Home Daynews24Torri Gemelle, la scultura di 2.977 droni nel cielo di Manhattan

Torri Gemelle, la scultura di 2.977 droni nel cielo di Manhattan

A 25 anni dalla strage, l'opera "2,977 Lights Over New York Harbor" riaccende le due sagome a ridosso del One World Trade Center

by Davide Cannata
Torri Gemelle ph X

Venticinque anni dopo quel martedì di fine estate che sconvolse per sempre la storia contemporanea, il cielo sopra New York ha ospitato un’evocazione aerea di straordinaria intensità emotiva. Davanti al profilo inconfondibile di Lower Manhattan, esattamente 2.977 droni luminosi si sono librati all’unisono sulle acque del porto per ridisegnare nell’oscurità i volumi perduti del World Trade Center. L’iniziativa non ha rappresentato una semplice dimostrazione tecnologica, bensì una scultura immateriale in cui ciascun bagliore ha dato corpo al ricordo delle 2.977 vittime perite negli attentati dell’11 settembre 2001 tra New York, il Pentagono e Shanksville. L’evento, intitolato 2,977 Lights Over New York Harbor, si è svolto nell’imminenza del venticinquesimo anniversario, restituendo per pochi minuti alla metropoli una presenza assente da oltre due decenni, sospesa tra le acque della baia e i grattacieli moderni.

La genesi corale e la memoria condivisa

L’installazione è scaturita da un lungo percorso di confronto durato mesi, sviluppato a stretto contatto con la comunità dell’11 settembre per escludere qualsiasi finalità commerciale. A delineare il significato dell’omaggio sono state le voci di chi visse in prima persona la perdita di congiunti, colleghi e punti di riferimento. Tra le figure determinanti nel processo figurano Brenda Berkman, artista ed ex vigile del fuoco dell’FDNY; Tim Brown, soccorritore attivo sia nel 1993 sia nel 2001; Terry Strada, presidente di 9/11 Families United e vedova di Tom Strada; Jim Smith, legato al ricordo della consorte Moira Smith, agente di polizia della NYPD caduta durante i soccorsi; e Genevieve Siller. La volontà comune era quella di evitare formule di intrattenimento per focalizzarsi sulla dimensione personale del lutto. All’interno di uno spazio pubblico e accessibile gratuitamente, l’insieme dei dispositivi ha trasformato un dato numerico in presenze visibili e distinte nel buio prima di fondersi in un’unica sagoma collettiva.

L’architettura di luce su Governors Island e la realizzazione tecnica

Torri Gemelle ph X

Torri Gemelle ph X

La coreografia aerea ha preso quota da Governors Island, a sud di Manhattan, sviluppandosi attraverso un racconto visivo graduale. Dapprima i velivoli hanno composto una doppia elica fluida che saliva dalla superficie marina verso l’alto; successivamente si sono posizionati con esattezza millimetrica per replicare le proporzioni reali del North e South Tower, delineando persino la cuspide dell’antenna sulla sommità della torre settentrionale. L’opera è entrata in risonanza con il Tribute in Light, le cui colonne verticali allo xeno continuano a indicare l’assenza fisica, mentre i droni ne hanno tracciato il perimetro geometrico. L’azione è stata scandita da un commento musicale contemplativo con brani estratti da On the Transmigration of Souls di John Adams, opera corale premiata con il Premio Pulitzer concepita subito dopo gli attacchi. L’assetto operativo è stato curato dalla società Sky Elements con il direttore creativo Addison Mehr e il supporto della New York Foundation for the Arts, richiamando le ricerche dello Studio Drift di Ralph Nauta, noto per aver illuminato le sagome di monumenti come il Colosseo o Notre-Dame. Per garantire la stabilità di volo contro le correnti dell’Hudson e soddisfare i severi parametri di sicurezza aerea federale, l’evento è stato anticipato dalla data iniziale del 10 settembre alla serata del 9 settembre.

L’impatto emotivo e il confronto nella comunità

L’apparizione delle strutture illuminate ha innescato reazioni immediate sia tra chi osservava dalle sponde di Lower Manhattan sia nel confronto pubblico in rete. Per numerosi parenti e testimoni, ammirare nuovamente quelle sagome ergersi accanto al One World Trade Center ha rappresentato un momento catartico, la cui natura passeggera riflette la caducità dell’esistenza e la delicatezza del ricordo. Parallelamente, parte dei cittadini ha espresso riserve sul rischio di confondere il rigore del cordoglio con linguaggi visivi propri dei grandi spettacoli, considerando i fasci astratti del Tribute in Light come l’unica testimonianza fedele all’incolmabile vuoto originario. Proprio in questa polarità si è manifestata l’efficacia dell’opera, dimostrando come le 2.977 luci abbiano saputo rinnovare la vicinanza collettiva attorno a un dolore indelebile senza limitarsi a forme celebrative statiche.

A cura della redazione

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