Ogni memoria autentica chiede una scelta di campo
Ricordare non significa restare fermi nel passato. Non equivale a incorniciare vecchie foto o a celebrare anniversari svuotati di senso. Ricordare, oggi, significa schierarsi. Significa prendere posizione, scegliere da che parte stare, riconoscere la realtà e difendere i valori fondanti della nostra democrazia.
Chi usa la parola “memoria” come fosse una candela da spegnere tradisce il suo significato più vero. La memoria, quella viva, brucia, interroga, scuote le coscienze. Primo Levi, che ha conosciuto l’inferno dei campi di concentramento, ci ha lasciato parole precise: “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario.” Nessuno può restare neutrale davanti alla Storia. Chi dimentica, perde il diritto al futuro.
La letteratura e il coraggio di ricordare

festa della liberazione
Italo Calvino, partigiano e scrittore, ha raccontato la Resistenza con uno sguardo limpido e ironico. Nei suoi testi, la libertà non appare come un’idea astratta, ma come una conquista quotidiana, fragile e preziosa. Calvino ha scelto di ricordare senza retorica, ma con radicalità. E quella scelta resta un insegnamento morale ancora oggi valido.
Tina Anselmi, staffetta partigiana e prima ministra donna della Repubblica, non ha mai separato la memoria dall’impegno politico. Ha raccontato la lotta contro il fascismo nelle scuole, ha denunciato la loggia P2, ha difeso la Costituzione con fermezza e dolcezza insieme. Il suo esempio parla chiaro: non si può onorare il 25 Aprile se non si difendono le sue radici.
E Pier Paolo Pasolini, poeta e regista scomodo, ci ha lasciato parole durissime e necessarie. Ha scritto che “essere vivi è un dovere”, e vivere, per lui, significava lottare contro l’omologazione, contro il conformismo che cancella il pensiero critico. Anche lui, con ogni sua opera, ha scelto di ricordare, sempre e comunque.
La memoria costruisce il presente e difende il futuro
Chi considera la memoria una forma di nostalgia non ha capito cosa significa davvero “resistere”. Ogni volta che una scuola racconta la Storia, ogni volta che un lettore riapre Se questo è un uomo, ogni volta che una madre spiega ai figli cosa successe il 25 Aprile, la memoria agisce. Diventa presente attivo, futuro in costruzione.
Il 25 Aprile non è un rito da archiviare con la bandiera. È un’occasione per riprendersi le parole, per dare senso al passato, per ricordare che la libertà ha avuto un prezzo. Non basta commemorare. Serve continuare a scegliere, ogni giorno, da che parte stare.
Ricordare non è un gesto di tenerezza, è un atto di coraggio.
A cura di Veronica Aceti
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