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Naufragi nel Mediterraneo: l’analisi delle rotte a rischio

Il nuovo dossier di ISMU e IOM evidenzia le criticità delle traversate marittime verso l'Europa e l'evoluzione delle tratte più insidiose

by Davide Cannata
immigrazione ph ai

In occasione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza del 3 ottobre, celebrata anche per ricordare la tragedia del 2013 a Lampedusa costata la vita a 368 persone, la Fondazione ISMU ETS ha segnalato da Milano, in data 2 ottobre 2026, un drammatico bilancio sulle traversate verso l’Europa. Sulla scorta delle statistiche fornite dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (IOM), al 24 settembre 2026, giorno dell’ultimo naufragio documentato, sono già 1.971 i migranti deceduti o dispersi nelle acque dall’inizio dell’anno. Analizzando il periodo compreso tra il 2014 e lo scorso 24 settembre, il dato complessivo di morti e scomparsi lungo le tre rotte del Mediterraneo ha oltrepassato quota 35mila persone, con la maggior parte degli eventi verificatasi nel Mediterraneo centrale lungo la tratta marittima che dalla Libia conduce verso l’Italia.

Le traversate sempre più letali tra il calo degli arrivi e il ciclone Harry

Anche nel 2026 la navigazione nel Mediterraneo centrale si attesta come la traversata più rischiosa in assoluto, sebbene negli ultimi anni si sia registrato un incremento consistente degli arrivi via mare lungo la rotta occidentale verso la Spagna e le Isole Baleari spagnole, con una parallela crescita dei naufragi. Nello specifico, le vittime accertate su questa direttrice sono state 483 nel 2025, dopo le 171 del 2023 e le 191 del 2024. Nei primi nove mesi del 2026, alla data del 13 settembre in cui è disponibile l’ultimo riscontro, coloro che hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’Europa lungo questo corridoio rappresentano il 31% delle vittime registrate nell’intero Mediterraneo.

La Fondazione ISMU ETS ricorda inoltre che, come evidenziato dalla IOM nel report Global Overview of Migration Routes (Jan-April 2026), i viaggi via mare si stanno rivelando sempre più letali malgrado il calo generale degli arrivi irregolari in Europa nel corso del 2026. Nei primi quattro mesi dell’anno, infatti, a fronte di una flessione degli arrivi del 46% rispetto al medesimo arco temporale del 2025, il conteggio dei migranti deceduti nel Mediterraneo centrale è più che raddoppiato. Oltre la metà delle vittime, pari a 430 persone, è stata censita nel mese di gennaio, in coincidenza con il passaggio del ciclone Harry che si è abbattuto su Sicilia, Sardegna e Calabria. Similmente, sulla rotta del Mediterraneo orientale i decessi sono triplicati per effetto dei molteplici naufragi avvenuti al largo di Creta, pur in presenza di una netta diminuzione degli sbarchi.

La rotta occidentale verso la Spagna e la crisi nell’enclave di Ceuta

Sempre secondo il medesimo documento della IOM, la rotta del Mediterraneo occidentale diretta verso la Spagna è stata l’unica ad aver evidenziato un aumento rilevante degli arrivi (+66%) nei primi quattro mesi del 2026, dovuto principalmente ai consistenti transiti terrestri verso Ceuta e Melilla. Verso la fine di luglio, si è verificato l’ingresso in massa nell’enclave di Ceuta di circa 72mila persone arrivate in gran parte dal Marocco, le quali hanno raggiunto il suolo spagnolo nuotando attorno ai frangiflutti costieri oppure camminando lungo il litorale. La maggior parte dei migranti marocchini ha fatto ritorno volontariamente in patria, mentre circa 5mila persone originarie dell’Africa subsahariana, non soggette a rimpatrio, sono rimaste a Ceuta in condizioni precarie a causa del sovraffollamento dei centri di accoglienza. Si stima infine che durante tali attraversamenti abbiano perso la vita almeno cento persone.

Fonte: elaborazioni della Fondazione ISMU ETS su dati IOM (https://missingmigrants.iom.int/).

A cura della redazione

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