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Farmaci anti-obesità: gli effetti a lungo termine sul corpo

L'analisi della Dr.ssa Cristina Tomasi mette in guardia dalla perdita di massa magra e dal rischio sarcopenia: fino al 40% del peso eliminato non è grasso, sollevando interrogativi cruciali sulla tenuta del metabolismo e della forza fisica nel tempo

by Davide Cannata
Farmaci GLP1 agonisti ph Press

Negli ultimi anni il contrasto al diabete di tipo 2 e all’obesità ha vissuto una profonda svolta grazie agli agonisti del recettore del GLP-1, che includono molecole quali semaglutide, liraglutide e tirzepatide. Tali presidi hanno evidenziato un’efficacia mai vista prima nell’attivare una marcata riduzione ponderale e nel migliorare gli indici metabolici. Tuttavia, intorno a queste terapie si è innescata una pericolosa deriva che le riduce a scorciatoie estetiche per lo star system, con un impiego alimentato dal fai-da-te, dai social media e da un diffuso mercato clandestino.

Dr. Cristina Tomasi ph Press

Dr. Cristina Tomasi ph Press

Sulla questione è intervenuta con un preciso avvertimento la Dr.ssa Cristina Tomasi, specialista in medicina interna e human metabolist: «Non sono integratori, ma farmaci metabolici potentissimi. Il fai-da-te e l’emulazione rischiano di compromettere il metabolismo e causare un forte deperimento muscolare, con conseguenze severe su sistema immunitario, forza fisica e affaticamento cronico».

Il dibattito scientifico mette oggi al centro la qualità della massa corporea eliminata. L’analisi dei principali test clinici conferma che una quota rilevante dei chili persi intacca la massa magra anziché i depositi adiposi. Nello specifico, lo studio registrativo STEP 1 dedicato al semaglutide ha registrato una perdita di massa magra pari a circa il 40% del calo totale, mentre la ricerca SURMOUNT-1 sul tirzepatide ha rilevato un valore vicino al 25%. Le criticità si accentuano all’interruzione del trattamento: l’estensione dello studio STEP 1 ha evidenziato che, a un anno dalla sospensione, i soggetti riacquistano all’incirca due terzi del peso di partenza, accumulando soprattutto massa grassa qualora il tessuto muscolare sia stato intaccato.

Come sottolinea la Dr.ssa Tomasi: «Se durante il dimagrimento è stata sacrificata massa muscolare, il peso recuperato è prevalentemente tessuto adiposo». L’esperta chiarisce inoltre: «È il paradosso che ci attende: persone più leggere, ma con meno forza, un metabolismo meno efficiente e una maggiore fragilità. Se questi farmaci verranno usati come semplice strumento per perdere peso, senza educazione alimentare, esercizio e monitoraggio della composizione corporea, tra cinque o dieci anni avremo una popolazione più magra ma più fragile e sarcopenica. Non è un’ipotesi teorica: è una conseguenza biologicamente prevedibile». Il muscolo, ricorda la specialista, svolge una funzione essenziale: «Il muscolo non è estetica: è uno dei principali organi metabolici. È il più importante deposito di glucosio, mantiene la sensibilità all’insulina e protegge dalla fragilità con l’avanzare dell’età. Quando si perde muscolo insieme al grasso, la bilancia migliora ma il metabolismo diventa più vulnerabile».

Proiezioni di mercato, espansione del traffico illecito e condizionamento mediatico

Il settore economico collegato a questi prodotti sta vivendo un’espansione imponente. Secondo le stime diffuse da Morgan Stanley Research, il valore globale dei farmaci per il calo ponderale toccherà i 200 miliardi di dollari entro il 2035, segnando un incremento del 141% rispetto alle cifre attuali. Sul fronte statunitense, le analisi di JP Morgan Global Research indicano che i pazienti in cura con agonisti del GLP-1 saliranno dai circa 10 milioni del 2025 a un totale compreso tra 25 e 30 milioni entro il 2030 negli Stati Uniti.

Parallelamente alla crescita del canale legale si registra un incremento del mercato illecito. La European Medicines Agency (EMA) ha segnalato la presenza in rete di lotti non autorizzati o contraffatti diffusi su portali ingannevoli e canali social, commercializzati senza requisiti di tracciabilità, qualità o dosaggio, con rischi di inefficacia ed effetti collaterali gravi. In parallelo, la MHRA, autorità regolatoria del Regno Unito, ha reso noto che nel solo 2025 sono state sequestrate quasi 20 milioni di dosi di medicinali illegali per un valore di circa 45 milioni di sterline, a cui si aggiungono oltre 81.000 dosi di prodotti GLP-1 intercettate nell’ultimo triennio.

A rendere ordinario l’uso del farmaco concorre anche il racconto dei media e dei personaggi pubblici. Un esempio è rappresentato dalla campionessa di tennis Serena Williams, testimonial di una piattaforma di telemedicina per illustrare la propria esperienza di dimagrimento tramite un agonista del GLP-1. In merito a tali narrazioni, la dottoressa Tomasi esprime forti perplessità: «Messaggi di questo tipo sono, a mio avviso, pericolosi. Trasformano un farmaco metabolico potentissimo in un accessorio di stile di vita, in una promessa di risultato facile e immediato. Milioni di persone li recepiscono come un via libera, dimenticando che dietro ogni testimonial c’è — o dovrebbe esserci — un percorso medico controllato che il pubblico non vede».

Formulazioni in pillola, lacune scientifiche e pilastri per la salute metabolica

L’accessibilità a queste cure è destinata ad amplificarsi a seguito del via libera dato dalla Commissione europea alla vendita della prima versione orale di un agonista del recettore GLP-1. Se l’iniezione frenava gli abusi involontari, l’avvento della compressa rischia di favorire l’idea del prodotto fai-da-te. A questo proposito la dottoressa Tomasi nota: «La pillola rischia di far percepire queste molecole come una scorciatoia per dimagrire. Non stiamo parlando di una vitamina: sono farmaci che modificano profondamente la fisiologia dell’organismo e vanno prescritti solo all’interno di un percorso medico strutturato».

I punti d’ombra trovano conferme nella letteratura scientifica. Una revisione sistematica apparsa nel 2026 sulla rivista Obesity Reviews, condotta su 417 studi clinici relativi alle terapie incretiniche, ha messo in luce rilevanti carenze informative: meno del 20% delle ricerche ha raccolto dati strutturati sulle abitudini alimentari o sullo stato nutrizionale, mentre meno del 5% ha indagato parametri quali la salute delle ossa, l’apporto di micronutrienti o la funzionalità fisica generale. Come osserva la Dr.ssa Tomasi: «Sappiamo benissimo quanto peso fanno perdere, ma sappiamo ancora troppo poco su ciò che accade all’organismo nel lungo periodo. Ecco perché il fai-da-te è un rischio enorme: stiamo usando su larga scala farmaci straordinari mentre molte delle risposte più importanti devono ancora arrivare».

Pur definendo questo approccio «una delle più importanti innovazioni terapeutiche degli ultimi decenni», la dottoressa Tomasi insiste sulla necessità di affiancare alla terapia due capisaldi inderogabili fin dall’inizio:

  • Nutrizione mirata: assicurare un apporto di proteine pari ad almeno 1,5 grammi per chilogrammo di peso corporeo ideale al giorno, con alimenti ad alto valore biologico bilanciati nella giornata.
  • Esercizio contro resistenza (forza): svolgere almeno due o tre allenamenti a settimana dedicati ai principali gruppi muscolari, abbinati al controllo periodico della struttura corporea. L’esperta sottolinea infatti che: «Camminare fa bene, ma non basta a contrastare il catabolismo muscolare: il muscolo si conserva solo se viene nutrito e stimolato».

L’intervento contro l’obesità non può fermarsi all’assunzione della terapia. La Dr.ssa Cristina Tomasi conclude: «Il futuro della cura dell’obesità non può essere soltanto farmacologico: deve essere metabolico. Il farmaco apre una porta, ma sono alimentazione, movimento ed educazione del paziente a mantenerla aperta. Perdere peso è relativamente semplice; preservare muscolo, forza e salute metabolica è la vera sfida. È questo che farà la differenza tra un dimagrimento temporaneo e una salute duratura».

A cura della redazione

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