Dopo dieci trimestri consecutivi in cui l’incremento delle buste paga aveva mantenuto un ritmo superiore al costo della vita, l’economia in Italia registra un’inversione di marcia. I dati pubblicati dall’Istat relativi al secondo trimestre del 2026 mostrano infatti che l’aumento dei prezzi al consumo è tornato a superare la crescita dei salari, segnando un arresto nella ripresa del potere d’acquisto delle famiglie.
Nel secondo trimestre del 2026, la crescita media su base annua delle retribuzioni contrattuali orarie si è attestata al 2,5%, a fronte di un tasso di inflazione medio del 3,0% rilevato nello stesso periodo. Lo scarto dello 0,5% interrompe una fase durata due anni e mezzo durante la quale i rinnovi contrattuali recepiti avevano consentito di recuperare terreno sulle spinte inflazionistiche degli anni precedenti.
Analizzando nel dettaglio le componenti economiche, la crescita salariale media è risultata sbilanciata tra i diversi settori: il comparto privato ha visto le retribuzioni salire del 2,3% su base annua, mentre la Pubblica Amministrazione ha registrato un +2,7%, spinta dalla progressiva attuazione degli intese del triennio precedente. In ogni caso, nessuna delle due macro-aree è riuscita a pareggiare l’impatto dell’inflazione, riaprendo il problema dell’erosione del reddito reale disponibile.
Prendendo in considerazione la sola rilevazione di giugno 2026, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie ha evidenziato un incremento dello 0,5% rispetto a maggio e del 2,4% rispetto al medesimo mese del 2025.
Le dinamiche dei singoli settori e lo stato dei contratti collettivi
Dall’analisi dei singoli comparti produttivi a giugno 2026 emerge una spiccata disomogeneità nell’adeguamento delle buste paga. I settori che mostrano la dinamica più vivace sono l’igiene ambientale, con un incremento tendenziale del 5,7%, seguito dal settore chimico e dalle utility di gas e acqua, entrambi in crescita del 5,2%. Più contenuta appare la crescita nell’agricoltura (+3,2%), nell’industria (+2,7%) e nei servizi privati (+2,2%). All’estremo opposto si colloca il settore delle farmacie private, dove le retribuzioni contrattuali sono rimaste del tutto ferme con variazione nulla.
Alla fine di giugno 2026, i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica erano 50, a tutela di circa il 69,9% dei lavoratori dipendenti, pari a 9,1 milioni di persone. La copertura risulta fortemente differenziata tra pubblico e privato: nel settore privato l’89,3% dei dipendenti risulta coperto da un contratto vigente, mentre nella Pubblica Amministrazione la quota è pari a zero, essendo la totalità dei contratti attualmente scaduta in attesa del perfezionamento delle nuove intese.
I contratti ancora in attesa di rinnovo sono complessivamente 25 e coinvolgono circa 3,9 milioni di dipendenti, di cui 1,1 milioni appartengono al settore privato e 2,8 milioni al pubblico impiego. Rispetto all’anno precedente si nota tuttavia un miglioramento nei tempi di attesa: l’attesa media per i lavoratori con contratto scaduto è scesa da 24,9 a 17,9 mesi. Nel settore privato i tempi sono leggermente saliti a 17,7 mesi (contro i 15,6 precedenti), mentre nella Pubblica Amministrazione si è assistito a una riduzione consistente da 34,4 a 18 mesi.
Il contesto occupazionale e la perdita strutturale delle retribuzioni reali
Il dato sul rallentamento delle retribuzioni reali si inserisce in un quadro macroeconomico complesso ma complessivamente solido sul fronte dell’occupazione. A giugno 2026 il tasso di occupazione si stabilizza ai massimi storici al 62,9%, mentre il tasso di disoccupazione sale al 5,7% in ragione del continuo travaso di persone che dall’inattività scelgono di affacciarsi al mercato del lavoro. Il Prodotto Interno Lordo del secondo trimestre registra una crescita dello 0,2% su base congiunturale e dell’1,0% su base annua.
Le analisi degli organismi di sorveglianza economica, tra cui l’Ufficio Parlamentare di Bilancio e l’Ocse, ricordano come il gap salariale accumulato dall’Italia sia strutturale: dal 1990 ad oggi le retribuzioni lorde reali nel settore privato hanno subito una perdita stimata attorno al 6,6%. La nuova forbice apertasi tra prezzi e salari nel secondo trimestre del 2026 sottolinea la necessità di accelerare le trattative di rinnovo contrattuale per evitare che il raffreddamento dei consumi finisca per frenare la ripresa dell’economia nazionale.
A cura della redazione
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