Un intervento medico senza precedenti è stato portato a termine a Torino, presso il presidio delle Molinette dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino. Per la prima volta al mondo, un’inedita operazione di trapianto della superficie oculare e cornea avanzata ha consentito a una paziente, rimasta non vedente per oltre quattro anni, di riacquistare la vista. Questo successo chirurgico rappresenta una pietra miliare nella storia dell’oftalmologia mondiale, offrendo nuove concrete possibilità a migliaia di persone colpite da forme di cecità bilaterale completa ritenute finora non trattabili.
Un percorso segnato dall’oscurità e la svolta all’Ospedale Molinette
La vicenda riguarda una donna la cui esistenza è stata stravolta quattro anni fa a causa di un’incisiva e progressiva patologia della superficie oculare. Tale condizione aveva distrutto integralmente le strutture trasparenti dell’occhio, trascinandola in una cecità bilaterale completa. Dopo numerose consulenze specialistiche, trattamenti e tentativi privi di esito favorevole, le speranze erano ridotte al lumicino. La profonda compromissione dei tessuti e l’assenza di cellule staminali idonee a rigenerare la cornea rendevano impraticabili i classici trattamenti come la cheratoplastica standard, destinati all’insuccesso in assenza di un adeguato supporto di tessuto. La situazione si è sbloccata grazie all’intervento dell’équipe della Clinica Oculistica universitaria dell’Ospedale Molinette, che ha ideato e pianificato un protocollo chirurgico su misura, mai sperimentato in ambito internazionale.
Le fasi dell’intervento chirurgico e la commozione al risveglio

Autotrapianto della macula e del segmento anteriore ph Uff.stampa Molinette
L’operazione, protrattasi per diverse ore con una precisione microscopica straordinaria, ha impiegato una metodologia del tutto innovativa per ricostruire la superficie oculare. Rispetto alle procedure convenzionali di cheratoplastica, il percorso operativo si è articolato in differenti fasi di elevata delicatezza. Inizialmente, i medici hanno effettuato la bonifica e la preparazione della superficie oculare della paziente, fortemente alterata da fibrosi e da una vascolarizzazione anomala. Successivamente, si è proceduto all’innesto di un complesso tissutale ad alta complessità, comprensivo del lembo corneale trasparente, della zona limbica (essenziale poiché ricca di cellule staminali) e di porzioni di supporto sclerale ed epiteliale lavorate mediante avanzatissime tecniche biomediche. Infine, i chirurghi hanno realizzato la micro-ricostruzione dei margini e dei vasi sanguigni, indispensabile per favorire l’attecchimento biologico, garantire il nutrimento dei tessuti e scongiurare il rigetto immunitario. Questo approccio integrato ha ripristinato sia la trasparenza ottica, sia l’ecosistema biologico necessario per mantenere in salute la nuova cornea nel tempo.
Al momento di togliere le bende nel reparto di Oculistica, la commozione ha coinvolto medici, infermieri e congiunti. L’iniziale percezione delle forme e dei colori si è trasformata nella visione nitida dei volti, sciogliendo la tensione in un pianto liberatorio. La paziente, profondamente toccata dall’esito dei primi test visivi post-operatori che hanno certificato il felice recupero funzionale, ha dichiarato: «Non riesco ancora a crederci. Dopo quattro anni passati nell’oscurità totale, potrò finalmente tornare a vedere il volto dei miei cari, i dettagli della mia casa e riconquistare la mia autonomia quotidiana».
La rete dei trapianti a Torino e i nuovi orizzonti della medicina
L’Azienda Ospedaliero-Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino si ribadisce così una struttura sanitaria di primo piano a livello internazionale. La riuscita della procedura deriva dal lavoro corale tra l’équipe di Oculistica, i medici anestesisti, il personale infermieristico di sala operatoria e la Banca delle Cornee del Piemonte, il cui apporto si è rivelato determinante nel reperire, conservare e selezionare tessuti dotati di altissima compatibilità. La direzione ospedaliera e i vertici della Sanità piemontese hanno manifestato un forte orgoglio per il traguardo raggiunto, sottolineando il valore della sanità pubblica e l’abilità dei chirurghi italiani nel superare le frontiere della medicina contemporanea.
Attualmente la paziente sta affrontando il decorso post-operatorio sotto costante controllo clinico e approfondimenti diagnostici ad alta risoluzione, tra cui l’OCT della cornea e la microscopia endoteliale, utili a verificare la stabilità a lungo termine del tessuto trapiantato. Questa prima mondiale effettuata alle Molinette apre scenari terapeutici inediti e nuove strade di ricerca per le persone colpite da cecità dovuta a gravi traumi, ustioni chimiche o patologie autoimmuni della superficie oculare, le quali finora non disponevano di opzioni curative.
A cura della redazione
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