La Regione Lombardia è finita al centro di una pesante iniziativa giudiziaria promossa dall’associazione Cittadini per l’Aria, che accusa l’ente di non aver protetto adeguatamente la popolazione dai rischi legati allo smog. Attraverso un esposto depositato presso la Procura di Milano in data 24 settembre 2025, integrato successivamente il 1° aprile 2026, viene denunciato un sistema di gestione ambientale incapace di rispondere con efficacia all’emergenza inquinamento, con particolare riferimento alle emissioni di biossido di azoto generate dal traffico stradale.
Misure insufficienti e sforamenti dei limiti ambientali
Secondo la documentazione presentata, che include atti della Commissione europea, gli interventi regionali sono stati giudicati tardivi e privi della necessaria ambizione. Le limitazioni alla circolazione avrebbero riguardato solo mezzi obsoleti e periodi limitati, mentre le azioni sul riscaldamento domestico e nel settore agricolo sarebbero state implementate con anni di ritardo o affidate alla volontarietà . Nel corso del 2025, i dati hanno evidenziato criticità persistenti: a Cinisello Balsamo il biossido di azoto resta oltre i limiti dopo sedici anni dalla normativa, mentre per il PM10 si contano superamenti in ben 17 stazioni lombarde. Situazioni analoghe interessano il PM 2.5 a Soresina e l’ozono, con valori costantemente sopra le soglie di allarme e ben oltre i parametri suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Responsabilità istituzionali e possibili risvolti penali
Il ritardo nelle politiche ambientali è considerato inaccettabile dall’associazione, poiché i benefici delle strategie regionali sarebbero stati proiettati solo al 2025, vent’anni dopo l’introduzione degli obblighi di legge. Gloria Pellone, coordinatrice di Cittadini per l’Aria, ha dichiarato in merito: «Non siamo di fronte a un’emergenza improvvisa, ma a un problema noto da decenni. Le istituzioni avevano dati, strumenti e indicazioni precise su cosa fare. Eppure, le azioni sono state rinviate, tardive o incomplete». La vicenda richiama le condanne già inflitte dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea nel 2012, 2020 e 2022. Sotto il profilo legale, l’avvocato Marino Careglio ipotizza la configurazione del reato di inquinamento ambientale colposo, introdotto nel 2015, sottolineando che «la rilevanza penale della vicenda appare configurabile alla luce dei reati ambientali introdotti nell’ordinamento nel 2015, tra cui il reato di inquinamento ambientale colposo, il quale prevede una specifica tutela giuridica penale anche della qualità dell’aria».
A cura della Redazione
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