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La scomparsa di Emma Bonino: il percorso e l’eredità politica

Un viaggio attraverso la vita e l'impegno pubblico di Emma Bonino, figura centrale della storia repubblicana e dei diritti civili

by Davide Cannata
emma bonino ph ig

Il panorama politico italiano piange la scomparsa di Emma Bonino, spentasi all’età di 78 anni dopo una vita spesa in prima linea sul fronte dei diritti civili e della causa europeista. A rendere pubblica la notizia è stato il partito +Europa, specificando che l’esponente politica si trovava ricoverata d’urgenza in un ospedale di Roma dall’inizio della settimana per via di un quadro clinico complesso. In passato aveva lottato a viso aperto e con grande tenacia contro un microcitoma polmonare diagnosticato nel 2015, annunciandone la remissione completa nel 2023. Con la sua perdita viene a mancare una delle artefici delle principali conquiste etiche e sociali italiane, protagonista negli anni Settanta delle storiche mobilitazioni per introdurre e tutelare il divorzio e l’interruzione volontaria di gravidanza.

Dalla nascita a Bra alla disobbedienza civile con il CISA

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Emma Bonino si stabilì a Milano al compimento della maggiore età per gli studi universitari in lettere, conclusi con una tesi sul leader dei diritti civili afroamericani Malcolm X. L’adesione al femminismo e all’attività politica fu immediata: verso la fine del 1973 fondò nel capoluogo lombardo il CISA (Centro Informazione per la Sterilizzazione e l’Aborto) assieme all’ex staffetta partigiana Adele Faccio e a un nucleo di militanti d’area radicale. Nel 1974 l’iniziativa si allargò a Firenze con una sede operativa in cui si praticava la tecnica dell’aspirazione in condizioni igieniche sicure, compiendo un deliberato gesto di rottura verso le norme penali vigenti per soccorrere concretamente le donne e squarciare il velo sull’emergenza degli aborti clandestini. L’azione nonviolenta prevedeva autodenunce pubbliche a catena, sul modello di quanto accadeva in Francia e in Germania, oltre a diffide verso le procure che omettevano l’azione giudiziaria; nel gennaio 1975 un’incursione delle forze dell’ordine nella sede fiorentina del CISA portò all’arresto del medico e al fermo delle pazienti, a cui seguirono le manette per la stessa Bonino in qualità di coordinatrice milanese.

L’ingresso nelle istituzioni avvenne nel 1976 attraverso l’elezione alla Camera dei deputati tra le file del Partito Radicale. Nello stesso anno, di fronte al disastro industriale dell’ICMESA tra Seveso e Meda provocato dalla nube tossica di diossina, la parlamentare fece fronte comune con l’Unione donne italiane per promuovere una battaglia campale tesa a garantire l’accesso all’interruzione di gravidanza per le gestanti esposte alla contaminazione, depositando una tempestiva proposta di legge.

Il legame con Marco Pannella e le lotte internazionali

Al centro del suo percorso vi fu il solido legame con Marco Pannella, un’intesa politica tra le più feconde e durature del Novecento italiano, capace di dare vita a innumerevoli comitati e battaglie libertarie proiettate ben oltre i confini nazionali. Nel 1987 manifestò a Varsavia sfidando il regime comunista, mentre a New York subì un fermo di polizia per aver distribuito siringhe monouso sterili contro la trasmissione di infezioni tra tossicodipendenti, pratica allora vietata dalle autorità locali. Condusse inoltre storiche campagne per il disarmo, contro l’atomo per scopi civili, per la causa del Tibet e a supporto della nascita del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia. Pur senza ottenere percentuali di massa sul piano elettorale, la compagine radicale mantenne un’influenza costante a Montecitorio e a Strasburgo: nel 1994 fu eletta nella coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi, che nel 1995 ne propose la nomina a commissaria europea per gli aiuti umanitari e la tutela dei consumatori, ruolo svolto con ampio consenso internazionale.

La corsa al Quirinale, gli incarichi di governo e +Europa

Il consenso popolare toccò il culmine alle elezioni europee del 1999, in cui la Lista Bonino tagliò lo storico traguardo dell’8,5% dei consensi. Parallelamente prese forma la nota mobilitazione per il Quirinale in cui rivendicò lo status di «uomo giusto» per la presidenza della Repubblica, rompendo le convenzioni maschili della massima carica dello Stato. Negli anni duemila consolidò la propria presenza di governo assumendo la guida del ministero del Commercio Internazionale tra il 2006 e il 2008 e successivamente quella del Ministero degli Esteri tra il 2013 e il 2014, mentre i rapporti politici e personali con Marco Pannella andavano raffreddandosi.

La sua ultima creazione politica è stata +Europa, formazione di chiara impronta liberale ed europeista fondata per difendere lo stato di diritto e l’integrazione continentale. Sotto questo simbolo tornò a Palazzo Madama nel 2018 imponendosi nel proprio collegio uninominale a Roma, prima di concludere l’esperienza parlamentare con le elezioni del 2022. Sino all’ultimo istante, Emma Bonino ha incarnato l’ideale dell’antiproibizionismo, della militanza intransigente e della tutela incondizionata dei diritti della persona.

A cura della redazione

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