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Consegna 86mila euro trovati in strada: ottiene 33mila euro

Dopo mesi di accertamenti e trattative con il legittimo erede del defunto proprietario, si chiude il giallo di Bologna: alla donna che ha salvato la fortuna va un equo premio di 33mila euro

by Davide Cannata
Mobili accatastati ph AI

Una vicenda singolare di senso civico e burocrazia si è svolta a Bologna, dove una cospicua somma di denaro è stata al centro di una storia di cronaca urbana conclusa tra i corridoi di Palazzo d’Accursio. Tutto ha avuto inizio il primo aprile del 2025, quando due donne che camminavano lungo una via della città emiliana hanno notato un vecchio mobile abbandonato sul ciglio della strada, lasciato tra i rifiuti ingombranti oppure in attesa di ritiro. Incuriosite dall’arredo o semplicemente desiderose di verificarne le condizioni, le passanti si sono imbattute in una sorpresa sconvolgente: celato nelle intercapedini del mobile vi era un vero e proprio tesoro formato da mazzette di banconote in contanti per un valore complessivo di 86mila euro. Di fronte a una cifra capace di trasformare la quotidianità di chiunque, le due cittadine non hanno pensato a intascare la somma per poi sparire, ma hanno optato per il completo rispetto delle normative vigenti. Una di loro si è recata di persona presso lo Sportello Oggetti Smarriti del Comune di Bologna per richiedere informazioni sulla procedura formale di consegna. Tuttavia, data la ricorrenza del calendario, l’impiegato e il personale municipale hanno reagito con marcato scetticismo, reputando che si trattasse di una goliardata o di un classico pesce d’aprile.

Gli accertamenti dei Carabinieri e le rivendicazioni legali

Ogni dubbio è stato chiarito pochi giorni più tardi, quando il 10 aprile 2025 è stata formalmente depositata una denuncia presso la stazione dei Carabinieri di Bologna Mazzini. Le verifiche condotte dalle forze dell’ordine hanno attestato la piena autenticità delle banconote e l’assenza di contesti criminali diretti. L’amministrazione comunale ha di conseguenza preso in custodia la somma e ha pubblicato l’avviso di ritrovamento sull’Albo Pretorio, avviando l’iter regolato dal Codice Civile in materia di cose ritrovate. Secondo quanto stabilito dalla legge, il Comune deve custodire i beni o le somme rinvenute per la durata di un anno intero, in modo da consentire al legittimo proprietario di farsi avanti. In questa fase di attesa è però scaturito un contenzioso formale: da una parte le scopritrici hanno preteso la tutela dei propri diritti per aver evitato una sicura perdita o distruzione della cifra; dall’altra si è presentato l’erede del defunto proprietario del mobile, affermando che quel contante costituiva i risparmi nascosti dal dante causa e doveva perciò rientrare nell’asse ereditario.

L’intesa stragiudiziale e la risoluzione della vicenda

Per risolvere le opposte pretese ed evitare una lunga controversia in tribunale, gli uffici di Palazzo d’Accursio hanno avviato un’istruttoria approfondita mirata a determinare la spettanza di quelle migliaia di euro. La svolta determinante si è registrata il 30 luglio 2026, momento in cui i soggetti coinvolti sono giunti a un accordo privato stragiudiziale, poi notificato ufficialmente al Comune. L’intesa ha stabilito una spartizione concordata della somma: 33mila euro sono stati attribuiti a una delle due donne che avevano effettuato il rinvenimento e avviato le pratiche, a titolo di premio ed equo riconoscimento per il fondamentale gesto di onestà, mentre la quota restante è stata restituita all’erede legittimo. Con la pubblicazione dell’atto sull’Albo Pretorio e la successiva erogazione dei fondi avvenuta nell’agosto 2026, si è archiviata definitivamente una delle vicende più particolari degli ultimi anni.

A cura della redazione

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