Home Daynews24Emergenza bagnini, l’estate mette in crisi le spiagge italiane

Emergenza bagnini, l’estate mette in crisi le spiagge italiane

La grave carenza di assistenti bagnanti e di personale stagionale minaccia l’apertura di numerosi stabilimenti balneari, alimenta timori per la sicurezza dei turisti e rischia di produrre pesanti conseguenze economiche per uno dei comparti più importanti dell’economia nazionale

by Nora Taylor
ph web bagnini

Con l’arrivo della stagione estiva, il comparto balneare italiano affronta una situazione particolarmente delicata. Molti stabilimenti presenti lungo le coste della Penisola faticano infatti a trovare personale stagionale e, soprattutto, assistenti bagnanti qualificati. Le organizzazioni che rappresentano il settore lanciano un forte segnale d’allarme, sottolineando sia le possibili ripercussioni economiche sia i rischi legati alla tutela dei bagnanti.

La normativa vigente impone la presenza di questa figura professionale per consentire l’attività delle strutture balneari. L’assenza degli assistenti bagnanti potrebbe quindi impedire l’apertura di numerosi stabilimenti, con effetti rilevanti su un settore che contribuisce in maniera significativa alla crescita del Prodotto Interno Lordo italiano.

Calo dei giovani e minore interesse per il lavoro stagionale

Alla base della carenza di personale emergono diversi fattori. Tra questi spicca il progressivo ridimensionamento della fascia giovanile compresa tra i 18 e i 25 anni, diminuita del 15% negli ultimi dieci anni. Questa trasformazione demografica riduce inevitabilmente il numero di candidati disponibili per le attività stagionali.

Molti giovani, inoltre, preferiscono occupazioni più stabili e continuative durante tutto l’anno, evitando impieghi che richiedono di lavorare nei mesi estivi. All’interno dello stesso comparto turistico, poi, la ristorazione esercita una forte attrazione grazie alle opportunità di guadagno aggiuntive offerte dalle mance.

Un cameriere può infatti incrementare sensibilmente il proprio reddito mensile, mentre l’assistente bagnanti deve affrontare responsabilità civili e penali particolarmente elevate, legate alla salvaguardia della vita umana in mare.

Stipendi adeguati ma pochi incentivi per una professione strategica

Secondo le organizzazioni sindacali, la retribuzione non rappresenta il principale ostacolo al reclutamento. I contratti collettivi nazionali garantiscono infatti compensi netti medi superiori a 1.600 euro al mese.

Il vero problema riguarda invece l’assenza di misure fiscali e normative capaci di valorizzare una professione che svolge un ruolo essenziale per la collettività. La mancanza di incentivi concreti riduce l’attrattività di un mestiere che richiede preparazione, attenzione costante e grande senso di responsabilità.

I dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità mostrano chiaramente la rilevanza del tema. Ogni anno, in Italia, gli episodi di annegamento provocano circa 350 vittime. Le analisi evidenziano inoltre una maggiore incidenza dei casi nelle spiagge libere rispetto agli stabilimenti attrezzati, dove il presidio degli assistenti bagnanti garantisce controlli continui e interventi tempestivi.

Formazione specialistica e difficoltà nel reperire personale

L’assistente bagnanti non rappresenta una semplice figura stagionale, ma un professionista che deve affrontare un percorso formativo specifico. Per ottenere l’abilitazione professionale, i candidati devono frequentare corsi che prevedono almeno 100 ore di preparazione teorica e pratica, per poi conseguire l’autorizzazione rilasciata dalle Capitanerie di Porto.

Per sopperire alla carenza di personale, numerosi imprenditori del settore balneare cercano di assumere circa 5.000 lavoratori provenienti dall’estero. Tuttavia, procedure amministrative particolarmente lunghe rallentano il processo e richiedono spesso oltre 90 giorni prima del completamento delle pratiche.

Le associazioni di categoria chiedono da tempo l’introduzione di agevolazioni specifiche, come un titolo preferenziale nei concorsi pubblici per chi svolge questa attività. Fino a oggi, però, il Governo non ha ancora fornito risposte definitive alle richieste avanzate dal comparto.

Le critiche alla riforma e gli effetti sul rilascio dei brevetti

Le difficoltà del settore si sono intensificate anche dopo l’entrata in vigore del Decreto Ministeriale 85 del 2024, una riforma che ha suscitato numerose contestazioni tra gli operatori balneari.

Le nuove regole hanno concentrato il sistema delle autorizzazioni, causando una significativa diminuzione del numero di nuovi brevetti rilasciati e un incremento dei costi necessari per completare la formazione professionale.

La normativa ha inoltre fissato a 18 anni l’età minima per accedere al lavoro, escludendo migliaia di giovani che in passato contribuivano alla copertura del fabbisogno estivo durante i mesi di luglio e agosto.

Per evitare conseguenze ancora più pesanti sul tessuto economico locale, numerose amministrazioni costiere hanno introdotto provvedimenti straordinari che consentono ai diciassettenni di svolgere attività di sorveglianza lungo i litorali. L’obiettivo consiste nel garantire l’operatività delle imprese balneari, tutelare la sicurezza dei bagnanti e scongiurare ulteriori difficoltà per il turismo italiano.

A cura di Nora Taylor
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