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Nuovi sviluppi giudiziari attorno al Ponte sullo Stretto

Un'inattesa bufera giudiziaria rischia di travolgere una delle opere pubbliche più discusse del Paese, mettendo a rischio fondi miliardari e scuotendo profondamente i mercati finanziari

by Davide Cannata
ph web ponte stretto messina

Le grandi opere italiane tornano sotto pressione a causa di nuove indagini giudiziarie, con effetti immediati sulla fiducia degli investitori in una fase delicata per il Paese. La Procura di Roma ha inserito tre persone nel registro degli indagati per corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto di Messina, un progetto dal valore superiore ai 13,5 miliardi di euro, pari a circa lo 0,7% del Prodotto Interno Lordo nazionale. I carabinieri del Ros hanno eseguito perquisizioni tra Roma, Frosinone e Reggio Calabria, sequestrando documenti e dispositivi elettronici. Tra gli indagati figurano Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, l’imprenditore Vincenzo Virgiglio e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già consigliere della Stretto di Messina Spa.

Il presunto sistema di pressioni

Secondo gli inquirenti, al centro dell’indagine vi sarebbe il tentativo di influenzare il giudizio di legittimità della Corte dei Conti sul progetto definitivo dell’infrastruttura. I privati coinvolti avrebbero avvicinato il magistrato promettendo sostegno per futuri incarichi pubblici dopo il pensionamento. La Procura descrive un meccanismo strutturato di scambio di informazioni, in grado di compromettere l’imparzialità degli organi di controllo. In una nota ufficiale si legge che i due intermediari volevano “condizionare” l’esame della Corte a favore della società. Le indagini evidenziano inoltre tentativi di contatto con altri magistrati ritenuti strategici, mentre il giudice avrebbe fornito aggiornamenti costanti sulle procedure, incluse informazioni riservate sugli orientamenti interni e sull’evoluzione della Camera di Consiglio.

Impatto economico e rischi per il progetto

Le conseguenze economiche dell’inchiesta potrebbero incidere anche sul costo del debito legato ai futuri green bond, destinati a coprire il 40% dell’opera. Gli analisti stimano un possibile aumento dei costi di gestione fino al 5% a causa dei rallentamenti burocratici. L’accusa sostiene che il magistrato avesse esaminato la decisione negativa del 29 ottobre 2025, impegnandosi a redigere una memoria tecnica da consegnare al commercialista della società. In cambio, avrebbe manifestato “l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata”. Lo scenario richiama precedenti come il Mose di Venezia, dove i costi finali aumentarono del 120% rispetto alle stime iniziali. L’inchiesta rischia inoltre di bloccare i fondi europei e compromettere l’intero piano finanziario: se le accuse fossero confermate, si stima un aumento del 35% del rischio di stop ai cantieri, con il congelamento di investimenti privati e circa settemila posti di lavoro diretti a rischio nel settore dell’edilizia pesante. Ora si attendono gli sviluppi delle analisi del materiale sequestrato per capire il futuro dell’opera simbolo del Mezzogiorno.

A cura della redazione

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