Si conclude nell’aula del Tribunale Popolare Intermedio di Shenzhen la parabola di Xu Jiayin, conosciuto pure con il nome cantonese di Hui Ka Yan, indicato da Forbes nel 2017 come il cittadino più ricco di tutta l’Asia grazie a un patrimonio personale superiore a quarantacinque miliardi di dollari. L’ex magnate è stato condannato all’ergastolo a conclusione di uno dei procedimenti giudiziari più imponenti e simbolici nella storia economica recente della Repubblica Popolare Cinese. Oltre alla reclusione a vita, il collegio giudicante ha stabilito la confisca integrale del suo intero patrimonio personale e la privazione perenne dei diritti politici, decretando la fine dell’epopea del colosso immobiliare China Evergrande Group.
Il verdetto emesso a Shenzhen ha colpito duramente l’intera struttura societaria: al gruppo Evergrande è stata applicata una sanzione di 8,82 miliardi di yuan, a cui si aggiungono i 7 miliardi di yuan comminati alla controllata Evergrande Real Estate, per un ammontare complessivo che sfiora i 2,35 miliardi di dollari. Nel corso dello stesso giudizio, altri cinque alti dirigenti della multinazionale hanno ricevuto pene detentive comprese tra i sei e i diciotto anni di carcere, a testimonianza di una responsabilità sistemica e diffusa nei quadri direttivi.
I magistrati hanno ritenuto Xu Jiayin responsabile di molteplici reati finanziari di eccezionale entità, realizzati prevalentemente nell’arco temporale compreso tra il 2016 e il 2021. Nelle motivazioni si fa riferimento a una frode finanziaria perpetrata su scala industriale, attuata attraverso il sistematico gonfiamento degli attivi e l’occultamento deliberato delle passività. Le indagini coordinate tra le autorità di Pechino e di Hong Kong hanno svelato come i vertici registrassero a bilancio gli incassi delle vendite degli appartamenti con anni di anticipo rispetto all’effettiva ultimazione e consegna degli immobili, sovrastimando i ricavi di circa ottanta miliardi di dollari nei soli esercizi 2019 e 2020. A carico del fondatore figuravano anche la fraudolenta emissione di titoli obbligazionari, la raccolta abusiva di fondi e depositi tra il pubblico, l’appropriazione indebita e l’impiego della corruzione per assumere la gestione occulta di istituti finanziari, utilizzati come sportelli di prelievo per ottenere linee di credito e garanzie assicurative illecite.
Dalle origini nell’Henan all’ascesa del colosso immobiliare
La biografia di Xu Jiayin è stata a lungo celebrata come l’emblema del riscatto e dello straordinario sviluppo economico cinese: nato in una frazione rurale della provincia interna dell’Henan e cresciuto insieme alla nonna in uno stato di estrema indigenza, aveva cominciato la carriera lavorando come tecnico all’interno di un’acciaieria. Nel corso degli anni Novanta, sfruttando le opportunità offerte dall’apertura economica voluta da Deng Xiaoping, si è trasferito a Guangzhou per fondare nel 1996 la società Evergrande, puntando inizialmente sulla costruzione di complessi residenziali economici destinati alla nascente classe media delle città.
Il modello operativo strutturato da Xu si reggeva su una leva finanziaria estrema: contrarre pesanti debiti bancari e obbligazionari per accaparrarsi terreni alle aste, avviare i cantieri e commercializzare gli alloggi sulla carta a margini contenuti ma con ritmi di vendita straordinariamente veloci, impiegando la liquidità ottenuta non per portare a termine gli interventi avviati, bensì per acquistare nuovi lotti alimentando un’incessante espansione. All’apice dell’attività, Evergrande registrava vendite per oltre cento miliardi di dollari l’anno, permettendo a Xu Jiayin di estendere la propria presenza ben oltre il settore del mattone tramite investimenti nell’auto elettrica, nei parchi a tema, nell’acqua minerale e nello sport, portando la squadra di calcio del Guangzhou Evergrande ad aggiudicarsi a più riprese la Champions League asiatica.
Il crac da trecento miliardi di dollari e il severo monito di Pechino
La vicinanza ai vertici istituzionali appariva solida, come confermato dalla presenza d’onore di Xu sulle tribune di Piazza Tiananmen in occasione delle celebrazioni per il centenario del Partito Comunista Cinese nel luglio 2021. Tuttavia, proprio nel momento di massimo prestigio personale, la stretta normativa introdotta dal governo centrale di Pechino con la politica delle tre linee rosse, volta ad arginare l’indebitamento fuori controllo nel mercato immobiliare, ha prosciugato le risorse liquide della società.
Impossibilitata a ricorrere costantemente a nuovi prestiti, la struttura di Evergrande si è inceppata rapidamente, facendo emergere un’esposizione debitoria superiore ai trecento miliardi di dollari che l’ha resa l’impresa immobiliare più indebitata al mondo. Il default ufficiale sui mercati internazionali, registrato nel dicembre 2021, ha generato una reazione a catena su decine di altri costruttori, aprendo una crisi sistemica dell’intero comparto edile che tuttora frena la crescita economica, la fiducia dei consumatori e i bilanci degli enti locali cinesi. Negli anni successivi il valore di mercato della compagnia è svanito per oltre il novantanove per cento, fino alla liquidazione coatta disposta dai tribunali di Hong Kong e al definitivo delisting dai mercati finanziari.
Sottoposto a custodia cautelare e tenuto in isolamento dalle autorità a partire dal 2023, Xu Jiayin è comparso in tribunale visibilmente provato, distante dai fasti di un tempo, dopo essersi dichiarato colpevole nella primavera precedente per i principali capi di accusa. La condanna all’ergastolo sancisce il declino personale del magnate e si configura come un perentorio avvertimento politico ed economico voluto dalla leadership di Xi Jinping: nell’alveo della dottrina della prosperità comune e del riordino etico dei mercati, Pechino ha voluto evidenziare l’azzeramento di qualunque indulgenza verso le spericolate manovre speculative e le falsificazioni di bilancio, chiudendo definitivamente la fase della crescita trainata dal debito che per un quarto di secolo ha segnato la Cina moderna.
A cura della redazione
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