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Chiudono i negozi italiani: cosa sta succedendo?

Le abitudini d'acquisto dei cittadini stanno ridisegnando la presenza dei negozi sul territorio nazionale a favore del digitale

by Davide Cannata
ph web negozi chiusi

Tra il 2018 e il 2025 il tessuto urbano italiano ha subito un cambiamento marcato, con la chiusura di circa 96mila attività commerciali. La distribuzione al dettaglio tradizionale ha ridotto in modo significativo la propria presenza, passando da 666.479 esercizi a 570.313, con una contrazione del 14,4%. Si tratta di una trasformazione strutturale evidenziata dall’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio, che fotografa un settore in piena evoluzione.

La diminuzione dei punti vendita non coincide però con un calo della capacità economica del comparto. Al contrario, il commercio al dettaglio ha dimostrato una forte capacità di adattamento: il fatturato complessivo è salito da 326,8 a 410,7 miliardi di euro, registrando una crescita del 25,7%. Anche la produttività per addetto è aumentata, passando da 172mila a 220mila euro, con un incremento del 27,9%, segnale di un sistema più efficiente.

I settori più colpiti e le nuove dinamiche

A subire maggiormente gli effetti di questo cambiamento sono state le piccole attività di quartiere e il comparto legato ai consumi culturali e ricreativi, che ha segnato un calo del 21,9%. A incidere sono state soprattutto le chiusure di edicole, librerie, cartolerie e negozi di dischi. Anche il commercio ambulante ha registrato una flessione significativa del 27,3%, mentre i piccoli esercizi alimentari hanno perso il 17,9% dei punti vendita.

Parallelamente, i discount alimentari hanno ampliato la propria rete del 7,4% e hanno più che raddoppiato il fatturato con un aumento del 101,1%. Nello stesso periodo, l’e-commerce ha visto crescere le vendite del 41,9%. In difficoltà invece le grandi superfici tradizionali come gli ipermercati, che hanno registrato un calo dell’8,4%.

Occupazione stabile e nuove configurazioni del mercato

Nonostante le preoccupazioni legate alla possibile desertificazione urbana, l’occupazione nel settore ha mostrato una tenuta inattesa. Il numero complessivo degli addetti è diminuito solo dell’1,8%, grazie all’assorbimento della forza lavoro da parte della grande distribuzione. Supermercati e grandi catene hanno infatti aumentato gli occupati dell’8,3%, compensando le perdite del commercio tradizionale.

Alcuni comparti hanno evidenziato segnali positivi: i negozi di abbigliamento, calzature e gioielleria hanno registrato un aumento dell’occupazione del 3,4%, mentre le farmacie hanno ampliato la propria rete del 4,2%, sostenute da una domanda costante e da servizi sempre più diversificati. Il quadro complessivo mostra un sistema con meno negozi ma più strutturato e competitivo: in sintesi, meno botteghe e più grande distribuzione.

A cura della redazione

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