Angelo Duro ha sorpreso tutti, ancora una volta, con il suo debutto cinematografico “Io sono la fine del mondo“. Un film che è arrivato al primo posto al botteghino senza il supporto delle tradizionali strategie promozionali. Niente interviste, nessuna anteprima stampa, solo la forza del passaparola, del suo personaggio e dei social network. Una scelta che riflette appieno lo stile irriverente del comico palermitano, da sempre allergico alle convenzioni e pronto a puntare tutto su un linguaggio diretto, a tratti scomodo, ma capace di risuonare in chi lo ascolta.
Un film che ribalta il rapporto genitori-figli
In questa pellicola, che segna un punto di svolta nella sua carriera, Duro si cimenta con una commedia amara che ribalta il rapporto genitori-figli, un tema universale affrontato con il suo consueto mix di cinismo e ironia tagliente. È una scommessa che molti giudicavano rischiosa, ma che ha trovato nel pubblico un alleato formidabile. E a testimoniarlo sono proprio i numeri e l’entusiasmo che ha accompagnato questo esordio.
Un successo che nasce da una provocazione
“Io sono la fine del mondo” è primo al botteghino nonostante le critiche di molta stampa, che accusa la pellicola di non reggere lo stesso ritmo teatrale del comico. In realtà, Angelo ha convinto il pubblico proprio per la voracità con cui abbatte il politicamente corretto, in un’era in cui molti suoi colleghi, nelle interviste, lamentano il fatto che non si possa più dire nulla per non offendere. Lui l’ha fatto, ha infranto la barriera e il pubblico lo ha premiato.
Una trama che non fa sconti a nessuno
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Questo successo clamoroso nasce da un progetto che non teme di osare. La trama, ambientata in un’estate che immobilizza il Paese, ruota attorno a un ritorno a casa che si trasforma in un regolamento di conti. Il protagonista, interpretato da Duro, viene richiamato a Palermo dalla sorella, esasperata dai genitori anziani di cui si prende cura. È l’occasione perfetta per mettere in atto una vendetta a lungo covata contro i “no”, le critiche e la mancanza di affetto ricevuti durante l’infanzia.
Il film non fa sconti a nessuno. Angelo Duro porta sul grande schermo la sua irriverenza, colpendo ogni categoria sociale senza distinzione. In una delle scene iniziali, il protagonista, in un taxi, risponde con una battuta fulminante: “Preferisco le parole, uccidono di più”. È una dichiarazione di intenti che definisce l’intera opera.
La pellicola che divide la critica ma conquista il pubblico
“Io sono la fine del mondo” non è solo una commedia, ma un esercizio di demolizione dei tabù, un affondo al cuore del politicamente corretto. E lo fa con una lucidità che divide la critica, ma che conquista il pubblico. Le sale si riempiono, soprattutto di giovani, che si ritrovano in questa ribellione contro le convenzioni e che applaudono il coraggio di una narrazione che non cerca di piacere a tutti.
La pellicola, diretta da Gennaro Nunziante e scritta a quattro mani con lo stesso Duro, segna un passo importante nella carriera del comico, che si conferma capace di portare la sua cifra stilistica anche sul grande schermo. Il titolo stesso, “Io sono la fine del mondo“, oscilla tra l’autoironia e un’ambizione catastrofica, riflettendo l’approccio spiazzante del suo protagonista.
Il futuro di Angelo Duro
Per Angelo, però, non è ancora il momento di rilassarsi, godendosi il successo. Il comico partirà infatti il 19 febbraio con il suo nuovo tour teatrale “Ho tre belle notizie”. Non teme le critiche, ed è consapevole che il vero successo non sta nel piacere a tutti, ma nel restare fedele a se stessi e questo forse potrebbe renderlo inarrestabile.
A cura di Katya Malagnini
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