriva a seguito di una scia di dolorosi episodi che hanno fortemente impressionato l’opinione pubblica. Tra i casi principali si ricorda la scomparsa della bambina di undici anni rimasta incastrata con i capelli nel sistema di aspirazione di una vasca, oltre ad altri accadimenti che hanno riacceso i riflettori su una minaccia spesso sottovalutata.
Sulla questione si sono espressi gli esperti, spiegando come le carenze strutturali possano rivelarsi fatali: “quando le griglie di protezione sono assenti, danneggiate o non conformi, la forza esercitata dall’impianto può diventare tale da impedire alla persona coinvolta di liberarsi autonomamente”.
Il dibattito in Parlamento e la priorità agli interventi strutturali
In ambito politico, il testo ha registrato un’ampia intesa d’aula, pur non mancando i rilievi delle opposizioni, le quali hanno contestato la tardività del provvedimento sollecitando una disciplina ancora più puntuale riguardo a controlli e responsabilità. Durante l’iter di discussione è stato d’altra parte depennato l’emendamento che intendeva stabilire l’obbligo della cuffia per i minori di sedici anni, indirizzando ogni sforzo unicamente sugli aspetti strutturali della tutela dei bagnanti.
L’orientamento espresso dal Parlamento trasmette un messaggio inequivocabile: “la prevenzione non può più essere affidata soltanto alla prudenza dei gestori o alla vigilanza delle famiglie”. La qualità e la sicurezza delle strutture diventano così un requisito imprescindible, affinché la permanenza in piscina rimanga un’occasione di divertimento e non si trasformi in tragedie che nessuna legge potrà mai cancellare, ma che norme più severe possono concretamente prevenire.
A cura della redazione
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