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Nuovo piano del governo per la scuola: cosa cambierà davvero

Il governo vara il nuovo decreto scuola introducendo disposizioni che accendono un acceso dibattito tra famiglie e docenti

by Davide Cannata
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Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera a una profonda riforma dell’ordinamento scolastico che entrerà in vigore a partire dall’anno scolastico 2027/28, introducendo trasformazioni cruciali per l’inclusione, la didattica linguistica e l’assetto generale degli istituti. I punti cardine dell’intervento, resi noti dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, riguardano il controverso tetto del 30% per gli iscritti privi di cittadinanza italiana, l’applicazione di multe fino a mille euro per i genitori che disertano l’apprendimento della lingua, il divieto di partecipare alle attività scolastiche con il volto coperto, nonché la ridefinizione degli istituti tecnici e professionali e specifici stanziamenti economici per rafforzare le competenze linguistiche.

Tetto del 30% per gli alunni stranieri e nuovi criteri di ripartizione in Italia

Il fulcro operativo del decreto incide sulla formazione delle classi prime dal 2027/28, stabilendo parametri selettivi che differenziano la scuola primaria dai gradi superiori anziché penalizzare indistintamente ogni studente straniero. Nelle prime classi elementari, la soglia massima del 30% di alunni non italiani scatterà unicamente per i bambini che non sono nati in Italia oppure non possono vantare almeno due anni di frequenza nella scuola dell’infanzia. Per quanto concerne invece la scuola secondaria di primo e secondo grado, il computo escluderà chi ha già completato con profitto almeno tre anni all’interno del sistema scolastico nazionale, circoscrivendo il blocco solo a coloro che non possiedono tale requisito educativo.

La disciplina interesserà sia la formazione iniziale dei gruppi classe sia gli inserimenti a percorso avviato, nelle prime sezioni così come negli anni successivi, puntando a una redistribuzione equilibrata delle presenze. L’impatto potenziale della riforma è rilevante: in base ai numeri resi noti dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, risultano attualmente circa 34mila classi sull’intero territorio nazionale con una presenza di studenti non comunitari o stranieri oltre il 30%, sebbene tale fenomeno si concentri in modo assai disomogeneo a seconda delle città, delle aree geografiche e delle singole realtà scolastiche.

Divieto di velo integrale e sanzioni per le famiglie sugli obblighi linguistici

Un capitolo centrale del testo introduce il divieto assoluto di presenziare alle iniziative didattiche con il volto travisato o non identificabile, formula che colpisce direttamente burqa e niqab così come qualunque indumento o modalità che impedisca il riconoscimento visivo. La misura si applica alle lezioni curriculari, ai progetti extracurricolari e alle riunioni periodiche tra docenti e famiglie, consentendo deroghe soltanto a fronte di comprovati motivi sanitari o di sicurezza. L’inottemperanza a tale precetto comporterà una sanzione amministrativa compresa tra 200 e 1.000 euro, con la responsabilità economica che graverà sui tutori o sugli esercenti la potestà genitoriale qualora l’infrazione sia commessa da allievi minorenni. In merito al provvedimento, che riaccende il dibattito giuridico sulla libertà di culto e sulle norme di pubblica sicurezza, Giuseppe Valditara ha ribadito che tali abbigliamenti tradizionali non sono ammissibili negli istituti, reputando fondamentale la reciprocità relazionale e la salvaguardia della dignità femminile.

Parallelamente, il testo stabilisce un percorso formativo obbligatorio per l’apprendimento della lingua italiana rivolto ai genitori degli scolari non italofoni, qualora pesanti lacune comunicative del nucleo familiare ostacolino l’integrazione del minore. Gli istituti dovranno allertare i servizi sociali, i quali programmeranno corsi a titolo gratuito finalizzati ad agevolare i colloqui con i docenti e il supporto allo studio. L’eventuale diserzione delle lezioni comporterà multe da 200 a 1.000 euro per le famiglie, accantonando definitivamente l’iniziale bozza che prevedeva il traumatico allontanamento dei figli dal nucleo domestico. A sostegno di questa misura, il ministro ha richiamato le raccomandazioni dell’Ocse dopo la riunione con il Consiglio dei ministri: «Tutti gli studi internazionali dicono che la partecipazione dei genitori al percorso formativo del figlio è fondamentale per il successo scolastico».

Fondi per l’italiano, nascita dei nuovi licei e confronto politico

Per agevolare l’assimilazione linguistica negli istituti impossibilitati a rispettare il limite del 30% tramite la semplice turnazione delle iscrizioni, il ministero ha mobilitato uno stanziamento complessivo di circa 17,54 milioni di euro, ripartito in 3,4 milioni di euro per il 2027 e in 14.139.760 euro all’anno a partire dal 2028. Queste somme sosterranno corsi pomeridiani ed extracurricolari incentrati sulle competenze grammaticali di base, avvalendosi dell’apporto di docenti supplementari, dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti e delle realtà del Terzo settore. Al contempo, il provvedimento rivoluziona l’identità dell’istruzione superiore trasformando gli istituti tecnici in licei tecnologici e gli istituti professionali in licei professionali, destinando a questo settore 20 milioni di euro nel 2026 e ulteriori 10 milioni di euro nel 2027, ai quali si aggiungono 14 milioni di euro nel biennio 2026-2027 per l’innovazione digitale e la semplificazione delle procedure amministrative.

Il varo della manovra ha scatenato un acceso scontro politico tra le forze parlamentari: i partiti di governo difendono le disposizioni presentandole come un argine alle disuguaglianze fondato sulla padronanza della lingua e sul rispetto delle regole comunitarie, mentre le opposizioni denunciano il rischio di emarginazione per i nuclei stranieri e i loro figli. Anche tra il corpo docente e i presidi serpeggia scetticismo circa la reale efficacia organizzativa di queste restrizioni nell’affrontare i divari sociali. Il banco di prova consisterà nel verificare se le quote numeriche e le sanzioni sapranno tramutarsi in autentiche occasioni di riscatto e di crescita educativa, confermando che l’integrazione si costruisce con la qualità pedagogica e non solo con l’aritmetica delle aule.

A cura della redazione

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