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Dal pane invenduto nasce il biogas ecosostenibile

Un progetto che mette insieme tradizione e innovazione per ridurre gli sprechi: ogni anno vengono recuperate oltre mille tonnellate di prodotto, trasformate quotidianamente in energia pulita

by Davide Cannata
ph web pane biogas grande impero

Ogni anno più di un milione e mezzo di chili di pane evitano di finire tra i rifiuti e diventano energia rinnovabile e sostenibile. È il risultato ottenuto dall’azienda romana Grande Impero, che recupera le pagnotte invendute e le converte ogni giorno in biogas tramite un processo di digestione anaerobica. La materia organica viene sottoposta a una fermentazione rigorosamente controllata, svolta in assenza di ossigeno all’interno di impianti speciali equipaggiati con tecnologie avanzate. Le origini di questa realtà imprenditoriale risalgono al Novecento e a una lunga tradizione familiare nel settore del grano. Nel 1934 Giovanni Fancello diede inizio all’attività di panificazione, passando poi il testimone al figlio Taddeo e, in seguito, al nipote Stefano Fancello. Il marchio Grande Impero fu fondato ufficialmente nel 2007 da Wanda Camiglieri, madre dell’attuale responsabile dell’azienda, Antonella Rizzato. Dal 2013 Antonella segue lo sviluppo dell’intero progetto e diventa in breve tempo la principale figura imprenditoriale e amministratore delegato del gruppo Glamour Food Holding S.p.A.

Come il pane diventa nuova energia

«Destiniamo l’intero quantitativo di pane restituito dal mercato all’innovativo riutilizzo ecologico, impiegandolo anche per l’importante produzione del nostro biogas,» spiegano i vertici aziendali. Il recupero prende avvio con la raccolta del pane ritirato dalla rete di distribuzione commerciale. Il prodotto viene poi triturato e miscelato fino a ottenere una massa omogenea, caratterizzata da un’elevata presenza di amidi e carboidrati. Questo materiale alimenta i microrganismi presenti in un grande digestore chiuso, nel quale specifici batteri scompongono la materia organica senza ricorrere all’ossigeno. Nel corso della digestione viene prodotto un gas composto principalmente da metano, responsabile della componente energetica, e da piccole quantità di anidride carbonica. Il biogas può essere bruciato in un moderno cogeneratore, così da generare contemporaneamente l’energia elettrica e il calore utilizzati per rendere autonome altre lavorazioni industriali. In alternativa, gli impianti possono depurarlo e trasformarlo in biometano, destinato alla rete pubblica oppure utilizzabile direttamente come carburante ecologico.

I numeri del recupero e il valore degli scarti

I risultati confermano l’efficacia dell’iniziativa: ogni anno vengono recuperate 1.539 tonnellate di pane invenduto. Secondo i dati disponibili, questi 1.539.000 chili di materia consentono ai generatori di produrre una quantità di energia pari a circa 70.000 watt. Il ciclo non lascia inutilizzati nemmeno i residui della lavorazione, perché il materiale che resta dopo l’estrazione del gas energetico viene destinato a un nuovo impiego. Il residuo della digestione si trasforma infatti in un ammendante agricolo di grande valore, utilizzato dagli agricoltori per nutrire e arricchire i terreni nel rispetto di tutte le normative applicabili.

A cura della redazione

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