Nel comparto automobilistico cresce l’allarme per la presenza finanziaria cinese che si sta estendendo nei principali poli industriali del Vecchio Continente. A partire dalla metà degli anni Duemila, società orientali hanno acquisito partecipazioni strategiche in più di 130 aziende europee produttrici di componenti per auto, concentrandosi soprattutto nei distretti industriali di Germania e Francia.
Il presidente Xi Jinping sta seguendo una versione aggiornata del noto principio romano secondo cui, quando non è possibile sconfiggere i propri avversari storici, conviene stringere alleanze con loro. L’origine di questa politica di espansione risale alla direttiva statale Go Global, elaborata nel 1992 e inserita ufficialmente nel Decimo Piano Quinquennale, valido dal 2001 al 2005. Fu l’allora presidente Jiang Zemin a invitare le grandi imprese pubbliche cinesi ad aprire stabilimenti fuori dai confini nazionali, creando le condizioni per la leadership produttiva che Pechino detiene oggi a livello globale.
I dati più recenti sugli scambi commerciali mostrano l’ampiezza economica di un processo che desta preoccupazione tra i responsabili politici di Bruxelles. Nel 2025 il surplus commerciale cinese nei confronti dell’Unione Europea ha raggiunto il livello record di 360,6 miliardi di euro, con una crescita del 15% rispetto al 2024. Nei primi quattro mesi del 2026 l’avanzata è proseguita, con un incremento del surplus asiatico pari al 24%, fino a toccare quota 113 miliardi di dollari.
Dazi e acquisizioni nel settore automobilistico
Di fronte a numeri di questa portata, la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha giudicato la situazione del tutto insostenibile durante il vertice G7 di Evian. Il 2025 sarà ricordato come il primo anno in cui tutti i Paesi membri dell’Unione Europea hanno chiuso con un deficit commerciale bilaterale nei confronti di Pechino. Le prime operazioni di grande rilievo nel settore automobilistico risalgono alla metà degli anni Duemila, quando il gruppo Geely acquistò lo storico marchio svedese Volvo Cars per circa 1,8 miliardi di dollari.
Nel 2024 la Commissione Europea ha applicato dazi straordinari alle automobili elettriche cinesi importate, che si sono aggiunti alla tariffa ordinaria del 10%. La risposta delle imprese è stata rapida: per aggirare i controlli dell’Antitrust europeo, le società cinesi hanno realizzato acquisizioni mirate mantenendo il valore di ciascuna operazione al di sotto dei 100 milioni di euro.
Una mappatura societaria realizzata dall’agenzia Sayari mostra inoltre che quattro attività automobilistiche su cinque controllate in Germania fanno ricorso a intermediari offshore sofisticati oppure a holding locali costituite regolarmente.
Il progetto di espansione cinese segue un percorso coordinato composto da quattro fasi: la crescita graduale delle esportazioni dirette, l’acquisizione di partecipazioni in società locali, la creazione di joint venture strategiche e la realizzazione di impianti produttivi in Europa o in Paesi vicini come Serbia, Turchia e Marocco.
Il Made in EU come obiettivo industriale
Le rigide regole dell’Unione Europea sulle quote di componenti prodotti localmente hanno finito per favorire, anche se involontariamente, l’acquisto di aziende europee da parte dei grandi gruppi cinesi. In questo modo, Pechino può ottenere la ricercata certificazione produttiva Made in EU.
Oggi il comparto europeo della componentistica automobilistica dà lavoro a 1,7 milioni di persone. Tuttavia, la profonda crisi industriale ha già causato la perdita di oltre 100.000 posti di lavoro nell’ultimo biennio all’interno di gruppi storici come Bosch, Valeo e Forvia.
I manager delle aziende cinesi hanno rilevato fornitori specializzati in tecnologie avanzate, attivi nella produzione di guarnizioni per motori ad alte prestazioni, sensori per la guida autonoma e moduli evoluti per la connettività wireless. In questo quadro, anche alcune importanti case automobilistiche europee sostengono tali operazioni, spinte dalla necessità di contenere i costi di approvvigionamento. Un esempio è l’acquisizione della società tedesca Leoni AG da parte del gruppo Luxshare, conclusa per 525 milioni di euro.
A cura della redazione
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