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Pensioni, a settembre torna la trattenuta del 5%

Il prelievo riguarda circa 50mila pensionati che non hanno comunicato all’INPS i redditi richiesti per le prestazioni collegate al reddito: la riduzione si applica anche sulla rata di settembre e il 15 settembre rappresenta il termine ultimo per regolarizzare la posizione ed evitare la revoca definitiva

by Nora Taylor
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Per una parte dei pensionati italiani anche la rata di settembre 2026 può risultare più bassa del previsto. L’INPS applicherà infatti per il secondo mese consecutivo una trattenuta pari al 5% dell’imponibile pensionistico lordo di luglio 2026 nei confronti dei beneficiari che non hanno presentato la dichiarazione reddituale relativa al 2022, nonostante i precedenti solleciti dell’Istituto. La misura non riguarda tutti gli assegni previdenziali e non introduce un taglio generalizzato delle pensioni, ma interessa una platea precisa di persone che ricevono prestazioni il cui riconoscimento dipende dalla verifica della situazione reddituale.

L’INPS ha chiarito che la trattenuta interessa circa 50mila pensionati, una quota pari allo 0,3% del totale. L’Istituto ha già applicato il prelievo sulla rata di agosto e lo ripeterà su quella di settembre. La procedura riguarda la campagna RED relativa ai redditi del 2022, conclusa ordinariamente nel marzo 2025. Per chi non ha ancora fornito i dati necessari, la trattenuta rappresenta una sospensione della prestazione collegata al reddito e serve anche a richiamare l’attenzione del pensionato sulla necessità di completare l’adempimento.

Perché l’INPS applica il prelievo

Il controllo riguarda quelle prestazioni che l’Istituto riconosce sulla base dei redditi del beneficiario e, nei casi previsti, anche del coniuge o dei familiari. Tra le somme interessate figurano l’integrazione al trattamento minimo, le maggiorazioni sociali e la quattordicesima, oltre ad alcune prestazioni collegate alle pensioni ai superstiti. L’INPS verifica normalmente le informazioni disponibili attraverso l’Agenzia delle Entrate, ma in alcune situazioni deve acquisire direttamente dal pensionato i dati che mancano.

Quando il pensionato non trasmette la dichiarazione richiesta, l’Istituto procede secondo una sequenza precisa. Prima invia un sollecito per chiedere la documentazione necessaria; successivamente, se la posizione resta irregolare, applica la sospensione della prestazione. La sospensione si traduce nella trattenuta del 5% calcolata sull’importo lordo della pensione pagata a luglio 2026. Il meccanismo interessa quindi soltanto chi rientra nella procedura di verifica e non modifica in modo generalizzato gli importi delle pensioni.

Quanto può diminuire la pensione

Il valore della trattenuta cambia in base all’importo lordo della pensione di luglio. Non esiste quindi una somma identica per tutti gli interessati. Per esempio, su un imponibile lordo di 1.000 euro il 5% corrisponde a 50 euro, mentre su 1.500 euro la trattenuta raggiunge 75 euro. L’importo viene determinato sulla pensione lorda di luglio e il prelievo viene applicato sulle rate di agosto e settembre.

L’INPS ha inoltre previsto una specifica eccezione per le pensioni di importo mensile non superiore a 100 euro: in questo caso non applica la trattenuta. La riduzione compare nel cedolino con una voce dedicata, che permette al pensionato di capire che il motivo riguarda la mancata comunicazione dei redditi. La comunicazione dell’Istituto è inoltre disponibile nell’area personale MyINPS e può arrivare anche tramite i recapiti elettronici presenti negli archivi dell’ente.

Il 15 settembre è la scadenza da non perdere

La data più importante per gli interessati è 15 settembre 2026. Entro quel termine il pensionato deve trasmettere le informazioni reddituali mancanti attraverso una domanda di ricostituzione reddituale. La procedura può avvenire tramite i servizi online dell’INPS oppure con l’aiuto di un patronato, di un CAF o di un altro soggetto convenzionato. L’Istituto mette inoltre a disposizione il servizio RED Precompilato, che consente di comunicare i dati richiesti attraverso i propri strumenti digitali.

Chi regolarizza la propria posizione entro la scadenza può evitare la revoca definitiva della prestazione collegata al reddito. Per questo motivo l’INPS invita i pensionati interessati a controllare il cedolino, leggere le comunicazioni ricevute e verificare la propria posizione reddituale. La procedura non riguarda quindi chiunque abbia trovato un importo diverso sul cedolino, ma soltanto chi riceve una specifica prestazione collegata al reddito e non ha ancora fornito i dati richiesti.

Cosa accade dopo la scadenza

Il mancato invio della documentazione entro il 15 settembre può produrre conseguenze molto più rilevanti rispetto alla trattenuta temporanea. Se il pensionato non regolarizza la propria posizione, l’INPS procederà alla revoca definitiva delle prestazioni collegate al reddito relative al periodo interessato. L’Istituto procederà inoltre al recupero delle somme che dovessero risultare non dovute dopo la verifica della situazione reddituale.

La scadenza assume quindi un peso particolare per chi ha già ricevuto la comunicazione di sollecito e ha trovato la trattenuta sulla rata di agosto. Il pagamento di settembre rappresenta infatti il secondo mese nel quale l’INPS applica il prelievo previsto dalla procedura. Non si tratta di una nuova tassa sulle pensioni né di una riduzione destinata a tutti i pensionati, ma della conseguenza della mancata comunicazione dei dati reddituali necessari per confermare alcune prestazioni.

Restano escluse da questa specifica procedura le prestazioni di invalidità civile, gli assegni sociali e le pensioni sociali. Per gli altri beneficiari coinvolti nella campagna di verifica, invece, il controllo della posizione diventa essenziale. Chi riceve la trattenuta deve quindi verificare il motivo indicato nel cedolino e, se rientra nella platea interessata, trasmettere i dati richiesti entro il 15 settembre 2026. In caso contrario, la sospensione potrà lasciare spazio alla revoca definitiva della prestazione e al successivo recupero delle somme eventualmente non spettanti.

A cura di Nora Taylor
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