La denuncia istituzionale e le critiche ai pareri legali
Nella giornata del 26 gennaio 2026, Michele Lo Foco, avvocato e membro del Consiglio Superiore della Cinematografia, ha inviato una comunicazione formale alla direzione di Ciak Generation oltre che al Ministro della Cultura, all’Avvocatura Generale dello Stato e ad altri soggetti istituzionali, esprimendo forti preoccupazioni sull’operato della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del Ministero della Cultura. Lo Foco afferma che le richieste di parere all’Avvocatura dello Stato sarebbero state formulate su informazioni non verificate, selezionate in modo funzionale e con omissione di fatti rilevanti, e che in alcuni casi le circostanze rappresentate non corrispondono alla realtà perché derivate da denunce contenenti elementi inesistenti. Secondo l’avvocato, l’amministrazione non avrebbe verificato l’attendibilità delle fonti prima di investire l’Avvocatura dello Stato, generando pareri successivamente utilizzati per “sostenere e coprire provvedimenti amministrativi già adottati” invece di orientare correttamente l’azione amministrativa.
Lo Foco sottolinea un principio giuridico fondamentale: “Il parere dell’Avvocatura dello Stato non trasferisce la responsabilità dall’Amministrazione richiedente, non sana vizi istruttori e non può essere utilizzato come schermo per decisioni fondate su fatti non veri o rappresentati in modo distorto.” Egli evidenzia che l’uso improprio di tali pareri può comportare profili di responsabilità sia contabile sia penale per l’ente che li ha richiesti.
Richieste precise di trasparenza e accesso agli atti
Nel testo della lettera, Michele Lo Foco formula una serie di richieste precise volte a fare piena luce sulla questione. Egli chiede di poter visionare tutte le richieste di parere inviate dalla Direzione Generale Cinema e Audiovisivo all’Avvocatura dello Stato, tutte le risposte ricevute, la documentazione posta a fondamento di tali richieste e di confrontare questi atti con i fatti reali che avrebbero dovuto incidere sulle decisioni amministrative adottate. Lo Foco precisa che questa richiesta è iure officii, non ha natura difensiva e non è collegata a contenziosi in corso, ma nasce dall’esercizio delle sue funzioni istituzionali per garantire trasparenza e correttezza dell’azione amministrativa.
Termine perentorio e conseguenze della mancata risposta
Nella comunicazione inviata, l’avvocato assegna un termine perentorio di dieci giorni dal ricevimento affinché si attivi un confronto formale, si renda disponibile tutta la documentazione richiesta e si avvii una verifica trasparente e completa del procedimento seguito. Egli chiarisce che non accetterà un silenzio o un rifiuto basato su richiami generici alla riservatezza, soprattutto se rivolti a un organo istituzionale con il compito di verificare la correttezza dell’azione amministrativa.
Lo Foco annuncia inoltre che, in caso di mancato riscontro entro il termine stabilito, procederà “senza ulteriore preavviso” con una segnalazione formale alla Corte dei Conti e un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per accertare eventuali profili di responsabilità amministrativa e penale legati all’uso dei pareri dell’Avvocatura dello Stato.
Un atto istituzionale reso pubblico
La lettera è stata inviata non solo alla direzione di Ciak, ma anche ai parlamentari, ai membri del Consiglio Superiore della Cinematografia, ai vertici della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e ad altri soggetti istituzionali coinvolti. Michele Lo Foco spiega di aver deciso di rendere pubblico il testo integrale perché ritiene che la trasparenza nei confronti dell’opinione pubblica e del settore sia fondamentale: non si tratta di un’opinione personale, ma di un atto istituzionale già depositato presso le autorità competenti.
Resta da vedere come risponderanno le istituzioni coinvolte nei prossimi giorni e se si aprirà davvero un confronto formale o, come paventato dall’avvocato, si avvieranno le azioni previste verso la Corte dei Conti e la Procura della Repubblica di Roma.
A cura di Nora Taylor
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