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L’economia della musica dal vivo tra record e spese fisse

Un'indagine completa sul settore della musica dal vivo mette in luce l'evoluzione delle tariffe e le molteplici spese che compongono il bilancio complessivo di un grande evento

by Davide Cannata
ph web concerto stadio live

Partecipare a un concerto si sta trasformando in un impegno finanziario sempre più consistente. Stando ai dati riportati dall’Annuario Siae 2025, nel corso del 2025 il prezzo medio di un biglietto in Italia si è attestato su 45,55 euro, segnando un incremento del 56,38% a confronto con i 25,68 euro del 2016. Rispetto al 2024, anno in cui la tariffa media era pari a 40,54 euro, l’aumento è stato del 12,4%, determinando una variazione superiore ai 19 euro nell’arco di un decennio. La cifra riportata sul titolo d’ingresso rappresenta tuttavia unicamente una frazione della spesa totale che gli appassionati devono affrontare.

Un’indagine svolta dall’Osservatorio nazionale Federconsumatori rivela che i costi aggiuntivi ammontano mediamente a 52,50 euro. A pesare maggiormente sul budget è il parcheggio, con un costo medio di 22,50 euro, a cui si aggiungono 11 euro per cibo e bevande, 10,50 euro destinati alle prevendite, 6 euro relativi alle commissioni e 2,50 euro per l’e-ticket. Sommando tali importi alla tariffa base del biglietto di 45,55 euro, l’esborso complessivo raggiunge i 98,05 euro per persona. Tale cifra rimane comunque prudenziale, poiché non tiene conto delle spese di trasporto in treno o automobile, dell’eventuale pernottamento e dell’acquisto di merchandising, fattori che spingono facilmente il costo totale oltre i 100 euro.

Rilevazioni Pollstar e Siae tra grande musica internazionale ed eventi nazionali

Il rialzo dei prezzi risulta ancora più marcato nelle grandi strutture e negli stadi che ospitano gli artisti di maggior richiamo. Per le edizioni dal vivo degli interpreti italiani, il prezzo medio nel 2025 si è posizionato a 57,34 euro (rispetto ai 52,25 euro dell’anno precedente), mentre per le star internazionali la quota media è salita a 92,15 euro (contro i 90,59 euro del 2024), evidenziando uno scarto tra repertorio nazionale ed estero superiore a 34 euro. Su scala globale, le analisi effettuate dalla testata specializzata Pollstar indicano un incremento medio dei prezzi prossimo al 70% nel giro di dieci anni.

Nelle graduatorie internazionali pubblicate da Pollstar per il 2025, al primo posto tra le tournée più onerose figura Beyoncé con una media di 255,36 dollari. La segue Lady Gaga con 215,49 dollari, mentre la terza posizione vede appaiati Kendrick Lamar e SZA con 203,59 dollari. Proseguendo nella classifica si trovano gli Oasis, riuniti per la reunion del 2025, con 181,93 dollari, seguiti da The Weeknd a 152,72 dollari, Chris Brown a 144,93 dollari e Post Malone a 144,39 dollari. La top ten si chiude con i Coldplay a 133,80 dollari, Shakira a 129,32 dollari e gli Imagine Dragons a 113,89 dollari. Questi dati rappresentano valori medi che oscillano in base a città, data, settore e posto.

Nel contesto italiano, le esibizioni più redditizie del 2025 secondo la Siae hanno visto il primato di artisti stranieri, con i concerti degli AC/DC all’Autodromo di Imola, di Ed Sheeran allo Stadio Olimpico di Roma il 14 luglio e dei Linkin Park all’Ippodromo di Milano. Gli unici esponenti della musica italiana presenti nella top ten del botteghino sono Luciano Ligabue, giunto al sesto posto con lo show alla RCF Arena di Reggio Emilia, e Max Pezzali, posizionatosi al nono posto con la data all’Autodromo di Imola.

Un mercato da 1,16 miliardi spinto dal pop-rock e i rischi per la scena emergente

I rincari si collocano in una fase di forte espansione economica per il settore. Secondo l’Annuario Siae 2025, la spesa del pubblico per la musica dal vivo ha toccato quota 1,16 miliardi di euro, facendo registrare un aumento del 17,5% rispetto ai 989,3 milioni del 2024, superando il calcio e doppiando il volume d’affari del cinema. L’incasso medio per singolo evento è salito a 17.117 euro (+13,3%) e l’introito per locale ha raggiunto 68.672 euro (+15,5%). I locali attivi sono saliti a 16.922 e i comuni coinvolti a 4.567 (entrambi con un +1,7%), mentre gli organizzatori sono scesi a 11.965 (in calo dell’1,9%). Nel corso dell’anno si sono tenuti 67.890 concerti (+3,6%) con la partecipazione di 31,5 milioni di spettatori (+8,7%). Pure costituendo soltanto il 2% degli eventi totali, i concerti attraggono il 12,4% del pubblico e generano il 27% della spesa complessiva.

Il genere pop-rock si conferma la forza trainante, assorbendo l’83,8% del pubblico e il 91,6% della spesa, superando un miliardo di euro attraverso 39.195 spettacoli. Le cause di questa impennata di prezzi risiedono nella sostenuta domanda post-pandemica di momenti condivisi dal vivo, nelle trasformazioni del modello economico musicale dovuto allo streaming che ha ridotto i guadagni sulle riproduzioni rendendo i tour la risorsa economica principale per gli artisti, e nella complessità delle produzioni moderne tra scenografie mastodontiche, schermi, luci, impianti audio e logistica. In tale contesto si profila il rischio di un mercato a due velocità, in cui i grandi eventi riempiono gli stadi mentre i piccoli club e le scene indipendenti faticano ad attrarre risorse, pur rappresentando il terreno fondamentale per la crescita e la sperimentazione dei nuovi talenti.

A cura della redazione

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