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Mafia, fermata a Palermo la banda del Kalashnikov

L'inchiesta ha portato al fermo di 15 persone e ha coinvolto altri sette indagati già detenuti per altri procedimenti. Gli investigatori descrivono un'organizzazione che avrebbe imposto il pizzo con incendi, raffiche di mitra e continue intimidazioni. Secondo l'accusa, uno dei presunti promotori avrebbe continuato a impartire ordini direttamente dal carcere

by Nora Taylor
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Una nuova operazione contro la criminalità organizzata ha colpito il mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo, nel territorio di Palermo. I carabinieri hanno eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di 15 persone gravemente indiziate di numerosi reati, mentre altri sette indagati risultano già detenuti per differenti vicende giudiziarie. L’indagine ha ricostruito le attività di un gruppo che, secondo l’accusa, avrebbe portato avanti una campagna estorsiva attraverso azioni intimidatorie particolarmente violente, continue e organizzate, con l’obiettivo di assoggettare imprenditori e commercianti operanti in diverse aree della città.

Salvatore Verga al centro dell’inchiesta

Gli investigatori indicano Salvatore Verga, detenuto nel carcere di Trani, come una delle figure di maggiore rilievo dell’organizzazione. Secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe continuato a dirigere il gruppo anche durante la detenzione, impartendo disposizioni agli altri indagati e mantenendo un ruolo decisionale nelle attività della cosca. L’inchiesta evidenzia come il presunto coordinamento avrebbe coinvolto anche altri soggetti ancora in corso di identificazione, ai quali sarebbero stati affidati compiti operativi sul territorio.

Tra le accuse figura anche la disponibilità di un consistente arsenale. Gli investigatori contestano a Salvatore Verga e ad altri soggetti ancora da identificare la detenzione illegale di fucili mitragliatori con il relativo munizionamento, quattro pistole, un revolver calibro 38, un fucile a pompa, una pistola calibro 40 e altre due pistole acquistate di recente. Secondo gli inquirenti, la presenza di numerose armi comuni e da guerra avrebbe rafforzato il potere intimidatorio dell’organizzazione e avrebbe favorito il controllo del territorio attraverso la paura.

Estorsioni e intimidazioni in numerosi quartieri di Palermo

L’inchiesta colloca l’inizio della nuova offensiva criminale nel novembre del 2025. Da quel momento, secondo gli investigatori, la cosiddetta banda del Kalashnikov avrebbe intensificato le proprie attività estorsive nel territorio riconducibile al mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo. Le contestazioni comprendono estorsione, tentata estorsione, porto illegale di armi comuni, detenzione di armi da guerra e altri reati aggravati dalla contestazione dell’associazione mafiosa.

Gli investigatori hanno ricostruito diversi episodi intimidatori che avrebbero interessato un’ampia porzione del territorio palermitano, dallo Zen fino a Sferracavallo e Isola delle Femmine. Il gruppo avrebbe colpito numerosi esercizi commerciali utilizzando bottiglie incendiarie e raffiche di mitra contro le attività prese di mira. Le intimidazioni avrebbero creato un clima di paura e di forte pressione nei confronti degli operatori economici, ai quali il gruppo avrebbe cercato di imporre il pagamento del pizzo.

L’attacco alla sede della Sicily by Car

Tra gli episodi ritenuti più gravi dagli investigatori compare anche il violento incendio che ha danneggiato una delle sedi della società Sicily by Car lo scorso 11 giugno. Secondo l’accusa, Salvatore Verga avrebbe disposto l’azione poche ore prima del proprio fermo nell’ambito della prima fase dell’indagine. Gli investigatori ritengono che abbia affidato l’incarico a Rosario Piazza e Gian Mattia Celestino, ai quali avrebbe chiesto di appiccare le fiamme alla struttura.

La società risultava già tra le aziende che avevano subito una serie di precedenti intimidazioni ed episodi estorsivi. Secondo la ricostruzione investigativa, alcune azioni avrebbero previsto anche l’impiego di armi da guerra. L’incendio rappresenterebbe quindi uno degli episodi più significativi contestati nell’ambito dell’inchiesta e uno dei simboli della strategia intimidatoria attribuita al gruppo.

Le indagini proseguono sulla rete dell’organizzazione

Il provvedimento di fermo nasce, secondo l’impostazione accusatoria, dalla necessità di evitare il rischio di fuga degli indagati e di interrompere una nuova offensiva estorsiva che avrebbe interessato numerosi imprenditori e commercianti. Gli investigatori ritengono che l’organizzazione abbia ripreso rapidamente la propria attività nonostante il precedente intervento che, nel febbraio del 2025, aveva già portato all’arresto di diversi appartenenti al sodalizio mafioso, compresi alcuni esponenti ritenuti ai vertici.

L’attività investigativa continua con l’obiettivo di identificare eventuali altri componenti dell’organizzazione e di ricostruire nel dettaglio ogni episodio contestato. Il procedimento giudiziario proseguirà nelle sedi competenti, dove ogni posizione verrà valutata nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino all’eventuale pronuncia definitiva.

A cura di Nora Taylor
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