Home Daynews24Agrigento, protesi al pene pagate dallo Stato: 5 medici indagati

Agrigento, protesi al pene pagate dallo Stato: 5 medici indagati

La Procura ipotizza reati di associazione a delinquere, peculato e falso ideologico a carico di tre primari e altri professionisti

by Davide Cannata
Sala operatoria ph Pexels

Un’articolata inchiesta della Procura della Repubblica di Agrigento sta facendo luce sulle attività dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, al centro di un presunto sistema illecito legato all’inserimento di protesi peniene ad alto costo a spese del Servizio Sanitario Nazionale. Secondo le ricostruzioni investigative, diverse operazioni chirurgiche venivano erogate senza alcun costo a persone che non rispondevano ai criteri clinici e alle norme previste per usufruire della copertura pubblica.

Per attirare i pazienti venivano utilizzati in modo capillare i social network, attraverso i quali si pubblicizzavano gli interventi di chirurgia andrologica. La prospettiva di ricevere dispositivi di elevato valore commerciale in modo completamente gratuito ha suscitato un notevole interesse mediatico, spingendo numerosi cittadini provenienti da diverse aree d’Italia e da altre regioni a recarsi presso la struttura sanitaria di Agrigento per azzerare i costi dell’operazione.

I medici indagati e i reati contestati dalla Procura della Repubblica

Nel registro degli indagati figurano attualmente cinque camici bianchi. Tra i soggetti coinvolti compaiono figure di vertice dell’ospedale, in particolare tre primari appartenenti a due differenti reparti della struttura agrigentina. Risulta iscritto nel fascicolo anche un medico già licenziato dall’Azienda Sanitaria Provinciale, il quale ha presentato ricorso legale contro il provvedimento di espulsione.

Le ipotesi di reato formulate a vario titolo dalla magistratura delineano un quadro di estrema gravità, che comprende l’associazione a delinquere, il peculato e il falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. Gli inquirenti ritengono che i sanitari abbiano consolidato una prassi mirata a far figurare come prestazioni coperte da fondi pubblici interventi che avrebbero dovuto essere effettuati a titolo privato.

Gli accertamenti dei Carabinieri del NAS e il rispetto dei LEA

A far nascere i sospetti è stata l’anomala concentrazione di pazienti provenienti da altre regioni. L’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento, notando l’improvviso aumento dei ricoveri per questo tipo di chirurgia, ha inviato una segnalazione alle autorità competenti. Successivamente, l’Assessorato Regionale alla Salute della Regione Siciliana ha disposto verifiche interne, sfociate nell’intervento dei Carabinieri del Nucleo Antisaniatario (NAS) di Palermo. Nel corso dell’attività investigativa, i militari hanno sequestrato 112 cartelle cliniche relative ad operazioni eseguite tra il 2018 e il 2024.

La gravità dei fatti emerge dal confronto con i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), secondo cui l’impianto di protesi peniane non rientra nella copertura ordinaria garantita dal Servizio Sanitario Nazionale. La spesa pubblica è prevista solo in casi eccezionali e documentati, come gravi patologie oncologiche o traumi anatomici severi. In tutte le altre circostanze, il costo del dispositivo medico, che da solo può superare gli 8.000 euro, unitamente alle spese di degenza, deve rimanere a carico dell’assistito. Secondo gli inquirenti, l’aver addebitato alla contabilità pubblica oltre cento interventi privi dei requisiti ha causato un grave e sistematico danno economico alle casse dello Stato.

A cura della redazione

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