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Sicurezza e reti satellitari: il nodo Starlink

L'analisi di Mirko Benetti sulle vulnerabilità legate al controllo privato delle reti satellitari strategiche

by Davide Cannata
Starlink ph IG
Mirko Benetti ph press

Mirko Benetti ph press

Secondo Mirko Benetti, Presidente Port Authority Pisa, le recenti difficoltà incontrate dai collegamenti Starlink sul territorio ucraino evidenziano come un’infrastruttura critica globale dipenda dalle decisioni di un’azienda privata e del suo proprietario, rendendo l’autonomia delle comunicazioni satellitari per l’Europa una stringente questione di sicurezza. A metà ottobre, lungo la linea del fronte in Ucraina, i terminali satellitari che connettono droni, reparti militari e centri di comando hanno subito un rallentamento a causa di una contrazione di banda stabilita a distanza. Durante il Consiglio europeo tenutosi a Bruxelles il 16 ottobre, il presidente Zelensky ha descritto l’evento come una sorpresa «molto pericolosa e spiacevole», mentre l’Alta rappresentante Kaja Kallas aveva ammesso poco prima l’impossibilità per l’Europa di rimpiazzare Starlink nel breve termine, segnando la fine dell’illusione che la connettività satellitare costituisca un servizio neutrale sempre disponibile.

Forniti a Kyiv nel febbraio 2022 mentre le reti terrestri subivano gli attacchi missilistici russi, i primi terminali Starlink hanno garantito un contributo essenziale alla resistenza, trasformandosi poi in un elemento strutturale impiegato in decine di migliaia di unità. La versione militare del sistema, denominata Starshield, supporta oggi comunicazioni tattiche, interventi a medio raggio e droni intercettori, mentre ospedali, scuole e uffici pubblici delle zone di guerra si affidano alla medesima infrastruttura. Diversi segnali d’allarme si erano già manifestati in passato: nel 2022 Musk negò la copertura sulla Crimea durante la preparazione di un attacco ucraino con droni navali contro la flotta russa a Sebastopoli e, in base a quanto riportato da Reuters, impose restrizioni sul segnale durante la controffensiva. In autunno SpaceX chiese al Pentagono di assumersi i costi del servizio provocando la disattivazione di circa 1.300 terminali militari per ragioni di pagamento, fino a quando nel marzo 2025 Musk dichiarò pubblicamente che uno spegnimento di Starlink avrebbe provocato il crollo dell’intero fronte, affermazione a cui la Polonia replicò ricordando il proprio finanziamento dei terminali.

Relativamente agli eventi di ottobre, le responsabilità effettive rimangono oggetto di dibattito: fonti citate da Reuters indicano la Casa Bianca, il presidente Trump nega ogni intervento e Musk addebita la decisione al governo americano. Per gli esperti di sicurezza la questione fondamentale non riguarda l’identità di chi ha attivato le limitazioni, bensì la presenza di un interruttore collocato al di fuori del controllo di chi combatte e dei suoi sostenitori.

Dai rischi tecnici al contesto infrastrutturale in Europa

Oltre alle implicazioni politiche, la concentrazione della rete genera una grave vulnerabilità tecnica, indicata in ambito strategico come single point of failure. Il 24 luglio 2025 un guasto ai software di gestione centrale ha provocato un’interruzione planetaria di Starlink della durata di circa due ore e mezza, causando il blocco dei droni su tutto il fronte e lo slittamento di diverse operazioni civili e militari, situazione ripetutasi con un nuovo blackout globale nel settembre 2025. In entrambe le occasioni un singolo problema informatico ha prodotto conseguenze paragonabili a un’azione bellica, condizionando milioni di utenti in circa 140 Paesi.

Questo scenario interessa da vicino l’Europa, dove le infrastrutture critiche comprese le reti energetiche, i trasporti, la protezione civile, le forze armate e il settore marittimo dipendono in misura crescente dal segnale satellitare. Come rilevato nell’ambito della logistica e della sicurezza portuale, la navigazione, il tracciamento delle merci e i canali di comunicazione di emergenza in mare utilizzano costantemente lo spazio, rendendo pericolosa la delega di tali funzioni a soggetti extraeuropei il cui operato risponde a priorità esterne nei momenti di crisi.

Le iniziative dell’Unione europea e la strategia nei cinque punti

In risposta a tali esigenze, nel mese di agosto la Commissione europea e il consorzio SpaceRISE formato da Eutelsat, SES e Hispasat hanno firmato l’intesa attuativa per IRIS², la costellazione sovrana dell’Unione che prevede 348 satelliti tra orbita bassa e media, con 66 unità dedicate a difesa, sicurezza ed emergenze e primi lanci previsti nel 2029. Contemporaneamente il programma GOVSATCOM per la condivisione della capacità governativa è diventato operativo quest’anno ed è in fase di negoziazione l’adesione dell’Ucraina, affiancato dalla copertura LEO già offerta da Eutelsat/OneWeb; tuttavia il divario con le migliaia di satelliti Starlink e la distanza del 2029 richiedono un’accelerazione.

A questo proposito Mirko Benetti propone una strategia basata su cinque azioni prioritarie: considerare IRIS² un programma strategico di difesa garantendo risorse certe e scadenze inderogabili; sviluppare una capacità transitoria potenziando Eutelsat/OneWeb e GOVSATCOM per l’Ucraina e gli Stati membri tramite terminali e contratti pronti all’uso; assicurare l’accesso autonomo allo spazio disponendo di vettori di lancio europei affidabili; inserire il principio della ridondanza multi-orbita e multi-operatore nelle forniture militari e delle infrastrutture critiche; stabilire regole vincolanti per i fornitori privati di servizi strategici con obblighi di continuità, preavviso e trasparenza sulle catene di comando.

La lezione del conflitto ucraino chiarisce che il controllo delle comunicazioni rappresenta un elemento determinante della sovranità contemporanea. Senza demonizzare fornitori aziendali o compromettere alleanze internazionali, l’Europa deve garantire la capacità di comunicare autonomamente con le proprie forze armate, i propri porti e le proprie strutture urbane, decidendo se presidiare lo spazio quale nuovo dominio strategico o limitarsi a prenderlo in affitto.

A cura della redazione

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