Una truffa costruita sfruttando l’accesso ai sistemi informatici e la conoscenza anticipata dei biglietti vincenti. È questa l’ipotesi al centro della vicenda dei Gratta e Vinci che torna d’attualità il 23 ottobre 2026, con un nuovo provvedimento patrimoniale da oltre 25 milioni di euro nei confronti di cinque ex dipendenti di una società concessionaria del gioco. La Guardia di Finanza del Comando provinciale di Roma ha eseguito il sequestro su delega della Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio, con l’obiettivo di garantire il recupero delle somme che, secondo la contestazione, avrebbero danneggiato l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, gli ex dipendenti avrebbero utilizzato le proprie credenziali per accedere ai sistemi aziendali e ottenere informazioni riservate sui tagliandi destinati alle ricevitorie italiane. In questo modo, avrebbero individuato quattro biglietti con premi di importo eccezionale prima che raggiungessero i punti vendita. La conoscenza anticipata della loro destinazione avrebbe consentito a parenti e conoscenti di acquistarli e riscuotere le vincite, aggirando di fatto la componente casuale che caratterizza le lotterie istantanee.
Quattro biglietti vincenti individuati in anticipo
Al centro della vicenda ci sono quattro tagliandi dal valore complessivo di 24 milioni di euro. Due appartenevano alla serie Super Cash e garantivano un premio da 7 milioni di euro ciascuno. Gli altri due facevano parte della serie Maxi Miliardario e offrivano una vincita da 5 milioni di euro ciascuno. Si tratta di premi che, in condizioni ordinarie, un giocatore avrebbe potuto ottenere soltanto acquistando casualmente uno dei biglietti vincenti.
La presunta frode avrebbe permesso, invece, di conoscere in anticipo quali tagliandi contenessero i premi più elevati e dove sarebbero arrivati. Gli acquisti avrebbero coinvolto ricevitorie situate in diverse località italiane, lontane dai luoghi di residenza di numerosi soggetti coinvolti. Questa distanza avrebbe contribuito a rendere meno immediata l’individuazione di un collegamento tra gli acquirenti dei biglietti, i dipendenti che avevano accesso ai sistemi informatici e le successive movimentazioni di denaro.
La vicenda riguarda fatti risalenti al periodo compreso tra il 2015 e il 2019. Secondo le ricostruzioni investigative, due biglietti da 5 milioni di euro vennero acquistati nel 2015, rispettivamente a Milano e in provincia di Brescia. Gli altri due tagliandi da 7 milioni di euro furono acquistati nel 2017 a Foggia e nel 2019 a Cremona. Le vincite avrebbero quindi seguito un percorso organizzato, nel quale le persone formalmente intestatarie dei premi avrebbero avuto un ruolo nell’incasso e nel successivo trasferimento di parte del denaro.
Parenti e amici per incassare i premi milionari
Per riscuotere le vincite, i presunti responsabili avrebbero coinvolto persone di fiducia, tra cui familiari e amici. Questa modalità avrebbe consentito ai dipendenti di evitare un collegamento diretto tra il proprio ruolo professionale e i biglietti vincenti. Secondo l’ipotesi investigativa, i titolari formali delle vincite avrebbero trattenuto una parte delle somme, trasferendo il resto sui conti correnti dei presunti organizzatori e di altre persone a loro vicine.
La condotta contestata avrebbe violato anche le regole interne che vietavano ai dipendenti di partecipare ai giochi e alle lotterie affidati in concessione alla società per cui lavoravano. Il punto centrale dell’inchiesta riguarda, tuttavia, l’uso delle informazioni riservate: conoscere in anticipo la posizione dei biglietti vincenti avrebbe permesso di trasformare un gioco fondato sulla casualità in un’operazione pianificata per ottenere premi milionari.
Le indagini hanno inoltre ricostruito movimenti finanziari ritenuti compatibili con il trasferimento delle somme ottenute attraverso le vincite. Gli accertamenti patrimoniali hanno consentito agli investigatori di individuare beni e disponibilità riconducibili ai soggetti interessati dal provvedimento. L’obiettivo del sequestro conservativo consiste nel preservare un patrimonio sufficiente a garantire un eventuale risarcimento, qualora la magistratura riconosca le responsabilità contestate.
Sequestrati immobili, automobili e disponibilità finanziarie
Il provvedimento eseguito dalla Guardia di Finanza riguarda 25 unità immobiliari, tra appartamenti, villini, garage e cantine, distribuite nelle province di Roma, Viterbo, Treviso, Taranto, Grosseto e Reggio Calabria. Gli investigatori hanno inoltre sequestrato cinque veicoli, tra automobili e motocicli, insieme a diverse disponibilità finanziarie. Il valore complessivo dei beni supera i 25 milioni di euro, una cifra che corrisponde al danno erariale contestato ai cinque ex dipendenti nell’ambito del procedimento contabile.
La Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio ritiene che l’utilizzo illecito delle informazioni privilegiate abbia prodotto un danno per l’amministrazione pubblica. In condizioni normali, infatti, i premi avrebbero potuto non essere mai riscossi dai giocatori e restare nelle casse dello Stato secondo le regole previste per le lotterie. La presunta manipolazione avrebbe invece consentito di individuare preventivamente i tagliandi più redditizi e di indirizzarne l’acquisto attraverso persone vicine agli interessati.
Ora spetta alla magistratura contabile valutare le contestazioni e decidere se confermare, modificare oppure revocare il sequestro. Il provvedimento ha una funzione cautelare e mira a tutelare le ragioni economiche dell’amministrazione pubblica in attesa degli sviluppi giudiziari. La contestazione patrimoniale non equivale, da sola, a una condanna definitiva: il giudice dovrà valutare gli elementi raccolti e le eventuali difese dei soggetti coinvolti.
La concessionaria estranea alla vicenda
Un elemento importante riguarda la posizione della società concessionaria dei Gratta e Vinci, che risulta estranea ai fatti contestati. La vicenda coinvolge cinque suoi ex dipendenti, accusati di aver sfruttato abusivamente le proprie credenziali e le informazioni disponibili nei sistemi aziendali. La società, secondo le ricostruzioni diffuse, avrebbe collaborato con gli investigatori fornendo elementi utili a individuare gli accessi informatici sospetti e a ricostruire il percorso dei biglietti vincenti.
Il caso mette in evidenza i rischi legati alla gestione delle informazioni riservate nei sistemi che regolano le lotterie e gli altri giochi pubblici. La sicurezza informatica, il controllo degli accessi e la tracciabilità delle operazioni rappresentano strumenti essenziali per impedire che informazioni conosciute da pochi addetti possano compromettere l’equità del gioco. Quando qualcuno sfrutta privilegi professionali per ottenere un vantaggio personale, il danno non riguarda soltanto le somme in denaro, ma anche la fiducia dei cittadini nei meccanismi che regolano le vincite.
Il nuovo sequestro riporta quindi l’attenzione su una vicenda che avrebbe consentito di ottenere premi per milioni di euro attraverso un sistema fondato, secondo l’accusa, sulla conoscenza anticipata dei tagliandi vincenti. L’esito del procedimento stabilirà le responsabilità individuali e l’eventuale entità del danno da risarcire. Nel frattempo, il blocco dei beni punta a impedire che il patrimonio individuato perda valore o diventi indisponibile prima della decisione della magistratura.
A cura di Nora Taylor
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