Home Daynews24Addio a Gino Paoli: la voce che non si spegne mai

Addio a Gino Paoli: la voce che non si spegne mai

La scomparsa di Gino Paoli lascia un’eredità musicale immensa fatta di canzoni senza tempo, collaborazioni storiche e una poetica capace di trasformare emozioni intime in memoria collettiva

by Nora Taylor
gino paoli ph fb

Addio a Gino Paoli. La musica italiana perde una delle sue voci più intime e riconoscibili, un autore capace di trasformare sentimenti privati in patrimonio collettivo: si è spento Gino Paoli, maestro della canzone d’autore, lasciando un vuoto che attraversa generazioni e memorie. Aveva 91 anni. A darne notizia è stata la famiglia, con parole sobrie e dense di affetto, raccontando di una fine serena, nella sua casa di Genova, circondato dai suoi cari dopo un breve ricovero.

Un protagonista della scuola genovese

Nato a Monfalcone nel 1934 ma genovese nell’anima, Paoli è stato molto più di un cantautore: è stato uno degli architetti di una nuova idea di musica, libera, letteraria, profondamente personale, capace di affrancarsi dalla leggerezza del dopoguerra per farsi racconto esistenziale. La sua storia si intreccia con quella della cosiddetta scuola genovese, accanto ad amici e compagni di strada che avrebbero cambiato il corso della canzone italiana, ma il suo tratto è rimasto sempre irriducibilmente unico, segnato da inquietudini, slanci e una ricerca espressiva mai banale.

Brani come “Il cielo in una stanza”, “Senza fine”, “Sapore di sale”, “La gatta” o “Una lunga storia d’amore” non sono soltanto canzoni, ma frammenti di un immaginario condiviso, immagini sospese tra poesia e quotidianità che ancora oggi continuano a vibrare. Proprio “Il cielo in una stanza”, diventato immortale nella voce di Mina, deve parte della sua fortuna anche all’intuizione di Mogol, che ne riconobbe subito la grandezza, ricordandolo oggi con commozione come “un caro amico” e sottolineando come Paoli debba essere celebrato prima di tutto come autore e compositore di primo piano.

Una vita intensa tra ombre e rinascite

La sua vita, intensa e spesso tormentata, ha attraversato eccessi, cadute e rinascite, come il drammatico gesto del 1963 che lo lasciò miracolosamente in vita, con un proiettile rimasto per sempre vicino al cuore, quasi simbolo di un’esistenza vissuta sul filo. Ma accanto alle ombre, c’è stata anche una straordinaria capacità di reinventarsi, tornando protagonista negli anni Ottanta e proseguendo fino agli ultimi anni con una sensibilità sempre viva, spesso accompagnato dal jazz, sua antica passione.

Indimenticabile il legame con Ornella Vanoni, musa e compagna di vita, un amore artistico e sentimentale che ha attraversato il tempo e lasciato tracce indelebili nella musica italiana. Fu lei stessa a raccontare con ironia e tenerezza il loro primo incontro, ricordando “quel ragazzo bruttino” a cui chiese una canzone, senza immaginare che da lì sarebbe nata una delle collaborazioni più fertili e iconiche della nostra storia musicale.

Il ricordo e l’eredità artistica

E ancora, il ricordo commosso di Fabio Fazio, che lo ha definito “un gigante, un poeta, un pittore”, capace di dipingere con le parole scenari destinati a restare, evocando quell’idea di canzone come quadro, come spazio emotivo in cui riconoscersi. Paoli è stato anche uomo pubblico, deputato, figura schiva e insieme profondamente incisiva, sempre distante dalle logiche dello spettacolo più superficiale, fedele a un’idea alta e quasi artigianale del mestiere di artista.

Oggi, nel silenzio che segue la sua scomparsa, resta una musica che continua a parlare, a consolare, a raccontare amori e solitudini con una verità rara. E mentre le sue note tornano a riempire stanze e ricordi, sembra quasi che quel cielo senza pareti che lui aveva immaginato continui ad aprirsi, infinito, sopra ciascuno di noi.

A cura di Nora Taylor
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