Quaranta anni fa, l’Italia realizzò il suo primo accesso a Internet, un evento che passò inosservato a causa dell’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl quattro giorni prima, il 26 aprile 1986, la cui nube radioattiva stava raggiungendo l’Europa e l’Italia. Come riferisce Elisabetta Tola, quel collegamento storico tra il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Pisa e la Pennsylvania negli Stati Uniti seguì un itinerario complesso: il segnale, trasmesso via cavo della Sip monopolista statale delle telecomunicazioni a 64 kbit/s, arrivò all’Italcable di Frascati, poi al centro spaziale di Telespazio nella piana del Fucino in Abruzzo, e fu lanciato verso il satellite Intelsat V fino a un computer americano, ricevendo la risposta “Okay”. Così l’Italia entrò ufficialmente in Internet.
Le origini e i pionieri della rete
Internet era ancora giovane: meno di vent’anni prima, nell’ottobre 1969, la rete Arpanet dell’agenzia di ricerca della Difesa statunitense (poi Darpa) aveva inviato un segnale dall’università UCLA di Los Angeles allo Stanford Research Institute, collegando sud e nord della California. Arpanet, che presto unì 16 università americane, era una tra varie reti come Alohanet, PRNet e Satnet sviluppate da pionieri dell’informatica delle comunicazioni. La svolta arrivò nel 1973 con Vinton Cerf e Bob Kahn, che crearono il protocollo TCP/IP, dividendo i dati in pacchetti indipendenti e definendo regole per instradarli tra reti diverse, permettendo a ciascuna di operare internamente a modo suo ma usando un linguaggio comune ai confini per formare una “rete di reti”, ovvero Internet.
Superamento ostacoli e ritardo italiano
Tredici anni dopo Cerf e Kahn, l’Italia si unì alla rete, quarta in Europa dopo Germania Ovest, Gran Bretagna e Norvegia, grazie a Antonio Blasco Bonito sistemista di protocolli, Stefano Trumpy direttore del CNUCE di Pisa (parte del Cnr, ora cessato) e Luciano Lenzini ricercatore responsabile networking al CNUCE. Nel documentario LOGIN: il giorno in cui l’Italia scoprì internet, Riccardo Luna narra come Lenzini studiò a Cambridge (Massachusetts) i progressi telecom americani, poi convinse Bob Kahn a venire in Italia per la configurazione, ottenendo dal Dipartimento della Difesa il gateway (router). “Internet era ancora una rete giovane che collegava pochi centri di supercomputing tra vari stati americani e, in più, in Italia c’erano altre reti di computer che collegavano aziende e università”, scrive Arturo Di Corinto; infuriava la “feroce battaglia dei protocolli” tra università, centri ricerca, Europa e America. I tre combatterono la burocrazia italiana per trasmettere via Fucino, partendo sei anni prima negli anni Ottanta. Nel 1987 nacque il primo dominio cnuce.cnr.it e il .it (gestito dall’Istituto di informatica e telematica del Cnr di Pisa), tappa della globalizzazione, con “La necessità di fare rete era assai urgente in un mondo che stava assumendo sempre più la dimensione contemporanea e globale” nota Elisabetta Tola. Commercialmente, I.Net di Stefano Quintarelli e Marco Negri (1994) e Video On Line di Nicola Grauso (1993, ceduta nel 1996 a Telecom Italia become Tin.it) faticarono per costi alti del monopolio Telecom Italia fino al 1998, bassa alfabetizzazione, pochi computer e ritardo banda larga: connessi dall’1% (1996) al 23% (2000), oltre 50% solo nel 2010 (oggi 89%). La nube di Chernobyl offuscò questo cammino pionieristico.
A cura di Davide Cannata
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