Con l’arrivo dell’estate, milioni di italiani tornano a riempire il carrello con i gelati confezionati. Negli ultimi anni, però, molti consumatori hanno notato una differenza evidente. Le confezioni mantengono un aspetto molto simile a quello del passato, ma il contenuto risulta più ridotto. Allo stesso tempo, i prezzi continuano a salire. Questo fenomeno, conosciuto con il nome di shrinkflation, coinvolge ormai numerosi prodotti alimentari e modifica le abitudini di acquisto di molte famiglie.
I gelati più famosi hanno perso peso e volume
Tra i prodotti più conosciuti, la Coppa del Nonno presenta oggi una quantità inferiore rispetto a quella di alcuni anni fa. Il peso è infatti sceso da 70 a 65 grammi. Anche il Maxibon prodotto da Nestlé ha registrato una riduzione delle dimensioni. Il celebre gelato è passato da 102 a 96 grammi. Il Magnum Classic, invece, mostra una porzione più contenuta rispetto al passato e oggi raggiunge prezzi molto più alti rispetto ai primi anni Duemila.
I cambiamenti riguardano anche i gelati su stecco. Il volume medio è diminuito nel tempo ed è passato da 120 a 100 millilitri. Nello stesso periodo, i prezzi hanno registrato un incremento medio del 14%. Anche i coni confezionati seguono la stessa tendenza. Le quantità hanno subito una riduzione di circa l’8%, mentre il prezzo al chilogrammo è aumentato da 16 a 20 euro.
Cos’è la shrinkflation e come influisce sulla spesa
La shrinkflation rappresenta una strategia che molte aziende utilizzano per limitare aumenti troppo evidenti sui prezzi. Invece di modificare in modo significativo il costo esposto sugli scaffali, i produttori riducono il peso o il volume delle confezioni. In questo modo il prezzo appare quasi identico, ma il consumatore porta a casa meno prodotto.
Molte persone si accorgono del fenomeno soltanto dopo avere confrontato le confezioni attuali con quelle del passato. Per questo motivo cresce l’attenzione verso il prezzo al chilo o al litro, un valore che permette di capire con maggiore precisione il costo reale di ogni prodotto.
I rincari delle materie prime cambiano le strategie delle aziende
Negli ultimi anni, l’intero settore alimentare ha dovuto affrontare aumenti importanti. Le materie prime, l’energia e i trasporti hanno registrato costi sempre più elevati. Molte imprese hanno quindi scelto di intervenire sulle quantità presenti nelle confezioni invece di applicare aumenti ancora più marcati ai listini.
Alla fine, però, il risultato per i consumatori cambia poco. Le famiglie spendono di più e acquistano quantità inferiori rispetto al passato. Questa situazione non riguarda soltanto i gelati, ma interessa anche molti altri prodotti che fanno parte della spesa quotidiana.
I consumatori prestano sempre più attenzione alle etichette
Negli ultimi tempi, sempre più persone controllano con attenzione le informazioni presenti sulle confezioni. Il prezzo al chilogrammo o al litro rappresenta uno strumento utile per confrontare i prodotti e valutare la convenienza reale.
«A parità di prezzo, le quantità continuano a diminuire», ricordano spesso le associazioni dei consumatori. L’attenzione verso il rapporto tra prezzo e quantità cresce continuamente e aiuta le famiglie a compiere scelte più consapevoli durante la spesa.
Con l’estate entrata nel vivo, i gelati confezionati continuano a occupare un posto importante nelle abitudini degli italiani. Dietro confezioni molto simili a quelle di qualche anno fa, però, si nascondono porzioni più piccole e prezzi sempre più elevati. La shrinkflation continua così a cambiare il modo di fare la spesa e spinge i consumatori a osservare con maggiore attenzione ogni acquisto.
A cura di Nora Taylor
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