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Sanità, aumentano le visite nei tempi previsti, ma ancora troppi ritardi

Il nuovo monitoraggio evidenzia un miglioramento delle prestazioni erogate entro i tempi previsti nel primo semestre del 2026, ma quasi tre milioni di cittadini continuano ad affrontare attese superiori agli standard fissati dal Servizio sanitario nazionale, con forti differenze tra le Regioni e criticità ancora marcate per alcuni esami diagnostici

by Nora Taylor
sanità liste attesa ph fp

La lotta contro le liste d’attesa mostra i primi risultati concreti, ma il percorso verso un sistema sanitario più efficiente resta ancora lungo. Il primo semestre del 2026 registra infatti un miglioramento nella capacità delle strutture pubbliche e private accreditate di garantire visite mediche ed esami diagnostici entro i tempi previsti. Nonostante questo progresso, quasi tre milioni di italiani continuano a ricevere le prestazioni sanitarie oltre le scadenze stabilite, confermando che il problema rimane uno dei principali nodi del Servizio sanitario nazionale.

Il Bollettino realizzato dall’Agenas evidenzia che nei primi sei mesi del 2026 sono state effettuate 1,6 milioni di visite ed esami in più nei tempi di garanzia rispetto allo stesso periodo del 2025. Cresce la percentuale delle prime visite eseguite entro le scadenze previste, passata dal 76,4% al 78,5%, mentre gli esami diagnostici rispettano i tempi nell’84,6% dei casi rispetto all’82,8% registrato un anno prima. Si tratta di un miglioramento significativo che testimonia gli effetti delle misure introdotte negli ultimi anni, anche se i dati mostrano come le difficoltà non siano ancora state superate.

Quasi tre milioni di cittadini attendono oltre i tempi previsti

Nel primo semestre dell’anno 2 milioni e 811 mila italiani hanno dovuto attendere più del previsto prima di ottenere una visita specialistica o un esame diagnostico. Le situazioni più favorevoli riguardano generalmente le prestazioni classificate come urgenti, che devono essere garantite entro tre giorni. In questa categoria oltre l’80% delle visite viene effettuato entro il limite previsto, mentre una parte ridotta subisce rinvii di pochi giorni. Rimane però una quota di pazienti che deve attendere molto più a lungo, con casi nei quali la prima disponibilità supera addirittura un mese dalla richiesta.

Le criticità aumentano progressivamente nelle altre classi di priorità. Per le visite classificate come brevi, che dovrebbero essere effettuate entro dieci giorni, quasi un paziente su cinque supera il termine previsto. Ancora più complessa la situazione per le visite differibili, da eseguire entro trenta giorni, dove oltre un quarto delle prestazioni viene effettuato in ritardo e una parte dei cittadini deve attendere oltre sei mesi. Anche per le visite programmate emergono situazioni particolarmente pesanti: sebbene la maggioranza venga erogata entro i tempi previsti, una quota di utenti arriva a superare i 300 giorni di attesa.

Le colonscopie restano tra gli esami più critici

Gli esami diagnostici mostrano nel complesso un miglioramento, ma continuano a presentare difficoltà rilevanti per alcune prestazioni considerate prioritarie. Le colonscopie urgenti rappresentano ancora il punto più critico: quasi il 65% non viene effettuato entro i tre giorni previsti. Situazioni simili riguardano anche l’elettromiografia e la risonanza magnetica dell’addome, mentre oltre la metà delle gastroscopie urgenti supera il limite massimo fissato.

Il quadro appare invece decisamente migliore per altri accertamenti. La mammografia urgente, ad esempio, rispetta i tempi stabiliti in quasi il 90% dei casi, dimostrando come alcune aree abbiano raggiunto livelli di efficienza molto più elevati rispetto ad altre.

Le Regioni migliorano, ma restano forti differenze territoriali

Il monitoraggio conferma che la situazione continua a cambiare sensibilmente da una Regione all’altra. Per quanto riguarda le prime visite specialistiche, Basilicata guida la classifica nazionale con il 98,9% delle prestazioni erogate entro i tempi di garanzia. Seguono Marche, Lazio e Veneto, tutte oltre il 90%. Buoni risultati arrivano anche da Molise, Calabria, Campania, Liguria e Lombardia.

Tra le Regioni che hanno registrato i miglioramenti più consistenti rispetto al 2025 spiccano Liguria e Lombardia, mentre gli arretramenti più evidenti riguardano la Provincia Autonoma di Trento e la Sicilia. Anche per gli esami diagnostici il Veneto occupa la prima posizione, seguito da Campania, Basilicata e Marche. Importanti progressi vengono segnalati anche in Umbria e ancora una volta in Lombardia, mentre l’Abruzzo registra il calo più marcato rispetto all’anno precedente.

Le prestazioni urgenti mostrano i progressi più evidenti

I dati del primo semestre evidenziano un miglioramento soprattutto nelle prestazioni con maggiore priorità clinica. Le visite urgenti effettuate entro tre giorni salgono all’81%, contro il 77,7% registrato nello stesso periodo del 2025. Anche le visite classificate come brevi migliorano, raggiungendo l’80,2% entro i dieci giorni previsti.

Segnali positivi arrivano anche dagli accertamenti diagnostici. Gli esami urgenti eseguiti entro tre giorni aumentano dal 73,2% al 76,4%, mentre quelli inseriti nella classe di priorità breve passano dal 75,9% al 77,6%. Si tratta di risultati che confermano un graduale recupero nella capacità organizzativa del sistema sanitario, pur lasciando aperte numerose criticità.

Orazio Schillaci: “Abbiamo intrapreso la strada giusta”

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha commentato i dati sottolineando i primi effetti della normativa introdotta negli ultimi due anni. “Credo che la strada che abbiamo intrapreso due anni fa con la legge sia quella giusta e abbiamo instaurato una sana competizione tra le Regioni.”

Orazio Schillaci ha inoltre spiegato di non voler distinguere tra prestazioni garantite dal servizio pubblico e quelle assicurate dal privato accreditato, ribadendo che l’obiettivo principale resta consentire ai cittadini di effettuare visite ed esami entro i tempi stabiliti. Il ministro ha però riconosciuto che persistono profonde differenze territoriali. “Il dato che mi piace di meno è questa disuguaglianza nell’offerta e nella presa in carico dei pazienti tra Regione e Regione: su questo bisogna lavorare. Credo però che, finalmente, avere un metodo scientifico per misurare quello che avviene nella sanità pubblica e nelle liste di attesa sia importante perché abbiamo lo strumento che ci permette, se c’è la volontà, di migliorare.”

I dati del primo semestre del 2026 mostrano quindi un sistema sanitario che sta recuperando efficienza, soprattutto nelle prestazioni più urgenti. Allo stesso tempo, evidenziano come le liste d’attesa rappresentino ancora una delle principali sfide della sanità italiana, con milioni di cittadini costretti ad aspettare oltre i tempi previsti e con differenze territoriali che continuano a influenzare in modo significativo l’accesso alle cure.

A cura di Nora Taylor
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