Infrangere le severe tutele ambientali dell’Artico comporta pesanti ripercussioni economiche, oltre a costituire un grave pericolo per l’incolumità individuale: una persona a bordo di un natante in transito nell’arcipelago delle Svalbard è stata sanzionata con un’ammenda di cinquantamila corone norvegesi, corrispondenti a poco meno di quattromilaseicento euro, per aver disturbato intenzionalmente il sonno di un plantigrado.
L’episodio nel Lomfjorden e la segnalazione dei testimoni
L’evento si è verificato all’interno del Lomfjorden, insenatura situata lungo lo stretto di Hinlopenstretet, in uno dei settori più remoti e incontaminati dell’arcipelago delle Svalbard, a breve distanza dal Polo Nord. Durante la navigazione lungo la costa, i presenti a bordo hanno individuato sulla terraferma un esemplare di orso polare (Ursus maritimus) intento a riposare.
Anziché osservare l’animale mantenendosi a distanza di sicurezza per preservarne la quiete, la persona a bordo ha deciso di azionare deliberatamente la potente sirena nautica del natante. Il forte fragore improvviso ha destato bruscamente l’animale, il quale, spaventato e disorientato, si è trovato costretto ad alzarsi e ad abbandonare la propria postazione per cercare riparo in un’area più appartata.
A consentire l’intervento delle autorità è stato il comportamento degli altri passeggeri e membri dell’equipaggio: indignati per un’azione immotivata e nociva, i testimoni hanno documentato l’accaduto e lo hanno prontamente segnalato all’ufficio del Governatore delle Svalbard (Sysselmesteren), la massima autorità governativa e di polizia dell’arcipelago.
Le disposizioni di legge e il provvedimento del Governatore Lars Fause
A seguito degli accertamenti del caso, il Governatore Lars Fause ha inquadrato la condotta come un atto palese e intenzionale di disturbo arrecato a una specie sottoposta a rigorosa salvaguardia. È stata pertanto formalizzata una pesante sanzione pecuniaria per violazione dell’articolo 30 a, primo comma, della legge sulla protezione ambientale delle Svalbard (Svalbardmiljøloven), provvedimento che il trasgressore ha formalmente accettato ed estinto mediante saldo integrale.
La normativa che disciplina il soggiorno e il transito nelle Svalbard si colloca tra le più restrittive al mondo sul piano della conservazione ambientale. Fin dal 1973, anno dell’accordo internazionale per la conservazione degli orsi polari, la specie gode di una tutela assoluta nell’arcipelago. Le disposizioni locali vietano categoricamente di inseguire, attirare, nutrire o disturbare senza motivo gli orsi, prescrivendo inoltre rigorose distanze minime da rispettare durante ogni avvistamento, parametri che aumentano ulteriormente nel periodo primaverile per proteggere le madri con i cuccioli.
La sopravvivenza nell’Artico tra dispendio energetico e pressione turistica
Quello che agli occhi di un visitatore superficiale potrebbe apparire come uno scherzo o un espediente per fotografare un animale in movimento costituisce, sul piano biologico, un’interferenza critica. Gli orsi polari sopravvivono in un contesto estremo, caratterizzato da condizioni climatiche proibitive e da una disponibilità di nutrimento discontinua. Il dispendio calorico di questi mammiferi è calcolato con estrema precisione: ogni energia consumata per allontanarsi da una minaccia inesistente, ciascun risveglio forzato e ogni spostamento imposto intaccano le riserve di grasso corporeo indispensabili per sostenere i prolungati periodi di digiuno. Spaventare un plantigrado induce un marcato stress fisiologico in grado di comprometterne l’attività di caccia o di scacciarlo da zone cruciali di sosta e foraggiamento.
La vicenda si colloca in un quadro ecologico fortemente provato dal riscaldamento globale. Stando alle stime della comunità scientifica, la consistenza globale della specie si attesta tra i ventiduemila e i trentunomila esemplari, con circa trecento individui stanziali alle Svalbard e svariate migliaia distribuiti nell’area del Mare di Barents. Il costante arretramento della banchisa polare, provocato dalle temperature record, contrae fortemente le superfici per la caccia alle foche, delineando una prospettiva di grave declino numerico entro la fine del secolo.
Parallelamente, l’incremento delle rotte turistiche e delle crociere polari nell’arcipelago ha moltiplicato le occasioni di contatto ravvicinato con la fauna indigena. L’episodio non rappresenta infatti il primo provvedimento punitivo del Governatore: negli ultimi anni diversi operatori nautici e guide turistiche sono stati sanzionati per essersi avvicinati in misura eccessiva a esemplari intenti a nutrirsi o a riposare. Sebbene il Trattato di Parigi del 1920 attribuisca a decine di Paesi firmatari il diritto di svolgere attività scientifiche e commerciali nell’arcipelago, il territorio è soggetto alla piena sovranità della Norvegia. Le autorità di Oslo hanno posto la tutela dell’ecosistema artico al vertice delle proprie priorità, ribadendo con questo provvedimento che la presenza umana è consentita solo nel pieno rispetto della fauna locale.
A cura della redazione
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