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Italia, crisi del riciclo plastica: stop alla raccolta urbana

Mentre aumentano le criticità sul territorio, ecco cosa sta frenando il riciclo della plastica in Italia e quali sono i rischi concreti per i cittadini

by Davide Cannata
Luca De Gaetano PlasticFree ph Press

Non si tratta di disservizi sporadici o di semplici intoppi logistici momentanei: la gestione dei rifiuti plastici lungo la penisola italiana sta affrontando una crisi strutturale e di sistema che rischia di compromettere la regolarità del servizio di raccolta differenziata urbano.

Stoccaggi al limite della capienza e blocchi da Nord a Sud

I segnali di allarme si moltiplicano lungo il territorio nazionale, investendo aree geograficamente distanti come Sardegna, Puglia, Sicilia, Marche, Veneto ed Emilia-Romagna. In queste regioni, le strutture intermedie di selezione e conferimento hanno ormai saturato la capienza massima autorizzata per legge, impedendo ai materiali accumulati di defluire con continuità verso gli impianti finali di riciclo. Tale imbuto operativo sta costringendo vari gestori ad applicare restrizioni, sospensioni e a prospettare il fermo temporaneo dei ritiri.

A fare il punto sulla situazione è Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus, organizzazione di volontariato attiva dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da polimeri: «La raccolta degli imballaggi in plastica si sta fermando in territori diversi e distanti tra loro perché il sistema a valle non riesce più ad assorbire regolarmente tutto il materiale conferito. Quanto sta accadendo non può essere considerato una successione di incidenti occasionali: è il segnale evidente di una filiera sottoposta a una pressione ormai difficilmente sostenibile».

Chiusure in Europa, costi energetici e concorrenza estera

Alla radice del blocco vi è una complessa congiuntura economica e industriale che tocca l’intero continente. Negli ultimi anni in Europa hanno chiuso i battenti ben 45 impianti di riciclo, mentre in Italia se ne contano due fermi e altri due interessati da interventi di ammodernamento. A gravare sui bilanci delle aziende trasformatrici sono l’impennata delle bollette energetiche, la ridotta capacità di trattamento e la forte concorrenza della plastica vergine, spesso preferita rispetto ai polimeri rigenerati per via del forte afflusso di materiali a basso costo provenienti da Paesi extraeuropei. A subire maggiormente questo stallo sono gli imballaggi multistrato o eterogenei e le frazioni plastiche a basso valore, per le quali trovare una collocazione economicamente sostenibile è diventato quasi impossibile.

L’associazione richiama inoltre l’attenzione sull’equivoco che confonde la semplice separazione domestica con il recupero effettivo. Come sottolineato da Luca De Gaetano: «Per anni l’Italia è stata raccontata come un Paese particolarmente virtuoso, ma troppo spesso nel dibattito pubblico si sovrappongono raccolta differenziata, recupero ed effettivo riciclo. Una parte consistente della plastica immessa sul mercato non viene intercettata dalla raccolta differenziata, perché finisce nell’indifferenziato o viene dispersa nell’ambiente. Sul totale degli imballaggi in plastica immessi al consumo, a malapena la metà viene effettivamente riciclata. Conferire correttamente un imballaggio è fondamentale, ma non garantisce che quel materiale torni sul mercato come nuova materia».

Il modello lineare che affida interamente agli impianti a valle l’onere di trattare volumi sempre più ampi mostra ormai tutti i propri limiti: «Il riciclo è indispensabile, ma non può assorbire quantità sempre crescenti di plastica. Continuare a produrre e immettere sul mercato sempre più imballaggi, affidando al riciclo il compito di risolvere tutto a valle, è un modello che sta mostrando tutti i suoi limiti. Quando diminuiscono gli impianti, si restringe il mercato della materia riciclata e si riempiono gli stoccaggi, la crisi risale inevitabilmente la filiera fino a mettere a rischio la raccolta nei Comuni».

PlasticFree ph Press

PlasticFree ph Press

Prevenzione a monte, ecodesign e acquisti consapevoli

Per superare la fase critica, la proposta formulata da Plastic Free Onlus punta a una radicale trasformazione a monte dei consumi: un taglio drastico del packaging superfluo, il potenziamento di modelli basati sul riuso e la riprogettazione ecocompatibile dei prodotti, affinché siano predisposti fin dall’origine all’integrazione di materiali riciclati. In merito a questo, Luca De Gaetano chiarisce: «Non possiamo continuare ad aumentare la quantità di plastica immessa sul mercato e pensare che basti differenziarla per risolvere il problema. La riduzione deve avvenire prima che l’imballaggio diventi un rifiuto. Ai cittadini chiediamo di continuare a effettuare correttamente la raccolta differenziata e di seguire le indicazioni dei propri Comuni, ma serve contemporaneamente un cambiamento profondo nei modelli di produzione e consumo».

Una transizione in cui le abitudini dei singoli cittadini si devono affiancare all’evoluzione dei processi industriali: «Le scelte dei consumatori possono orientare il mercato. Privilegiare prodotti sfusi, riutilizzabili o privi di imballaggi in plastica significa inviare un segnale preciso alle aziende e spingerle a ripensare il modo in cui confezionano e presentano i propri prodotti. Parallelamente coinvolgiamo le imprese in percorsi concreti di cambiamento. Solo diminuendo la plastica immessa sul mercato possiamo affrontare davvero il problema alla radice».

Per approfondire le tematiche legate al riciclaggio e comprendere meglio le sfide del settore, scopri il video completo su Instagram.

A cura della redazione

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