Home Daynews24Il nuovo volto demografico dell’Italia e la svolta attesa nel 2038

Il nuovo volto demografico dell’Italia e la svolta attesa nel 2038

Entro metà secolo oltre il quaranta per cento delle famiglie sarà composto da un unico individuo, modificando radicalmente i bisogni abitativi e di assistenza

by Davide Cannata
ph web coppia anziana sena figli

Le più recenti previsioni Istat sulle famiglie italiane delineano un mutamento profondo e ormai prossimo della nostra società, smentendo l’idea che le trasformazioni anagrafiche appartengano a un orizzonte lontano. Tra appena dodici anni si consumerà un passaggio storico: nel 2038, all’interno del Nord, i nuclei di partner senza prole supereranno quantitativamente quelli con figli a carico. La medesima dinamica interesserà il Centro a partire dal 2044, mentre sull’intero territorio nazionale della nostra Italia il sorpasso si concretizzerà nel 2047. Un andamento differente contrassegnerà invece il Mezzogiorno, dove i focolai con prole conserveranno il primato almeno fino alla soglia del 2050, pur registrando una contrazione drastica delle distanze attuali.

Allo stato attuale il quadro nazionale vede ancora una netta maggioranza delle configurazioni con bambini o ragazzi: nel 2025 si contavano difatti 7,5 milioni di coppie con prole a fronte di 5,4 milioni senza prole. Lo scenario stimato per il 2050 ribalterà completamente questa proporzione, attestandosi rispettivamente a 5,8 milioni contro 5,9 milioni. Un simile scarto certifica un arretramento del 22,3% per i nuclei con figli e un contestuale incremento dell’8,8% per quelli privi di figli nell’arco di venticinque anni. Tale mutamento strutturale non va inteso meramente come un rifiuto ideologico della genitorialità, bensì come l’esito di un progressivo restringimento delle generazioni in età fertile, unito al rinvio della convivenza e delle nascite, che dà luogo a un processo cumulativo in cui coorti più esigue danno vita a un bacino sempre più ristretto di futuri genitori.

La contrazione dei componenti e il forte incremento dei single

Accanto alla flessione complessiva degli abitanti, si osserverà paradossalmente una moltiplicazione dei focolai domestici: dai 26,7 milioni registrati nel 2025 si salirà al culmine di 27,9 milioni nel 2043, per poi ripiegare a 27,6 milioni nel 2050. La spiegazione risiede nella costante diminuzione delle dimensioni medie del gruppo familiare, che scenderà da 2,20 componenti a 1,98 nell’arco del quarto di secolo. Gli individui si troveranno così distribuiti in un quantitativo superiore di abitazioni ma con un numero assai ridotto di conviventi, moltiplicando le persone sole, i nuclei di due soli elementi e riducendo fratelli e discendenti.

La manifestazione più vistosa di questo cambiamento investirà le cosiddette famiglie unipersonali, passate dai circa 10 milioni del 2025 (pari al 37,5% del totale) ai previsti 11,6 milioni del 2050, con un balzo in avanti del 16% che porterà la quota al 42%. Questo significa che oltre quattro nuclei su dieci ospiteranno una sola persona, sebbene tale aggregato statistico riunisca situazioni profondamente disomogenee, dal giovane adulto che sperimenta l’indipendenza all’anziano rimasto privo di legami conviventi.

L’invecchiamento delle persone sole e l’evoluzione dei nuclei monogenitoriali

Il progressivo incanutimento della popolazione attribuirà un peso preponderante alla fascia anziana tra quanti vivono in solitudine: gli over 65 isolati cresceranno da 4,6 milioni a 6,6 milioni, giungendo a rappresentare il 57% di chi abita senza conviventi. Guardando a chi ha superato i settantacinque anni, il totale salirà a 4,7 milioni, con un incremento netto di 1,7 milioni rispetto a oggi; all’interno di questo gruppo ben 3,4 milioni saranno donne, a riprova della maggiore longevità femminile. Ne discendono questioni cruciali sul piano sanitario, immobiliare, assistenziale ed economico, giacché la solitudine domestica cessa di essere una vicenda puramente intima per trasformarsi in una variabile collettiva.

Parallelamente guadagneranno terreno anche le famiglie monogenitoriali, destinate a salire dai 2,8 milioni del 2025 (il 10,6% del totale) fino a circa 3,3 milioni nel 2050, quando incideranno per il 12%. Se da un lato le madri sole continueranno a costituire la fetta prevalente, dall’altro lato crescerà in modo sensibile la presenza paterna, la cui incidenza fra i genitori soli salirà dal 19,3% al 24,1%, a conferma di una progressiva diversificazione delle dinamiche domestiche rispetto ai canoni tradizionali.

Il divario territoriale tra Mezzogiorno, Centro e Nord

Le discrepanze geografiche mostrano una tempistica differenziata: se il Nord guiderà l’inversione di tendenza già nel 2038, seguito dal Centro nel 2044 e dall’intero territorio nazionale nel 2047, il Mezzogiorno vivrà ugualmente una metamorfosi radicale. Se nel periodo corrente quasi un focolare meridionale su tre include figli, nel 2050 la percentuale si abbasserà a poco più di uno su cinque; in quell’anno le coppie senza prole raggiungeranno il 20,4%, mentre quelle con figli scenderanno al 22,4%, riducendo la forbice a soli due punti percentuali a fronte dei circa tredici attuali. Anche nel Mezzogiorno le persone sole lambiranno la soglia di quattro su dieci (superata oltre il quaranta per cento nelle regioni del Nord e del Centro), e l’ampiezza media dei nuclei calerà dagli attuali 2,29 componenti a circa due.

I dodici anni che ci separano dal traguardo del 2038 equivalgono al ciclo scolastico che porta un alunno di prima elementare alla maturità. Nel frattempo, l’equilibrio della convivenza domestica avrà già assunto una fisionomia inedita, con ricadute dirette sulla conformazione delle abitazioni, sui servizi di assistenza, sul welfare, sulle città e sul mercato del lavoro. Come evidenziato nelle previsioni Istat sulle famiglie italiane, non siamo davanti a una semplice disaffezione verso la genitorialità, ma a una società che sta diventando strutturalmente più contenuta nei numeri, più anziana e più frammentata, fino a rendere consuetudine quella che oggi appare come una mutazione epocale.

A cura della redazione

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