I bonifici effettuati tra familiari possono attirare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate, che potrebbe decidere di verificare la reale natura del trasferimento di denaro. In alcune situazioni, infatti, i versamenti ricevuti su un conto corrente possono indurre il Fisco a ipotizzare la presenza di redditi non dichiarati. Per evitare contestazioni, il contribuente deve dimostrare con documentazione chiara, completa e tracciabile che il denaro non deriva da attività imponibili.
Nel corso degli anni la giurisprudenza ha fornito indicazioni molto precise. I giudici hanno chiarito che questa presunzione non ha carattere assoluto e può essere superata soltanto attraverso prove analitiche e documentate. Una sentenza della Corte di Giustizia Tributaria del 2024 ha infatti stabilito che un bonifico ricevuto da un familiare non assume automaticamente natura reddituale, salvo il caso in cui l’Amministrazione finanziaria riesca a dimostrare con elementi concreti, dettagliati e circostanziati che le somme derivano da attività soggette a tassazione.
In un’altra pronuncia, la stessa Corte ha confermato che i trasferimenti di denaro tra parenti non costituiscono automaticamente reddito imponibile, soprattutto quando rispondono a finalità di solidarietà familiare oppure a motivazioni di carattere affettivo. Nonostante questo orientamento favorevole ai contribuenti, alcuni errori possono comunque favorire l’avvio di controlli fiscali ed è quindi opportuno evitarli.
I controlli sui conti correnti risultano sempre più numerosi
Secondo la Corte dei Conti, nel 2025 le attività di monitoraggio su conti bancari e partite Iva considerate potenzialmente a rischio hanno superato quota 6.500, registrando un incremento che sfiora il triplo rispetto agli anni precedenti.
Questo dato non impedisce certamente di aiutare economicamente un figlio con il pagamento dell’affitto, sostenere un familiare in difficoltà, fare un regalo a un parente oppure concedere un prestito a un fratello. Chi effettua questi trasferimenti deve però adottare alcune semplici precauzioni. Un approfondimento pubblicato da Repubblica raccoglie infatti una serie di domande e risposte con consigli pratici per ridurre il rischio di contestazioni.
Aiutare economicamente un familiare è consentito
La normativa non vieta di trasferire denaro ai figli oppure ai parenti stretti. Ogni persona può sostenere economicamente un proprio familiare attraverso un bonifico bancario senza violare alcuna disposizione.
Se però quel movimento rientra nell’ambito di una verifica fiscale più ampia, il contribuente dovrà spiegare in maniera precisa l’origine delle somme. In questi casi non basta una semplice dichiarazione, perché l’Agenzia delle Entrate richiede elementi oggettivi e documenti capaci di confermare la reale natura del trasferimento.
La legge non prevede alcun limite massimo per i bonifici tra familiari. Tuttavia, quando l’importo risulta particolarmente elevato, conviene compilare una causale dettagliata e conservare tutta la documentazione utile per giustificare l’operazione anche a distanza di diversi anni.
Quando una banca può effettuare una segnalazione
Molti ritengono che oltre una determinata soglia scatti automaticamente una comunicazione alla Uif, cioè all’Unità di informazione finanziaria. In realtà le regole funzionano in modo diverso.
La normativa non individua una cifra precisa oltre la quale una banca deve obbligatoriamente segnalare un’operazione sospetta. L’istituto di credito valuta ogni movimento confrontandolo con il profilo del cliente e con le sue abituali operazioni finanziarie.
Il discorso cambia per i bonifici da e verso l’estero. Quando il trasferimento supera i 15 mila euro, le banche devono effettuare le comunicazioni previste dalla normativa antiriciclaggio. È importante ricordare comunque che una segnalazione alla Uif non corrisponde automaticamente a un accertamento fiscale.
Le decisioni dei giudici rafforzano la posizione dei contribuenti
La normativa attribuisce all’Agenzia delle Entrate la possibilità di svolgere indagini finanziarie, chiedendo a banche e intermediari tutte le informazioni relative ai conti correnti di un contribuente per ricostruire ogni movimento di denaro.
La legge introduce una presunzione secondo la quale i versamenti possono rappresentare redditi non dichiarati, salvo prova contraria. Tuttavia la giurisprudenza ha limitato questa interpretazione.
La Cassazione, con l’ordinanza n. 11633 del 2021, ha chiarito che il semplice accredito di una somma sul conto corrente non dimostra automaticamente l’esistenza di un reddito imponibile. Il Fisco deve infatti produrre elementi concreti e specifici che sostengano questa ricostruzione.
Repubblica ricorda inoltre che la Corte di Giustizia Tributaria della Puglia, attraverso due diverse sentenze, ha confermato che i bonifici tra familiari stretti non assumono automaticamente natura reddituale quando chi riceve il denaro dimostra, mediante documentazione tracciabile, che il trasferimento risponde a finalità solidaristiche oppure affettive.
Per questo motivo gli esperti consigliano di utilizzare sempre strumenti di pagamento tracciabili, come bonifici bancari o assegni non trasferibili, indicando una causale semplice ma sufficientemente dettagliata.
Le causali migliori e quelle che conviene evitare
La causale rappresenta uno degli aspetti più importanti dell’intera operazione. Deve risultare precisa, chiara e facilmente comprensibile.
Tra gli esempi più efficaci rientrano:
- “donazione per acquisto prima casa”;
- “regalo per la laurea di…”;
- “prestito infruttifero come da scrittura privata del [data]”;
- “contributo spese universitarie di…”;
- “anticipo eredità per acquisto immobile da padre a figlio”.
Quando il beneficiario non coincide con il coniuge oppure con un figlio, conviene indicare anche il grado di parentela per rendere ancora più chiaro il motivo del trasferimento.
Al contrario, è preferibile evitare causali generiche come “vari” oppure “aiuto”, perché non spiegano la finalità del pagamento. Anche espressioni come “compenso”, “onorario” oppure “fattura n. X” possono creare equivoci e far ipotizzare un pagamento collegato a un’attività lavorativa anziché a un sostegno familiare.
Quali documenti conservare per affrontare eventuali verifiche
Il primo documento da archiviare consiste nell’estratto conto che riporta il bonifico. Se la cifra risulta particolarmente importante, conviene predisporre anche una scrittura privata sottoscritta da entrambe le parti, nella quale indicare la data, l’importo, il motivo del trasferimento e i dati anagrafici di chi versa e di chi riceve il denaro.
Se il trasferimento rappresenta un prestito, il documento dovrebbe riportare anche le modalità di restituzione. Successivamente occorre conservare tutte le prove dei rimborsi effettuati, accompagnandole con una causale altrettanto dettagliata, ad esempio “restituzione prestito del…”.
Tutta la documentazione deve rimanere disponibile per molti anni, perché l’Agenzia delle Entrate può avviare indagini finanziarie fino a sette anni dopo il trasferimento delle somme oggetto della verifica. Conservare ogni documento in modo ordinato rappresenta quindi la soluzione più efficace per dimostrare la natura del bonifico e affrontare con serenità qualsiasi eventuale controllo.
A cura di Nora Taylor
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