Home Daynews24Imputabilità dei minori: approvato il nuovo disegno di legge

Imputabilità dei minori: approvato il nuovo disegno di legge

Cambiano le procedure di accertamento per i giovanissimi imputati: ecco cosa prevede il testo inviato alle Camere

by Davide Cannata
Carlo Nordio ph IG

Un’importante svolta legislativa reinterpreta i principi della giustizia penale per i più giovani in Italia. Su proposta presentata congiuntamente con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, la riunione del Consiglio dei Ministri presieduta da Giorgia Meloni ha approvato un nuovo disegno di legge focalizzato sui parametri di valutazione della capacità di intendere e di volere per i ragazzi di età compresa tra i 14 e i 17 anni compiuti. L’elemento portante dell’intervento normativo risiede nell’introduzione della presunzione relativa di imputabilità nell’età adolescenziale, una scelta che supera l’impostazione storica risalente al Codice Penale del 1930 e inverte l’onere della prova legato all’accertamento della maturità psicofisica del giovane al momento del reato.

Inversione dell’onere della prova e superamento del Codice Rocco

Per comprendere la portata di questo cambiamento, occorre esaminare il quadro normativo previgente basato sull’articolo 98 del Codice Penale e sul d.P.R. 448 del 1988, contenente il codice di procedura penale minorile. Nell’impostazione tradizionale, il minore sotto i 14 anni era, e rimane tuttora, considerato del tutto non imputabile per presunzione assoluta. Al contrario, per la fascia compresa tra i 14 e i 18 anni, il giudice e il pubblico ministero avevano l’obbligo di accertare caso per caso la presenza della capacità di intendere e di volere, e senza una prova rigorosa della maturità del ragazzo il processo non poteva condurre a una condanna penale. Il nuovo provvedimento ribalta questo principio: d’ora in avanti la maturità e la capacità di comprendere il valore sociale della propria condotta e di determinarsi in modo autonomo si presumono esistenti fino a prova contraria per chiunque abbia compiuto 14 anni. Di conseguenza, spetterà alla difesa dell’imputato produrre elementi idonei a dimostrare l’eventuale immaturità o incapacità psicofisica al momento del fatto per escludere l’imputabilità, fermi restando la soglia minima dei 14 anni sotto la quale non si è mai punibili e il beneficio dello sconto di pena per la minore età previsto dallo stesso articolo 98 del Codice Penale.

Le posizioni di Giorgia Meloni e Carlo Nordio sul provvedimento

Al termine dei lavori del Consiglio dei Ministri, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha illustrato la ratio strategica e culturale della norma, sottolineando la necessità di ripristinare la responsabilità individuale anche di fronte a reati commessi da soggetti giovanissimi. La Premier ha dichiarato:

“Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni, anche quando è minorenne. Con questa norma vogliamo affermare un principio di equità e fermezza: chi aggredisce, chi rapina o chi devasta beni pubblici e privati deve pagare per le proprie responsabilità. Questo provvedimento colpisce soprattutto chi pensa di essere intoccabile o chi sfrutta i minori come manovalanza, ma lancia anche un messaggio chiarissimo a quei ragazzi che credono di poter violare le regole nell’illusione della totale impunità.”

In sintonia con la Premier, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio ha rivendicato la natura razionale e di ammodernamento del testo, spiegando che la soglia dell’imputabilità rimane ferma a 14 anni e che non sono stati introdotti inasprimenti edittali sproporzionati, rendendo l’azione giudiziaria più spedita ed efficace. Nordio ha evidenziato che le regole previgenti risalivano al Codice Rocco del 1930, un’epoca storicamente e socialmente distante in cui la criminalità giovanile presentava dinamiche differenti, mentre oggi un sedicenne possiede strumenti digitali, informazione e consapevolezza sociale enormemente superiori rispetto al passato. Nello specifico, il Guardasigilli ha affermato:

“Non abbiamo abbassato la soglia minima dell’imputabilità, che rimane ferma a quattordici anni, e non abbiamo introdotto inasprimenti edittali sproporzionati. Abbiamo reso l’azione giudiziaria più spedita ed efficace. Le regole precedenti risalivano al Codice Rocco del 1930, un’epoca storicamente e socialmente distante in cui la delinquenza giovanile aveva connotati del tutto diversi. Oggi un sedicenne dispone di un livello di informazione, di strumenti digitali e di consapevolezza sociale incomparabilmente superiore rispetto al passato.”

Il raccordo con il Decreto Caivano e il dibattito tra politica e giuristi

L’intervento sull’imputabilità completa un percorso legislativo teso a contrastare la devianza giovanile nelle aree urbane, le bande di strada e i reati violenti tra minorenni, agganciandosi e rafforzando gli strumenti normativi del Decreto Caivano. Tra le misure integrate rientrano l’estensione delle possibilità di arresto in flagranza e fermo per i minori sorpresi con armi bianche o da fuoco, un forte inasprimento sanzionatorio per il porto ingiustificato di coltelli e oggetti atti ad offendere, e l’aggravamento delle pene per i reati commessi in gruppo, con particolare attenzione a danneggiamenti, risse e aggressioni nelle zone della movida o sui trasporti pubblici. Sintetizzando la novità, l’accertamento della maturità si trasforma da requisito da dimostrare a carico dell’accusa a condizione presunta salvo prova contraria, adeguando il sistema penale alla maggiore consapevolezza sociale dei giovani contemporanei pur mantenendo la soglia dei 14 anni e l’attenuante della minore età.

L’approvazione del disegno di legge ha suscitato un immediato scontro politico e istituzionale. Le forze di opposizione hanno criticato la scelta del Governo, denunciando il ricorso alla demagogia penale per affrontare questioni sociali complesse. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha evidenziato come la risposta al disagio giovanile non possa esaurirsi nella sola leva punitiva, richiedendo investimenti nell’istruzione, nelle periferie e nelle politiche di inclusione sociale anziché fare affidamento sulla carcerazione minorile. Analoga contrarietà è stata espressa da esponenti del Movimento 5 Stelle e dell’Alleanza Verdi e Sinistra, i quali temono il sovraffollamento degli istituti penali minorili e un indebolimento dei percorsi di reinserimento. Sul piano tecnico, unioni di camere penali ed esperti di diritto minorile sollevano perplessità sulla compatibilità della presunzione relativa di imputabilità con l’articolo 27 della Costituzione, che attribuisce alla pena una funzione rieducativa e richiede certezza della colpevolezza e della capacità al momento del fatto, rimarcando l’esigenza di preservare le garanzie previste dalle convenzioni internazionali sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Il testo trasmesso dal Consiglio dei Ministri comincerà ora nei prossimi giorni l’iter d’esame nelle commissioni parlamentari competenti per il dibattito e la conversione in legge.

A cura della redazione

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