Negli ultimi mesi il mercato dei libri usati ha registrato un fenomeno insolito. Alcuni librai hanno iniziato a ricevere ordini molto più grandi del normale per titoli vecchi, specialistici e spesso difficili da vendere. Gli acquirenti non sembrano concentrarsi su un particolare autore o su un genere preciso: cercano manuali tecnici, testi accademici, pubblicazioni locali, raccolte di poesie e volumi ormai fuori catalogo. La caratteristica comune riguarda soprattutto la quantità e la varietà delle opere richieste.
Un episodio raccontato nelle ultime settimane riguarda un libraio australiano che ha ricevuto una richiesta per libri apparentemente privi di qualsiasi collegamento tra loro. Tra i titoli figuravano un vecchio manuale di meccanica del suolo, una pubblicazione dedicata al ciclismo neozelandese, una raccolta di poesie australiane e un volume sulla storia di una zona di Melbourne. L’acquirente ha pagato senza discutere il prezzo, comportamento insolito per chi compra normalmente libri usati. In Germania, inoltre, un commerciante di libri antichi ha iniziato a ricevere durante la notte ordini automatizzati e ripetitivi per grandi quantità di volumi.
Perché l’intelligenza artificiale cerca libri cartacei
Il fenomeno ha attirato l’attenzione perché potrebbe collegarsi alla crescente necessità delle aziende tecnologiche di ottenere grandi quantità di testi per sviluppare e addestrare i propri modelli di intelligenza artificiale. I sistemi generativi imparano infatti analizzando enormi raccolte di documenti, libri, articoli e altri contenuti scritti. Internet offre una quantità gigantesca di materiale, ma non rappresenta l’intero patrimonio editoriale mondiale. Migliaia di libri esistono ancora soltanto su carta oppure risultano difficili da reperire in formato digitale.
Proprio i libri fuori catalogo possono quindi diventare interessanti. Un volume tecnico pubblicato decenni fa può contenere informazioni che non compaiono nei moderni archivi online. Un libro dedicato alla storia di una piccola città può raccogliere testimonianze che nessun sito internet conserva. Una raccolta poetica può offrire testi che non compaiono nei database digitali più utilizzati. Per un sistema di IA, l’acquisizione di questi contenuti può ampliare la varietà delle informazioni disponibili durante l’addestramento.
L’indagine di 404 Media ha collegato gli acquisti anomali alla crescente domanda di libri fisici destinati alla digitalizzazione. Il tema ha assunto ancora maggiore rilevanza dopo le informazioni emerse sul progetto interno di Anthropic, l’azienda che sviluppa Claude.
Il caso Anthropic e il progetto Project Panama
Documenti emersi durante una controversia giudiziaria hanno portato alla luce Project Panama, un progetto con il quale Anthropic aveva studiato un sistema per acquistare libri fisici, digitalizzarli e utilizzarne il contenuto nei propri processi di sviluppo dell’intelligenza artificiale. La società aveva previsto una procedura capace di acquisire rapidamente grandi quantità di materiale.
Il progetto comprendeva anche l’utilizzo della cosiddetta scansione distruttiva. Questa tecnica elimina la rilegatura del libro e separa le singole pagine, permettendo agli operatori di inserirle in scanner automatici ad alta velocità. Il sistema consente di digitalizzare molte più pagine rispetto alla tradizionale scansione manuale, nella quale qualcuno deve aprire il volume e girare ogni foglio.
Il libro diventa così un supporto temporaneo: prima conserva le informazioni, poi permette di trasformarle in dati digitali e infine può perdere la propria utilità materiale. La pratica non nasce con l’intelligenza artificiale e trova applicazioni anche in altri processi di digitalizzazione, ma l’enorme quantità di testi richiesta dai moderni modelli linguistici rende oggi il procedimento particolarmente rilevante.
Il nodo del copyright resta al centro della disputa
La questione non riguarda soltanto la tecnologia. Il rapporto tra intelligenza artificiale e diritto d’autore ha infatti prodotto numerose controversie negli Stati Uniti. Nel caso di Anthropic, alcuni autori hanno contestato l’utilizzo delle loro opere nell’addestramento dei modelli. Tra gli scrittori coinvolti nella causa figurano Andrea Bartz, Charles Graeber e Kirk Wallace Johnson.
Il giudice federale William Alsup ha stabilito che l’utilizzo dei libri per addestrare i modelli poteva rientrare nel principio del fair use statunitense. La decisione non ha però cancellato ogni problema. Il tribunale ha distinto l’utilizzo trasformativo delle opere dalla provenienza delle copie impiegate dall’azienda. Il fatto che un determinato utilizzo possa rientrare nel fair use non significa automaticamente che qualsiasi modalità di acquisizione delle opere risulti lecita.
Nel 2025 Anthropic ha raggiunto un accordo economico da circa 1,5 miliardi di dollari con autori ed editori nell’ambito della controversia. L’intesa ha evidenziato il valore economico enorme che il materiale editoriale può assumere nell’industria dell’intelligenza artificiale. La questione continua comunque a coinvolgere aziende tecnologiche, scrittori, editori e titolari dei diritti in diversi procedimenti.
La scansione distruttiva accelera il lavoro
La scelta di eliminare la copia cartacea dopo la scansione può sembrare incomprensibile, soprattutto quando si parla di libri rari o difficili da sostituire. Dal punto di vista tecnico, però, la procedura presenta una motivazione molto concreta. Separare le pagine permette agli scanner automatici di lavorare a una velocità molto superiore rispetto alla scansione tradizionale.
Un operatore può quindi trasformare rapidamente migliaia di pagine in file digitali. Il procedimento sacrifica il volume, ma riduce considerevolmente i tempi necessari per acquisire il testo. Per chi deve elaborare quantità enormi di materiale, questa differenza può incidere in maniera significativa sui costi e sulla velocità dell’intero processo.
La conseguenza più evidente riguarda però la perdita dell’oggetto fisico. Un libro può contenere informazioni importanti anche attraverso la propria struttura materiale: la carta, le annotazioni, la rilegatura, le illustrazioni, le dediche e persino i segni lasciati dal tempo possono rappresentare elementi di interesse storico. Una copia distrutta non può più tornare sugli scaffali e non può più raccontare quella parte della propria storia materiale.
Quando un volume dimenticato diventa prezioso
La nuova domanda potrebbe modificare anche il mercato dell’usato. Libri rimasti invenduti per anni possono improvvisamente acquisire valore se un compratore ha bisogno proprio di quel determinato contenuto. La logica commerciale cambia completamente: non conta più soltanto quanti lettori desiderano acquistare un titolo, ma anche quanto valore un sistema informatico può attribuire alle informazioni presenti nelle sue pagine.
Questo spiega perché alcuni ordini possano apparire assurdi a un libraio. Un lettore difficilmente acquisterebbe contemporaneamente decine o centinaia di titoli appartenenti a discipline completamente differenti. Un sistema automatizzato, invece, può cercare opere sulla base di metadati, disponibilità e caratteristiche del testo. La varietà dei libri non rappresenta necessariamente un problema quando l’obiettivo consiste nel costruire una grande raccolta di dati.
Il confronto inevitabile con Fahrenheit 451
La vicenda richiama inevitabilmente l’immaginario di Ray Bradbury e del suo celebre romanzo Fahrenheit 451. Il paragone, naturalmente, presenta differenze sostanziali. Nel romanzo i libri vengono distrutti per impedire alle persone di leggerli e conservare idee considerate pericolose. Nella realtà della scansione distruttiva accade qualcosa di diverso: l’operatore vuole prima acquisire il contenuto e poi elimina il supporto cartaceo.
La suggestione rimane comunque forte perché il risultato materiale presenta un elemento inquietante. Il contenuto del libro può continuare a esistere all’interno di un sistema digitale mentre l’oggetto che lo custodiva scompare. La conoscenza non necessariamente va perduta, ma cambia completamente forma e finisce dentro infrastrutture tecnologiche che pochi lettori possono vedere o controllare direttamente.
La corsa ai vecchi libri mostra quindi un paradosso della nostra epoca. Mentre il mondo editoriale investe sempre più nel digitale e molti lettori scelgono dispositivi elettronici, le aziende che sviluppano sistemi di IA possono avere bisogno proprio dei libri cartacei per trovare informazioni ancora assenti dai propri archivi. La carta non scompare dalla scena tecnologica: torna al centro del processo proprio perché conserva una quantità enorme di conoscenza che il web non contiene.
Il dibattito continuerà inevitabilmente a concentrarsi sul diritto d’autore, sulla provenienza dei dati e sulla tutela del patrimonio librario. Gli autori chiedono regole più chiare, mentre le aziende tecnologiche cercano quantità sempre maggiori di materiale per migliorare i propri sistemi. Nel mezzo rimangono i libri, oggetti apparentemente semplici ma capaci di conservare decenni di conoscenze.
La domanda più importante riguarda quindi il futuro di questi volumi. Se un libro dimenticato può diventare una preziosa fonte di dati per una macchina, il suo valore non dipende più soltanto dal numero di persone disposte a leggerlo. Potrebbe bastare ciò che contiene per trasformarlo in una risorsa ricercata dall’industria dell’intelligenza artificiale, anche quando nessuno lo aveva aperto per anni.
A cura di Nora Taylor
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