Home Daynews24Rottamazione di Imu, Tari e multe, Italia divisa tra adesioni e rinunce

Rottamazione di Imu, Tari e multe, Italia divisa tra adesioni e rinunce

Da Roma a Palermo aumenta il numero delle amministrazioni che scelgono la sanatoria locale, mentre in molte aree del Nord prevalgono soluzioni differenti

by Davide Cannata
ph web rottamazione quinquies

La rottamazione quinquies per Imu, Tari e multe è arrivata al passaggio decisivo. Il 31 luglio è infatti il termine ultimo entro cui i Comuni possono decidere di aderire alla definizione agevolata introdotta dalla legge di Bilancio 2026, ma il quadro che si sta delineando evidenzia una marcata differenza tra Centro-Sud e Nord.

La misura si applica soltanto ai debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2000 e il 31 dicembre 2023 e permette ai contribuenti di chiudere le cartelle riferite ai tributi locali, inclusi Imu, Tari, Tasi e multe della polizia locale, versando esclusivamente il capitale inizialmente dovuto e le spese di notifica o di esecuzione. Restano invece esclusi interessi, sanzioni e gran parte degli oneri accessori, con una riduzione significativa dell’importo complessivo da regolarizzare.

L’adesione non è automatica come avviene per le rottamazioni nazionali. Ogni Comune deve approvare una delibera specifica, trasmetterla all’Agenzia delle Entrate-Riscossione e pubblicarla sul proprio sito istituzionale entro il 31 luglio. Solo i cittadini residenti nei Comuni che avranno aderito potranno usufruire della sanatoria.

Le città che hanno aderito e il divario territoriale

L’elenco definitivo non è ancora stato pubblicato, ma dalle delibere già approvate emerge una partecipazione particolarmente ampia nel Centro-Sud. Roma è in testa tra le grandi città che hanno scelto di mettere a disposizione questa opportunità, seguita da Napoli, Palermo, Bari e Catania. Nel Nord, invece, le adesioni risultano più limitate e coinvolgono soprattutto Genova e Venezia.

Anche tra i capoluoghi regionali e provinciali prevalgono gli enti del Centro e del Mezzogiorno. Nel Lazio hanno deliberato l’adesione Fiumicino, Civitavecchia, Guidonia Montecelio, Tivoli, Pomezia, Anzio, Nettuno, Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti. A questi si aggiungono Pescara, L’Aquila, Terni e Ancona, a conferma di una presenza rilevante lungo tutta la fascia centrale della Penisola.

Nel Mezzogiorno la partecipazione appare ancora più estesa. Hanno scelto di aderire Pozzuoli, Giugliano, Torre del Greco, Caserta, Salerno e Avellino in Campania, oltre a Taranto, Lecce, Foggia, Andria e Barletta in Puglia. Completano il quadro Lamezia Terme e Reggio Calabria, mentre nelle isole compaiono Marsala, Gela, Siracusa, Ragusa, Messina, Sassari e Olbia.

Le alternative del Nord e il calendario per i contribuenti

Nel Nord Italia, invece, molte amministrazioni stanno seguendo un’impostazione diversa. Milano ha deciso di non aderire alla rottamazione quinquies locale e di non prevedere alcuna riduzione sui tributi comunali, lasciando invariate le normali regole della riscossione. Torino, invece, ha optato per un altro percorso, sfruttando la possibilità prevista dalla legge di Bilancio 2026 di introdurre una definizione agevolata autonoma, gestita direttamente dalle proprie strutture senza passare dalla procedura nazionale.

Questa possibilità costituisce uno degli aspetti più innovativi della riforma. I Comuni che riscuotono direttamente oppure che si affidano a concessionari privati non rientrano infatti nella rottamazione quinquies nazionale, ma possono adottare regolamenti autonomi scegliendo quali tributi inserire, quali annualità prendere in considerazione e quale riduzione applicare a interessi e sanzioni.

Dal punto di vista economico, la misura punta a migliorare nello stesso tempo la condizione finanziaria delle famiglie e i bilanci dei Comuni. Molti enti locali, infatti, preferiscono recuperare in tempi rapidi almeno il capitale dei crediti invece di continuare a tenere a bilancio somme difficilmente esigibili, spesso accumulate in oltre vent’anni.

Per i contribuenti interessati il calendario è già fissato. Dal 15 settembre 2026 l’Agenzia delle Entrate-Riscossione renderà disponibili, nell’area riservata del proprio portale, i dati utili per individuare le cartelle definibili. Le domande potranno essere presentate dal 16 settembre al 31 ottobre 2026 esclusivamente attraverso i canali telematici.

Chi aderirà potrà scegliere se pagare in un’unica soluzione entro il 31 gennaio 2027 oppure ricorrere a una rateizzazione lunga, fino a 54 rate bimestrali distribuite in nove anni. Le scadenze saranno nei mesi di gennaio, marzo, maggio, luglio, settembre e novembre, con una rata minima di 100 euro. Sulle somme rateizzate matureranno interessi del 3% annuo a partire dal 1° febbraio 2027.

La rottamazione quinquies locale si conferma così uno dei principali strumenti fiscali del 2026 per favorire il recupero dei crediti comunali. L’adesione non uniforme, però, produce un evidente squilibrio territoriale: a pochi chilometri di distanza, contribuenti con debiti identici potrebbero trovarsi davanti a condizioni molto diverse solo in base alle decisioni assunte dal proprio Comune. Una differenza che è destinata ad alimentare il confronto sull’equità fiscale e sull’autonomia degli enti locali.

A cura della redazione

Leggi anche: Organi di ricambio e cloni: inizia l’era della post-umanità

Seguici su Instagram e Facebook

error: Il contenuto è protetto!!