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Guida notturna: il segreto per non correre più rischi

Le case automobilistiche e i centri di ricerca uniscono le forze per creare un ambiente di guida sempre più protetto e intelligente

by Davide Cannata
colpo di sonno alla guida ph ai

Di Davide Cannata

La sonnolenza al volante è uno dei nemici più subdoli della sicurezza stradale. Si insinua lentamente, quasi senza farsi notare. Un istante sei alla guida con lucidità, quello dopo le palpebre si appesantiscono, l’attenzione diminuisce e il pericolo cresce in modo esponenziale.

Per questo, negli ultimi anni, i sistemi anti-sonno alla guida sono diventati una delle frontiere più rilevanti dell’innovazione automobilistica. Dalle prime tecnologie integrate nei veicoli ai più recenti software predittivi sviluppati in ambito accademico, stiamo vivendo una vera evoluzione tecnologica che potrebbe ridefinire il concetto stesso di sicurezza stradale.

In questo articolo ti accompagno lungo questo percorso evolutivo, fino ad arrivare alla straordinaria novità sperimentata al Politecnico di Torino: una tecnologia che – secondo quanto riportato da RaiNews – promette di anticipare il colpo di sonno prima ancora che si manifesti.

I sistemi integrati nei veicoli (ADAS)

Le prime risposte tecnologiche al problema del colpo di sonno sono arrivate con gli ADAS (Advanced Driver Assistance Systems), ovvero i sistemi di assistenza avanzata alla guida integrati nei veicoli di nuova generazione.

Marchi come Bosch e Volkswagen impiegano sensori che analizzano il comportamento dello sterzo e l’uso dei pedali per individuare anomalie legate alla stanchezza. Altri sistemi utilizzano telecamere interne per monitorare la frequenza di chiusura delle palpebre.

Quando la condotta del conducente si discosta dai parametri iniziali, il sistema attiva un avviso acustico o visivo che invita a fermarsi per una pausa.

In situazioni estreme, l’Emergency Assist (presente su alcuni modelli Subaru e Volkswagen) può persino rallentare e arrestare il veicolo in sicurezza se il guidatore non reagisce agli alert.

È un primo traguardo importante, ma il limite è evidente: il sistema interviene quando la stanchezza è già in corso.

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