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Stop al superfluo: il carovita ridefinisce le spese

Ristorazione e spettacoli pagano il conto del carovita: le famiglie sacrificano l'intrattenimento esterno per coprire il rincaro della spesa

by Davide Cannata
Inflazione ph Pexels

L’impatto prolungato dell’inflazione e la mancata crescita dei salari non stanno unicamente riducendo il potere d’acquisto, ma ridefiniscono in profondità la scala delle priorità quotidiane. Nel corso dell’ultimo triennio, i nuclei familiari hanno concentrato le proprie uscite sulle necessità fondamentali, quali la nutrizione e la tutela della salute, mettendo in secondo piano lo svago, le serate fuori e i piani a lungo termine. Questo quadro emerge dall’indagine demoscopica realizzata ad agosto 2026 su un gruppo rappresentativo e ponderato di 1.230 cittadini tra i 18 e i 74 anni registrati sulla piattaforma Qualify, confluita nel Rapporto Coop 2026. Il dato centrale illustra come la necessità di limitare le spese superflue si accompagni a un netto distacco dall’acquisto impulsivo, rimettendo al centro la sfera relazionale e il vissuto personale secondo il principio per cui “Essere conta più di avere”.

I rincari del carrello e la sanità a pagamento: le pressioni sul bilancio domestico

Mentre i costi legati al divertimento esterno, come ristoranti, bar, spettacoli e concerti, hanno fatto registrare un marcato calo, le spese inevitabili hanno subito un incremento forzato. I fattori che incidono con maggior forza sulle finanze domestiche sono la spesa alimentare, appesantita dalla costante pressione inflattiva, e il settore sanitario. Riguardo a quest’ultimo ambito, le lunghissime liste d’attesa che caratterizzano il servizio pubblico spingono sempre più persone a ricorrere a strutture private per poter effettuare visite specialistiche ed esami diagnostici.

Questa congiuntura economica ha finito per penalizzare pesantemente le decisioni di investimento più rilevanti, come la ristrutturazione degli immobili, l’acquisto di un veicolo o la compravendita della casa. Oltre la metà di coloro che intendevano comprare un’abitazione ha dovuto rinunciare: nel 71% delle circostanze la rinuncia è dovuta a quotazioni immobiliari insostenibili, mentre per il 41% la causa è l’assoluta carenza di liquidità disponibile.

Dalla necessità economica al consumo consapevole: il rigetto del superfluo

La flessione generale della spesa non dipende esclusivamente dai vincoli finanziari. Sebbene le ristrettezze economiche rappresentino la ragione principale, parallelamente si afferma una maturata consapevolezza individuale. L’83% del campione ha diminuito le proprie spese per sbarrare la strada allo shopping superfluo o compulsivo, mentre il 63% dichiara di voler accantonare risorse per il domani e preferisce “comprare meno ma meglio”. Inoltre, il 38% cita quale motivo primario la tutela dell’ambiente e la lotta contro gli sprechi, e il 27% sceglie di destinare il proprio denaro all’acquisizione di esperienze piuttosto che all’acquisto di beni materiali.

Si delinea in questo modo la figura di un acquirente attento, razionale e concreto:

  • 9 italiani su 10 effettuano una comparazione di caratteristiche e prezzi prima di procedere con qualsiasi acquisto;
  • 8 su 10 comprano beni solamente di fronte a un effettivo bisogno concreto, prolungando l’utilizzo di ciò che possiedono fino a totale usura;
  • L’81% ha provveduto nell’ultimo anno a regalare, vendere o donare oggetti di seconda mano;
  • Oltre due terzi ha preferito accomodare e riparare un bene danneggiato piuttosto che sostituirlo con uno appena fabbricato.

Al contrario, la tanto celebrata sharing economy mostra evidenti difficoltà nel decollare: nell’ultimo anno l’84% degli intervistati non ha fatto ricorso a prestiti o noleggi in alternativa all’acquisto definitivo, mentre il 52% non ha mai concesso in uso temporaneo i propri beni a terzi.

La centralità degli affetti e la durabilità: i nuovi criteri di scelta

La revisione degli stili di vita condiziona direttamente anche la percezione del benessere individuale. In cima alle fonti di appagamento personale figurano le relazioni affettive, con il tempo trascorso insieme ad amici e parenti che raccoglie il 55% delle indicazioni, seguito dai viaggi (45%) e dai passatempi personali (38%). Al contrario, la “movida” e la frequentazione dei locali scivolano agli ultimi posti, considerate gratificanti unicamente dal 9% delle persone. Prendendo in esame le categorie merceologiche, le vacanze guidano l’indice di gradimento con il 42%, precedendo cibo e bevande al 27% e l’offerta culturale al 26%.

Tale mutamento culturale investe anche i fattori identitari. La professione lavorativa, il patrimonio accumulato e la consistenza economica non costituiscono più i cardini per definire lo status sociale, mentre l’esperienza religiosa si ferma a un modesto 10% di rilevanza di primo piano. Nel giudizio sociale assumono un peso decisivo il bagaglio di competenze, il registro comunicativo e la capacità empatica nelle relazioni, certificando il superamento dell’esteriorità a favore della dimensione interiore.

Questa rinnovata visione si riflette infine nei criteri che orientano la spesa. A confronto con il 2017, la semplice ricerca del costo più basso risulta meno determinante rispetto all’effettiva utilità e alla durata nel tempo del bene. Nel comparto dei grandi elettrodomestici e dei prodotti tecnologici prevale la fiducia verso marchi affidabili, mentre nell’abbigliamento e nelle calzature le decisioni d’acquisto sono dettate dal gusto estetico e dalla qualità costruttiva, con il prezzo che passa in secondo piano. Di fronte a un clima di incertezza globale, il modello di consumo si sposta così verso la sobrietà e il valore effettivo delle cose.

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