Home Daynews24Roma-Pescara, il treno “veloce” battuto dall’ordinario

Roma-Pescara, il treno “veloce” battuto dall’ordinario

L'introduzione della nuova corsa prometteva tempi record, ma la realtà svela tempi di percorrenza paradossalmente superiori a quelli dei convogli tradizionali

by Davide Cannata
Treno veloce ph Unsplash

L’asse su rotaia che unisce Roma e Pescara rimane una delle questioni infrastrutturali maggiormente dibattute nel Centro Italia. L’attivazione dei collegamenti ribattezzati “Regionale Veloce”, ideati allo scopo di ridurre le distanze fra la Capitale e la costa adriatica superando la dorsale appenninica, ha scatenato forti proteste da parte di comitati di pendolari, associazioni di categoria e forze politiche locali. Al centro delle rimostranze vi è un rapporto costi-benefici giudicato del tutto inadeguato: a fronte di annunci ufficiali e cospicui investimenti finanziari, la riduzione della durata del tragitto appare minima, lasciando irrisolte le difficoltà storiche affrontate ogni giorno dai viaggiatori lungo questa linea.

La promessa di un servizio rapido deve fare i conti con gli ostacoli tecnici e geomorfologici di una rete a binario unico per la maggior parte del suo percorso. Dovendo affrontare curve a raggio ridotto, forti pendenze appenniniche e fermate nevralgiche come Chieti, Sulmona e Avezzano, i convogli guadagnano soltanto pochissimi minuti rispetto ai treni ordinari, facendo registrare tempi di viaggio complessivi superiori alle tre ore e venti minuti. Tale situazione penalizza fortemente il treno rispetto alla concorrenza del trasporto su gomma, sia con mezzi privati sia con gli autobus gran turismo che transitano sulle autostrade A24 e A25, verso cui continua a orientarsi la maggior parte della domanda di mobilità tra le due regioni.

La gestione dei fondi pubblici e il ruolo di RFI

I rilievi più aspri si concentrano sulle scelte di spesa e sull’impostazione degli interventi. Destinare risorse all’acquisto di materiale rotabile o all’istituzione di corse aggiuntive senza aver prima completato il raddoppio e la rettifica del tracciato viene considerato dai critici un semplice intervento di facciata. Ad accrescere la tensione sono intervenute anche le decisioni riguardanti la rimodulazione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per i lotti prioritari della linea. Da più parti si sottolinea come focalizzare i capitoli di spesa su misure tampone distolga risorse e attenzione dal traguardo primario: una radicale opera di ammodernamento dell’infrastruttura gestita da RFI.

Regolarità del servizio e richieste per il futuro tra Lazio e Abruzzo

Oltre al fattore velocità, emergono pesanti criticità sulla regolarità e sulle connessioni intermodali. Le frequenti cancellazioni impreviste, i ritardi cronici dovuti agli incroci obbligati sui segmenti a binario unico e l’inadeguatezza delle coincidenze presso i principali nodi metropolitani trasformano gli spostamenti in percorsi a ostacoli. La richiesta compatta proveniente dai territori abruzzesi e laziali non si limita a ritocchi agli orari, ma invoca l’apertura rapida dei cantieri per il raddoppio selettivo, l’adozione di sistemi avanzati di segnalamento e la costruzione di varianti di tracciato capaci di assicurare un collegamento moderno, sostenibile ed economicamente razionale per l’intera collettività.

A cura della redazione

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