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Il primato della robotica italiana: un modello per l’Europa

L'integrazione tra intelligenza artificiale, computer vision e digital twin trasforma i costruttori della robotica italiana in software house industriali all'avanguardia

by Davide Cannata
Max Brigida CEO di La Tech Made in Italy ph Press

Il profilo produttivo nazionale compie un salto di qualità superando il tradizionale perimetro delle quattro A che hanno reso celebre il nostro Paese, ovvero moda, agroalimentare, arredo e automazione meccanica. Il baricentro industriale tricolore vede oggi protagonista la robotica avanzata, un settore che ha oltrepassato la soglia di 1,1 miliardi di euro di fatturato aggregato grazie all’integrazione congiunta di software cognitivi, sistemi di visione artificiale e algoritmi decisionali autonomi.

Questa metamorfosi emerge dai risultati dell’indagine Italian Tech Landscape 2026, studio annuale condotto da La Tech Made in Italy insieme alla società di consulenza Altermind. L’osservatorio, nato nel 2024 per dare visibilità e competitività globale alla filiera tecnologica italiana, fotografa un comparto giunto a piena maturità commerciale, forte di 2.954 professionisti ad altissima qualificazione operanti nelle 22 soluzioni tecnologiche censite.

I parametri economici del comparto tra redditività e produttività

Al di là del valore complessivo del mercato, l’indagine mette in luce indici di efficienza economica e redditività di rilievo. Ciascuna delle soluzioni mappate genera ricavi medi pari a 21,9 milioni di euro, con una produttività media per addetto di 356.000 euro: cifre che attestano un forte posizionamento su segmenti deep-tech ad alto valore aggiunto, in grado di misurarsi con i principali poli internazionali.

  • Valore complessivo del mercato: 1,1 miliardi di €
  • Addetti specializzati: 2.954 dipendenti
  • Soluzioni tecnologiche mappate: 22
  • Ricavo medio per soluzione: 21,9 milioni di €
  • Rendimento medio per addetto: 356.000 €

La geografia regionale e i campioni industriali in Italia

La mappa territoriale della robotica tricolore mostra un quadro articolato in cui la guida del Nord si unisce a poli virtuosi distribuiti lungo la penisola. La Lombardia si conferma capofila nazionale con 6 soluzioni e 187 milioni di euro di fatturato (26,1% del volume d’affari complessivo), seguita dalla Toscana con 5 soluzioni e 132 milioni di euro (21,7%). Al terzo posto figura la Puglia con 3 soluzioni, 30 milioni di euro e un’incidenza del 13%, affiancata dalla Liguria che raggiunge a sua volta una quota del 13% con 2 soluzioni per complessivi 23,4 milioni di euro. Seguono il Piemonte (2 soluzioni, 23,7 milioni di euro, 8,7%), l’Emilia-Romagna (1 soluzione, 9,4 milioni di euro, 8,7%), le Marche (1 soluzione, 5,7 milioni di euro, 4,3%), il Veneto (1 soluzione, 4,5 milioni di euro, 4,3%) e la Campania con 1 soluzione attiva.

L’ecosistema poggia su player di caratura internazionale e realtà specializzate. Al vertice della classifica per ricavi si colloca Comau con 187 milioni di euro, seguita da System Logistic SPA (132 milioni di euro) e da Indeva Group (30 milioni di euro). Completano la graduatoria dei protagonisti: Oppent (23,7 milioni di euro), Campetella Robotic Center (23,4 milioni di euro), Roboze (9,4 milioni di euro), CRP Technology (5,7 milioni di euro), Oversonic (4,5 milioni di euro), Capio Robotics (2,8 milioni di euro) ed Euclid Labs Video And Robotic (2,5 milioni di euro).

L’evoluzione verso il Deep-Tech Stack e la Transizione 5.0

Il settore sta vivendo una ridefinizione qualitativa: la robotica odierna non coincide più con il semplice assemblaggio elettromeccanico, ma trasforma i costruttori in vere e proprie software house grazie all’apporto di computer vision, edge computing, digital twin e intelligenza artificiale.

In merito al percorso della Transizione 5.0, Max Brigida, fondatore de La Tech Made in Italy, spiega: “La robotica non è più soltanto una questione di eccellenza ingegneristica o hardware, ma un ecosistema deep-tech guidato dal software, dalla percezione e dall’autonomia decisionale. Assistiamo a una trasformazione radicale in cui le imprese del settore si evolvono in vere e proprie software house, capaci di integrare computer vision, edge computing e digital twin. In questo contesto, che rispecchia appieno la traiettoria della Transizione 5.0, la vera sfida non è l’adozione passiva della tecnologia, ma il passaggio da una produzione programmata a una produzione adattiva. Il dato diventa il cuore pulsante della fabbrica e l’intelligenza artificiale l’infrastruttura decisionale di riferimento. Per l’Italia e per l’Europa l’obiettivo non è più solo la fattibilità tecnica, ma la costruzione di ecosistemi interoperabili e regolamentati, capaci di coniugare etica antropocentrica, conformità normativa e impatto sociale sia nell’industria manifatturiera che nella sanità e nei servizi”.

L’orizzonte punta così a un modello industriale fondato su sostenibilità, etica e valorizzazione delle persone. Come conclude Max Brigida: “Siamo di fronte a un passaggio storico in cui la scienza e la tecnologia diventano a tutti gli effetti la nuova frontiera del Made in Italy, affiancando e potenziando la nostra radicata tradizione industriale. L’Italia e l’Europa dispongono del patrimonio ingegneristico e del know-how necessario per costruire una leadership globale differenziata, fondata sull’etica e sulla centralità dell’uomo. Trasformando la nostra forza manifatturiera in infrastrutture intelligenti e piattaforme industriali avanzate, dimostreremo al mondo che la robotica e il software non sono un’alternativa alla nostra identità, ma il suo pilastro più solido, competitivo e strategico per il futuro”.

A cura della redazione

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