Home Daynews24Multa da 900€ per aver chiuso una buca: sanzione annullata

Multa da 900€ per aver chiuso una buca: sanzione annullata

La surreale vicenda del residente pugliese trova il lieto fine: nessun pagamento dovuto per aver messo in sicurezza la carreggiata a proprie spese

by Davide Cannata
Buca asfaltata ph Pexels

La complessa convivenza tra cittadini e istituzioni si trasforma non di rado in contese paradossali, ma l’episodio registrato a Crispiano, in provincia di Taranto, ha trovato uno sbocco all’insegna della ragionevolezza. Al centro della vicenda vi è Sandro Lenoci, residente di sessantasei anni senza occupazione, protagonista di una dinamica kafkiana: caduto a terra per colpa di una buca, ha scelto di tappare la falla a proprie spese per salvaguardare gli altri pedoni, finendo però per ricevere una pesantissima contravvenzione. Soltanto il ricorso all’istituto dell’autotutela amministrativa ha consentito di annullare l’atto, scongiurando una lunga battaglia legale.

La caduta a Crispiano e l’iniziativa di Sandro Lenoci

L’accaduto ha avuto inizio sul finire di giugno, quando Sandro Lenoci, camminando per le vie del centro tarantino, è inciampato pesantemente sul fondo stradale dissestato. La caduta gli ha causato diverse abrasioni e contusioni, quantificate dai medici con una prognosi iniziale di dieci giorni. Nella maggior parte dei casi, un pedone coinvolto in un infortunio simile avrebbe attivato una causa contro il Comune di Crispiano per ottenere il risarcimento dei danni da insidia o trabocchetto stradale in base all’articolo 2051 del Codice Civile. L’uomo ha invece preferito un approccio del tutto differente, animato dall’apprensione che quella voragine potesse ferire gravemente bambini, persone anziane o motociclisti. Ha così deciso di comprare a proprie spese catrame e cemento, riparando il dissesto con una pala per mettere in sicurezza il tratto.

La sanzione della Polizia Locale e la mobilitazione dei cittadini

Il gesto volontario del cittadino non è stato accolto da ringraziamenti istituzionali, bensì da un verbale della Polizia Locale che recava una sanzione di 874 euro. La violazione contestata riguardava l’articolo 21 del Codice della Strada, che vieta di aprire cantieri, collocare depositi o eseguire opere sulle strade pubbliche senza formale concessione o autorizzazione dell’ente proprietario. Per l’ordinamento, infatti, l’asfalto fai-da-te costituisce un fattore di rischio potenziale: riparazioni prive di certificazione, sprovviste di segnaletica omologata o realizzate con composti non conformi rischiano di pregiudicare la circolazione o creare pericoli ulteriori, la cui responsabilità ricadrebbe comunque sul comune.

Una somma così elevata è apparsa insostenibile per le disponibilità economiche di un disoccupato, suscitando un vasto moto di sdegno e solidarietà sia tra la cittadinanza sia sulle piattaforme social. Per tutelarsi, Sandro Lenoci ha incaricato i propri legali di presentare ricorso al Giudice di Pace, evidenziando la totale mancanza di dolo, l’assoluta gratuità della condotta e la volontà esclusiva di eliminare un pericolo incombente per la collettività.

L’intervento del sindaco Luca Lopomo e la revoca del provvedimento

Il clamore suscitato dall’episodio è giunto rapidamente all’attenzione del sindaco di Crispiano, Luca Lopomo, chiamato a gestire una situazione istituzionale delicata. L’amministrazione doveva conciliare due esigenze contrapposte: non penalizzare un comportamento mosso da puro senso civico e, al contempo, salvaguardare il rigore e la correttezza dell’operato degli agenti municipali. Il primo cittadino ha chiarito come l’annullamento della multa non potesse configurarsi come una decisione arbitraria o di mero calcolo politico, richiedendo un fondamento giuridico ineccepibile.

La pratica è stata quindi affidata a un riesame congiunto tra il comando della Polizia Locale e gli avvocati del Comune di Crispiano. L’indagine interna ha fatto emergere alcune viziature formali e procedurali sia nella stesura sia nella notificazione del verbale, creando i presupposti di legge per procedere con la revoca in autotutela amministrativa, senza costringere il sessantaseienne ad affrontare i costi e i tempi del giudizio.

La conclusione formale della vicenda ha avuto luogo presso il municipio, dove il sindaco ha convocato Sandro Lenoci e i suoi difensori per ufficializzare la decadenza della sanzione e archiviare il caso. Nel chiudere la vertenza, l’amministrazione ha riaffermato la stima per il corpo di Polizia Locale, sottolineando che il controllo delle procedure non deve mai tradursi nella denigrazione di chi fa rispettare le regole. Sebbene la manutenzione del demanio stradale rimanga un dovere esclusivo degli enti pubblici, la tempestiva applicazione dell’autotutela amministrativa ha impedito che un nobile atto di solidarietà civica sfociasse in una beffa burocratica.

A cura della redazione

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