Con il via libera definitivo dell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, è stata promulgata la norma locale diretta a definire tempi, modalità e percorsi organizzativi per l’aiuto medico alla morte volontaria. L’Emilia-Romagna si colloca così come terza Regione sul territorio nazionale ad aver approvato un dispositivo di questo tipo, posizionandosi subito dopo la Toscana, intervenuta nel febbraio 2025, e la Sardegna, che ha deliberato nel settembre 2025. Tale provvedimento intende superare sul piano locale l’inazione del Parlamento italiano, dando seguito ai pronunciamenti emanati dalla Corte Costituzionale e, in modo specifico, alla Sentenza n. 242/2019 legata alla vicenda Cappato/DJ Fabo.
Le disposizioni approvate tracciano con accuratezza l’operato del Servizio Sanitario Regionale nell’assistenza alle persone che avanzano richiesta di accedere alla procedura. Tra gli elementi cardine figura la totale gratuità dell’iter, che garantisce la copertura finanziaria integrale delle fasi istruttorie, dell’erogazione dei farmaci e della fornitura dei presidi medici da parte delle strutture sanitarie pubbliche regionali. Inoltre, per scongiurare rinvii burocratici a danno di individui in stato di grave sofferenza, la legge impone tempistiche rigorose. L’analisi dei singoli casi spetta a una Commissione medica di valutazione formata da un’équipe multidisciplinare di specialisti. Un emendamento determinante ha introdotto l’obbligo di colloquio diretto tra i componenti dell’organismo di valutazione e il malato, così da accertare con precisione la lucidità, le condizioni di salute e la reale volontà del richiedente. Al contempo, si sancisce la piena facoltà per il paziente di procedere alla revoca del consenso in qualunque istante e senza vincoli procedurali.
Il testo tutela inoltre la libertà del personale sanitario, stabilendo che la collaborazione alle operazioni avvenga solo su adesione volontaria, sollevando da qualsiasi obbligo medici, infermieri e operatori. Infine, la normativa riafferma il ruolo centrale della terapia del dolore e prevede il potenziamento della rete dedicata alle cure palliative e agli hospice, ponendosi la meta di conseguire una copertura del 90% entro il 2028. L’accesso al suicidio assistito non costituisce un’opzione sostitutiva, bensì un’integrazione riservata esclusivamente alle situazioni di estrema gravità delineate dalla Consulta.
Il confronto politico in aula e le posizioni sul provvedimento
La proposta legislativa, avanzata in prima battuta da Paolo Trande di Alleanza Verdi e Sinistra, ha ottenuto il sostegno unitario della coalizione di centrosinistra composta da PD, AvS, Civici e Movimento 5 Stelle, venendo licenziata dopo un prolungato dibattito nell’aula di Viale Aldo Moro. I gruppi favorevoli hanno difeso il testo richiamando l’urgenza di offrire garanzie di fronte a drammi umani e di recepire le indicazioni della Corte Costituzionale a causa dell’inattività parlamentare. Al contrario, le forze d’opposizione di Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Rete Civica si sono espresse negativamente, denunciando uno sconfinamento nelle prerogative dello Stato e ribadendo che la priorità esclusiva sarebbe dovuta consistere nell’unilaterale potenziamento delle cure palliative.
Nel corso dei lavori assembleari, le posizioni divergenti sono emerse chiaramente dagli interventi dei relatori: Alice Parma del PD ha espresso come la norma rappresenti “una risposta doverosa a problemi reali che non possono essere ignorati”, laddove Nicola Marcello di Fratelli d’Italia ha messo in discussione l’opportunità di adottare un testo regionale prima di un quadro normativo generale del Parlamento.
Sulla questione è intervenuto anche il Presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale, il quale ha evidenziato l’intenzione di trasformare il territorio nella realtà più avanzata e inclusiva nell’ambito delle cure palliative, assicurando contemporaneamente, in accordo con la Consulta, un sistema di prescrizioni precise, sicure e umane per le casistiche stabilite. Viva soddisfazione è giunta dai vertici dell’Associazione Luca Coscioni, con la segretaria Filomena Gallo e il tesoriere Marco Cappato che hanno descritto la decisione dell’aula come un “fondamentale passo avanti nell’ambito della campagna ‘Liberi Subito'”, auspicando un sollecito all’organo legislativo nazionale.
Inquadramento giuridico e la diffusione delle norme nelle Regioni
L’approvazione del testo in Emilia-Romagna si colloca all’interno di un panorama giuridico nazionale in costante evoluzione. Il punto di riferimento inderogabile rimane la Sentenza n. 242/2019 emessa dalla Corte Costituzionale, che ha sancito la non punibilità dell’aiuto al suicidio quando il richiedente risulti affetto da una patologia irreversibile, patisca sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, sia tenuto in vita attraverso trattamenti di sostegno vitale e conservi la capacità di assumere decisioni libere e consapevoli.
Data la mancata emanazione di una legge unitaria a livello statale, i singoli contesti regionali hanno intrapreso iniziative autonome per disciplinare gli aspetti organizzativi e sanitari di propria competenza, quali le scadenze per i riscontri delle strutture e il funzionamento degli organismi valutativi. In questo scenario, l’Emilia-Romagna rappresenta il terzo tassello dopo le norme introdotte in Toscana e Sardegna, mentre il testo d’iniziativa popolare della campagna Liberi Subito è attualmente in discussione presso molteplici altri Consigli regionali.
A cura della redazione
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