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Dove Volta scoprì il gas: la nuova centralina tecnologica di Angera

A 250 anni dall'individuazione dell'aria infiammabile, il territorio del Lago Maggiore si dota di sensori avanzati per la tutela dell'atmosfera

by Davide Cannata
Prof Luca Levrini e la targa al Tempio Voltiano ph press

Nel corso dell’autunno del 1776, tra il 3 e il 4 novembre, lo scienziato Alessandro Volta analizzava le acque stagnanti del Lago Maggiore nei pressi di Angera. Durante l’osservazione, il fisico comasco notò alcune bolle gassose risalire dai fondali e, dopo averne raccolto diversi campioni, ne testò la spiccata infiammabilità caratterizzata da una fiamma azzurra. L’inventore denominò quel gas sconosciuto “aria infiammabile delle paludi” per distinguerlo nettamente dall’idrogeno. Non si trattò di una semplice catalogazione, ma dell’atto iniziale di una svolta epocale: lo studioso ne sperimentò la combustione, previde le potenzialità energetiche della risorsa e diffuse la rilevante scoperta l’anno seguente nell’opera Lettere sull’aria infiammabile nativa delle paludi (1777).

A due secoli e mezzo da quello studio empirico basato su una rigorosa osservazione scientifica, la vicenda torna di grande attualità. In vista del bicentenario della scomparsa di Alessandro Volta, previsto per il 2027, il Comitato nazionale per le celebrazioni ha avanzato una proposta concreta al comune di Angera: installare esattamente nella zona dei primi esperimenti una centralina autonoma alimentata a batteria per il rilevamento e il monitoraggio continuo del metano presente nell’atmosfera.

Un presidio di monitoraggio ambientale e didattica per la cittadinanza

L’impianto, ideato come presidio permanente a tutela dell’ambiente e per la promozione della divulgazione pubblica, trasmetterà ad intervalli regolari i dati raccolti ad una piattaforma digitale liberamente fruibile dai cittadini. Il progetto si inserisce nel quadro delineato dalla “Dichiarazione di Angera per l’Azione sul Metano”, un documento presentato nel corso del simposio scientifico internazionale tenutosi presso il Joint Research Centre (JRC) di Ispra proprio in occasione delle commemorazioni per il 250° anniversario.

In merito al rilievo dell’iniziativa è intervenuto Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica e alla Transizione digitale: «A due secoli e mezzo da quella scoperta, il messaggio di Volta è ancora attuale: la ricerca è il punto di partenza dell’innovazione e uno strumento fondamentale per comprendere e affrontare le sfide del nostro tempo. Investire nella conoscenza significa creare le condizioni per nuove tecnologie, applicazioni e opportunità per il Paese. Oggi le tecnologie digitali, la sensoristica e la gestione dei dati consentono di compiere un ulteriore passo avanti: monitorare le concentrazioni di metano, raccogliere informazioni ambientali e renderle accessibili attraverso piattaforme pubbliche».

Il sottosegretario Alessio Butti ha inoltre sottolineato la valenza strategica dell’unione tra storia e innovazione: «Il progetto proposto dal Comitato va proprio in questa direzione: mettere l’innovazione tecnologica al servizio della conoscenza e della tutela dell’ambiente. Volta nel 1776 osservava e studiava il metano, oggi possiamo monitorarlo con strumenti digitali e dati accessibili. Cambiano le tecnologie, ma resta la stessa esigenza: conoscere meglio la realtà per affrontare con strumenti sempre più efficaci le sfide del futuro. La scienza di ieri incontra così gli strumenti di oggi per affrontare una delle grandi questioni del nostro tempo: il rapporto tra energia e ambiente. Ricordare Volta significa quindi valorizzare il contributo dell’innovazione alle grandi sfide del nostro tempo».

L’eredita scientifica voltiana per affrontare le sfide del presente

A spiegare il valore epistemologico del progetto è stato anche il professor Vincenzo Vespri, presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni voltiane: «La scoperta del metano racconta perfettamente il metodo di Volta: osservare un fenomeno, studiarlo e trasformarlo in conoscenza. È questa l’eredità voltiana che il Comitato vuole rendere attuale. Duecentocinquanta anni fa Volta apriva una nuova strada nella ricerca sui gas. Oggi il metano è ancora al centro di questioni decisive per l’approvvigionamento energetico e la lotta al cambiamento climatico. La ricorrenza diventa così un’occasione per riportare al centro il rapporto tra ricerca, approvvigionamento energetico, emissioni e cambiamento climatico. Per questo vogliamo utilizzare le tecnologie disponibili per continuare a studiare quel fenomeno proprio nei luoghi in cui lo scienziato lo osservò. La centralina può diventare uno strumento concreto di ricerca, divulgazione e conoscenza ambientale».

In un periodo segnato dai temi della transizione energetica e dalla lotta al cambiamento climatico, lo specchio d’acqua di Angera si appresta a confermare la propria vocazione scientifica, trasformando un traguardo storico del Settecento in un moderno strumento di difesa e conoscenza del territorio.

A cura della redazione

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