Home Daynews24Carovana dei Ghiacciai: un flash mob per la tutela delle Alpi

Carovana dei Ghiacciai: un flash mob per la tutela delle Alpi

Una coreografia umana a tremila metri simula la drammatica scomparsa delle riserve idriche alpine a causa del caldo estremo

by Davide Cannata
Carovana dei Ghiacciai ph Unsplash

A quota 3.000 metri, presso Passo Presena nel gruppo dell’Adamello, si è svolta un’evocativa azione collettiva promossa da Legambiente nell’ambito dell’anteprima della Carovana dei Ghiacciai 2026. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con il Club Alpino Italiano, CIPRA Italia e numerose altre realtà scientifiche e territoriali, ha inteso puntare i riflettori su una situazione meteorologica ed ecologica d’emergenza che sta divorando le riserve idriche e i paesaggi ad alta quota dell’intera Penisola. Un’imponente moltitudine di partecipanti si è radunata sui pendii a 3.000 metri per rappresentare la massa solida di un ghiacciaio alla sua massima estensione. Lentamente, la massa umana ha cominciato a frammentarsi e ad arretrare, simulando l’ablazione e lo scioglimento progressivo del gigante bianco sotto la spinta delle temperature anomale, fino a lasciare scoperta la nuda roccia sottostante e testimoniare l’irreversibile trasformazione del paesaggio alpino. Ad arricchire il valore simbolico è stata la performance di danza contemporanea del Collettivo Lattea con il progetto intitolato Moraine, in cui danzatrici e danzatori hanno interpretato il lamento dei ghiacci in fusione e la mutazione del rapporto tra comunità umane e ambiente montano. In conclusione, è stato srotolato uno striscione per invocare l’istituzione di una governance europea dedicata alla salvaguardia dei ghiacciai, scandendo lo slogan che li definisce come beni comuni fondamentali da sottrarre allo sfruttamento e al degrado.

Calore estremo e quota dello zero termico sopra i cinquemila metri

La manifestazione si inserisce in un quadro estivo segnato da intense ondate di calore che stanno colpendo anche le vette più elevate delle Alpi. Le rilevazioni diffuse dal Servizio Glaciologico Lombardo, dalla SAT, dal Muse e dall’Università di Padova delineano una condizione territoriale gravissima. A partire dalla seconda metà di giugno, la quota dello zero termico si è attestata stabilmente tra i 4.800 e gli oltre 5.000 metri di altitudine, impedendo la consueta formazione di ghiaccio notturno e accelerando la fusione precoce del manto nevoso residuo. Dati critici provengono dal massiccio del Monte Bianco, dove sulla cima principale a 4.805 metri si sono registrate temperature positive di circa 0,8 gradi a metà giugno, con medie orarie arrivate a circa 2 gradi sopra lo zero. Condizioni del tutto eccezionali si sono verificate anche sulla Marmolada: presso la stazione meteorologica di Punta Rocca, situata a 3.265 metri, le temperature sono rimaste costantemente sopra il punto di congelamento per oltre sei settimane consecutive, raggiungendo picchi prossimi ai 5 gradi sopra lo zero. Sul complesso glaciale dell’Adamello-Mandrone, il ritiro della fronte glaciale ha subito un’accelerazione senza precedenti, con oltre 550 metri persi negli ultimi dieci anni e un accumulo nevoso primaverile ridotto fino alla metà rispetto ai valori storici di riferimento.

La settima Carovana dei Ghiacciai e l’appello per una tutela europea

L’evento dell’Adamello costituisce il preludio ufficiale alla settima edizione della Carovana dei Ghiacciai, la campagna itinerante promossa da Legambiente con la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana. Il viaggio di monitoraggio e sensibilizzazione attraverserà nei mesi estivi diverse regioni dell’arco alpino italiano e francese, toccando i massicci della Vanoise in Savoia, del Monte Bianco in Valle d’Aosta, il ghiacciaio dei Forni in Lombardia, il Montasio in Friuli Venezia Giulia e il Monviso in Piemonte. L’obiettivo primario di glaciologi e attivisti è la misurazione diretta dello stato di salute delle masse di ghiaccio e l’analisi del degrado del permafrost, il cui cedimento rischia di destabilizzare interi versanti montuosi e infrastrutture ad alta quota. Di fronte a uno scenario in cui le proiezioni scientifiche ipotizzano la totale scomparsa della maggior parte dei ghiacciai al di sotto dei 3.500 metri entro la metà del secolo, gli organizzatori rimarcano la necessità di un’assunzione di responsabilità collettiva. La richiesta fondamentale rivolta alle istituzioni riguarda la creazione di una cornice normativa unitaria a livello continentale che riconosca ufficialmente i ghiacciai come beni comuni protetti. Tale riconoscimento consentirebbe di pianificare strategie transnazionali di adattamento, tutelare la biodiversità d’alta quota e salvaguardare le fondamentali riserve d’acqua dolce da cui dipendono l’agricoltura, l’approvvigionamento idropotabile e la produzione energetica delle vallate sottostanti.

A cura della redazione

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